HIPSTER-MANIA, VIAGGIO NEL MONDO HIPSTER: etimologia, stili di vita e riflessioni

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ETIMOLOGIA DELLA PAROLA E UTILIZZO

La parola è formata da hip ‘aggiornato, all’ultima moda, moderno con il suffisso –ster che serve in inglese a indicare l’agente, chi fa qualcosa. Quindi il significato nell’insieme diventa ‘chi si tiene aggiornato, all’ultima moda, chi segue la moda’, tipo di ‘giovane anticonformista, caratterizzato da un particolare look fatto di capi d’abbigliamento della moda della seconda metà del Novecento con alcuni tratti di novità (occhialoni da vista, cappellino con visiera alzata)’.

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Termine proprio della beat generation diffuso dal saggio Il negro bianco di Norman Mailer (1957) che ha spiegato – come già notò Italo Calvino (I Beatniks e il «sistema», 1962) – “chi è e che cosa vuole l’esistenzialista americano, lo hipster, l’uomo che vive nella presenza continua della catastrofe atomica, il bianco che s’identifica con la condizione perpetua di pericolo e di violenza in cui finora sono vissuti i negri, con il jazz come musica dell’orgasmo, il poeta che s’identifica con lo psicopatico, con il delinquente minorile, con il torero, con il santo e il mistico che vive per la morte…”. Hipster era già usato in America negli anni ’40 e ’50 per indicare un appassionato di jazz, ostentatamente indifferente alla politica e alla carriera e attratto dalle novità della moda più informale; dalla sua corruzione ha avuto origine hippy(‘personaggio speciale’, ‘tipo giusto’).

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Recentemente ha avuto un rilancio per indicare giovani tendenzialmente disinteressati alla politica e con velleità fortemente anticonformiste che si riconoscono per atteggiamenti stravaganti e abbigliamento eccentrico e variopinto. In italiano hipster, insieme al derivato hipsterism (di cui si registra anche la forma italianizzata hipsterismo), era già stato segnalato tra i neologismi nel 1987 da Claudio Quarantotto (nel Dizionario del nuovo italiano, Milano, Mondadori) con la seguente definizione: “È il ribelle, l’anticonformista, il capellone (o aspirante capellone), il beat, il bruciato, l’apocalittico degli anni ’50. È chi rifiuta l’integrazione nella società in cui vive”.

IL MANUALE  DELL’HIPSTER PERFETTO: CIBO, HOBBIES, MUSICA, STILI DI VITA

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Vestiti. Indossa magliette stencilate, cappelli di paglia a tesa corta, felpe larghe, cardigan, All Star alte, Vans nere sfondate; è esperto di sneakers ma ha un calzolaio di fiducia per le calzature stringate vecchio stile. Camicie da boscaiolo, berretto di lana, giacca con le toppe sui gomiti. I pantaloni devono essere rigorosamente attillati, più che a sigaretta, con l’immancabile risvoltino sulla caviglia. Non esce mai senza la sua borsa a tracolla.

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Look. Lo si riconosce soprattutto da quel che ha al suo viso: baffi semplici o arricciati, più folti che alla siciliana, barba da pioniere ottocentesco americano. Gli occhiali sono importantissimi, enormi dalle montature antiche, dal primo Novecento agli anni Ottanta anche se di solito – è inutile dirlo – l’oggetto è del tutto superfluo: l’hipster ci vede benissimo. Taglio di capelli asimmetrici come se il barbiere fosse ubriaco, anche se di solito dal barbiere non ci va preferendo l’amico di fiducia o un autoscalpo davanti allo specchio.

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Mangiare. L’hipster ama fare la spesa ma solo di cibo organico, a chilometro zero, bio, senza grassi aggiunti e il più naturale possibile. Sa riconoscere a naso se un petto di pollo viene da un animale cresciuto in batteria o libero di scorrazzare nei campi. Non disdegna comunque le più perfide porcate del cibo di strada, Mc Donald compreso, anche se non lo dice in giro, perché non fa fico.

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Bere. Beve sambuca e birra, ma rigorasamente se artigianale e possibilmente introvabile. Ama la pancetta tipica del bevitore di bionde. Il Jack Daniel’s è un must, così come lo Jager.

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Passatempi. I social, innazitutto i social network. Da consultare solo con un Mac Book ultimo modello o fuori casa con un Iphone per taggare le foto su Istangram. Bandito dal mondo dell’elettronica ogni cosa che non abbia appiccicata una mela con un morso. Quindi arte, cinema skateboard, sesso ma estremo.

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Musica. Qualsiasi, di ogni tipo a patto che – come tutto il resto – non sia mainstream. Il più possibile sconosciuta come il flamenco cecoslovacco, il valzer guatemalteco e la mazurka filippina. L’importante è che alla fine il nostro possa dire: ve l’ho fatto conoscere io.

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Sport. Assoultamente nessuno, tranne cavalcare la bici appena riparata, si intende.

Locali. Vintage, appena aperti, di amici degli amici e di conoscenti; stracolmi di oggetti da rigattiere anni settanta, messi a posto, riutilizzati, verniciati, ma non troppo.

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RIFLESSIONI….

Leggendo questa breve ma intensa ontologia sul mondo Hipster vi sarete fatti un’idea di questi strani personaggi che si aggirano per le nostre città; spesso barbuti, malvestiti agli occhi dei più morigerati, stravaganti.

In realtà, il mondo Hipster è un ricco di contraddizioni al suo interno. Gli Hipster si schierano contro le logiche mainstream, ma guai a privarli di un dispositivo Apple; mangiano sano(molti sono vegani) ma non disdegnano alcol e sigarette( droghe q.b).

Come tutti i movimenti che amano definirsi “anticonformisti”, portatori di “controcultura” rischiano, inconsapevolmente, di autoghettizzarsi creando così degli stereotipi all’interno della stessa minoranza.

E allora, dove è andato a finire lo spirito neorivoluzionario di opposizione al sistema, se in realtà gli Hipster, come gli Emo o lo stesso movimento Punk, alla fine dei giochi hanno generato a loro volta un sistema standardizzato?

Risultano interessanti i motivi di fondo che hanno scatenato la nascita di questo stile: rifiuto delle logiche del mercato di massa, disinteresse nei confronti della politica, libertà sessuale. Tuttavia, pochi hanno sposato fattivamente questi ideali e molti giovani si limitano ad atteggiamenti filohipsteriani sfoggiando capi, occhiali, scarpe e borsette solo perchè “fa figo”.

Non ci resta che aspettare la nascita di un nuovo movimento, d’altronde: SO RAGAAAAAAZZI!

Fonte:

Accademia della Crusca

Ilfioredelmale.com

A cura di Salvatore Giannavola

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1 thought on “HIPSTER-MANIA, VIAGGIO NEL MONDO HIPSTER: etimologia, stili di vita e riflessioni

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