Il Nuovo Medioevo della salute pubblica nazionale: la scienza e i vaccini

A cura di Mattia Cammarata e Salvatore Giannavola

Nelle ultime settimane abbiamo analizzato le caratteristiche, i sintomi e rischi per la salute di alcune delle forme virali più diffuse oggi in Italia. Come ben sappiamo, dati del Ministero della Salute alla mano, in questi primi mesi del 2017, abbiamo assistito ad un aumento vertiginoso dei soggetti che hanno contratto forme virali comuni che fino a pochi anni fa non costituivano alcun pericolo. Oggi però, ci troviamo in uno scenario surreale in cui le opinioni prevalgono sugli studi scientifici divenendo verità dei più.

In Italia nell’ultimo anno si sono registrati 1.387 casi di morbillo. Dei 6.186 casi registrati in tutta la regione europea, quelli italiani rappresentano da soli oltre il 22% del totale, il numero più alto in Europa, secondo solo al dato della Romania e ben superiore a quello degli altri paesi. Sono solo alcuni dei più recenti dati che verranno diffusi durante la settimana mondiale dell’immunizzazione che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) promuove da oggi fino al 30 aprile. (Repubblica.it 24-aprile-2017)

Nel contesto di questi ultimi dati globali sull’incidenza delle principali malattie prevenibili dai vaccini nel periodo marzo 2016 – febbraio 2017, risulta allarmante il rapido aumento dei casi italiani di morbillo: si passa dai 265 a gennaio 2017 ai 419 registrati a febbraio. A dicembre 2016 erano 90, a novembre 84, 76 a ottobre, 56 a settembre. Durante tutto il 2016 le persone contagiate erano state ‘appena’ 844. (Repubblica.it 24-aprile-2017)

Dopo aver intervistato il Signor Morbillo, Mr Papilloma e il Rappresentante delle Meningiti, oggi vi proponiamo un’analisi, realizzata da Mattia Cammarata, che ci aiuterà a capire qual è effettivamente la presa di posizione della scienza rispetto alle correlazioni vaccini-handicap permanenti.

E’ vero che i vaccini possono causare danni permanenti alla salute?

I vaccini funzionano molto bene, tanto che le malattie che prevengono sono diventate sempre più rare, così da farli sembrare superflui.

Ma c’è un però, giusto?

Dobbiamo però ricordare che, con esclusione del vaiolo per cui non si vaccina più, molte malattie non sono ancora state debellate ed è perciò molto rischioso diminuire l’attenzione o mettere in dubbio l’utilità delle vaccinazioni, come succede quando si sottolineano solo gli effetti avversi sempre più rari.

Per comprendere gli effetti positivi dei vaccini basta citare qualche dato:

  • La Poliomelite fu registrata per la prima volta in forma epidemica nell’Europa di inizio del XIX secolo e poco dopo negli Stati Uniti, la diffusione della malattia ha raggiunto un picco negli States nel 1952 con oltre 21mila casi registrati. In Italia, nel 1958, furono notificati oltre 8mila casi. Ad oggi, grazie ai vaccini, la poliomielite è stata quasi eradicata completamente: a livello mondiale da circa 350 mila casi registrati nel 1988 a 1.652 casi del 2007, sino al minimo storico di 223 casi nel 2012. L’ultimo caso americano risale al 1979, mentre nel nostro paese è stato notificato nel 1982.
  • Il Vaiolo fu il caso di maggior successo delle campagne di vaccinazione. Una malattia, causata la virus Variola, che nel 30% dei casi risulta fatale. Il vaiolo oggi non esiste più nel mondo. E’ scomparso definitivamente nel 1979, data nella quale è stata decretata la sua eradicazione. Eppure, sul finire degli anni ’60, il vaiolo era ancora endemico in 31 paesi del mondo causando la morte di quasi 2 milioni di persone all’anno.
  • Anche per la Meningite sono stati fatti notevoli passi avanti, al contrario di ciò che si potrebbe pensare. Nei paesi in cui è stato introdotto il vaccino contro il meningococco di gruppo C, i casi provocati da questo patogeno sono diminuiti considerevolmente.

Potremmo fare tanti altri esempi ma risulterà sempre un rapporto beneficio/rischio nettamente a favore delle vaccinazioni.

È vero che in rarissimi casi si sono verificate reazioni avverse, è una probabilità che si può riscontrare con qualsiasi farmaco; ma non si può pensare  di non dover vaccinare il proprio figlio a causa di una rara possibilità, neanche ben documentata, quando invece sappiamo abbastanza sulle conseguenze irreversibili e letali di una meningite, della poliomelite, del morbillo.

Vaccini e Autismo: la smentita

La correlazione vaccino/autismo non è stata provata in alcun modo dal mondo scientifico. Lo studio del 1998 che ha lanciato l’allarme su una possibile associazione tra il vaccino contro morbillo-parotite-rosolia MPR (measles-mumps-rubella, MMR) e autismo è stato giudicato a posteriori gravemente fallace, tanto che l’articolo è stato ritirato dalla rivista che l’aveva pubblicato. Purtroppo, la sua pubblicazione aveva generato un tale panico da condurre a un calo delle coperture vaccinali e di conseguenza a epidemie di queste malattie. Non c’è comunque prova di un legame tra vaccino MPR e autismo o disturbi dello spettro autistico.

Ma allora, se è la scienza a dire che non c’è correlazione tra vaccino e autismo, perchè l’opionione pubblica si affanna a discutere di questi temi?

Non basterebbe di certo lo spazio di un articolo per spiegare le cause di questo fenomeno che sta affliggendo il popolo italiano. Noi riteniamo che sia colpa di un sistema di media, social e movimenti politici che stanno strumentalizzando un argomento fin ora ritenuto intoccabile, per fini ignobili (qualche voto in più, maggiore importanza mediatica).

Il Nuovo Medioevo della salute nazionale

E’ come se stessimo vivendo una nuova fase storica e sociale, un nuovo medioevo, il tramonto della globalizzazione e una nuova forma di no-global: gli anti-vaccinazioni, i vegani “aggressivi”, i bigotti che difendono la famiglia “tradizionale” stando in piedi e leggendo nelle piazze.

In tutto questo trambusto è necessaria un’informazione corretta, che basandosi su fonti sicure rassicuri il genitore e lo invogli a vaccinare il proprio figlio. Non è facile, qualcuno potrebbe già ritenere questo articolo, scritto da giovani studenti, frutto della campagna di marketing delle case farmaceutiche e dei governi.

Da questa immagine è possibile notare come negli anni molte patologie, se non debellate, hanno visto diminuire sensibilmente il loro tasso d’incidenza.

Compito del medico e del giornalista deve essere quindi avvisare il paziente, porlo davanti a un bivio: una malattia, grave, potenzialmente letale, infettiva, o un vaccino, che in rari casi può dare effetti collaterali (vasculiti, encefaliti, febbre, neurite) curabili?

La risposta è ovvia, è il modo in cui si pone che condiziona il paziente. Il problema sta nella comunicazione del rapporto beneficio/rischio, troppe volte sbilanciata a favore del rischio.

Fonti consultate

Epicentro

Fondazione Veronesi

Agenzia Farmaco

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