vasco brondi le luci della centrale elettrica

“Le ultime Luci di Roma” | Live Report Indie Italia Mag

A cura di Marco Loop

Il tour nei teatri che ripercorre la discografia di Vasco Brondi sta volgendo al termine e alcune città hanno già avuto modo di salutare il cantautore Ferrarese. Il suo pubblico sta pian piano acquisendo la consapevolezza che non lo rivedrà più su un palco, almeno con le “Luci”, come da lui stesso annunciato.

E venerdì scorso, presso l’Auditorium Conciliazione è, per l’appunto, andato in scena l’ultimo concerto a Roma delle Luci della Centrale Elettrica. Ad aprire la serata, quasi in sordina, il bravissimo Lucio Corsi. Il cantautore toscano canta quattro pezzi da i quali si capiscono i motivi per i quali Vasco Brondi lo ha scelto per aprire i concerti di questo tour.

Dopo l’esibizione d’apertura la sala è ormai piena, l’atmosfera è trepidante, quasi solenne. In Galleria si intravedono anche alcuni volti noti della TV, a dimostrazione di come le liriche di Vasco Brondi, nel corso del tempo, siano state apprezzate in maniera trasversale.  Ad un tratto cala il buio in sala e finalmente, si accendono Le Luci.

La band è nella classica formazione che ha suonato durante questo tour: Rodrigo d’Erasmo al violino e al piano, Andrea Faccioli alla chitarra, Gabriele Lazzarotti al basso, Daniela Savoldi al violoncello, Anselmo Lusi alla batteria e percussioni e, naturalmente, Vasco Brondi. “Coprifuoco”, secondo singolo estratto dall’ultimo lavoro delle Luci, apre una scaletta che alla fine conterà ventitrè canzoni che ripercorrono l’intera discografia di Vasco Brondi, dagli esordi di “Canzoni da spiaggia detrupata” arrivando fino a “Mistica”, singolo prodotto in occasione dell’usicta del doppio disco che raccoglie i 10 anni di carriera delle Luci. Trova spazio anche un inevitabile tributo ai CCCP, con una toccante versione di “Amandoti”. Vasco vuole parlare, raccontare, comunicare. Condividere emozioni attraverso un flusso di parole, siano esse coscienti o meno.

E così, dopo i primi brani, propone alcune poesie di Roberto Bolano, scrittore cileno emigrato poi in Spagna. Ed attraverso i versi del poeta sudamericano, che narrano di sogni; di partenze e di viaggi, riesce a creare quel filo conduttore emozionale che, per le oltre due ore di concerto, lega fra di loro tutte le canzoni regalando un senso più profondo a quest’ultima esibizione romana. Le luci della centrale elettrica hanno regalato visoni oniriche della realtà e con questo commiato anche Vasco Brondi sta partendo per il suo personalissimo viaggio. Tra grandi classici ed altri estratti dall’ultimo disco, Vasco racconta anche di come, ormai oltre dieci anni fa, Le luci della centrale elettrica divenne il nome del suo progetto.

E in realtà ci confessa che non c’è un vero e proprio motivo, se non il fine evocativo. Torna alle origini. Con le parole e con la musica. Nel viaggio che ci proporne in questo live nei teatri, è prevista ovviamente, anche una tappa agli esordi. Vasco imbraccia la chitarra da solo e propone due brani estratti dal suo primo disco e per un attimo si ha la sensazione di essere tornati davvero indietro di una decina di anni. Rientra il resto della band, e la scaletta scorre tra il passato ed il presente in maniera armonica, fluida. Scrivendo l’ultima parte del viaggio delle Luci ed allo stesso tempo, rievocando la strada già percorsa. Non solo la musica, ma anche e soprattutto le parole sono sempre state fondamentali nel modo di comunicare di Vasco Brondi. E prima di chiudere ci regala i suoi “ringraziamenti e ricordi sparsi”, che nient’altro sono che ricordi buttati giù in ordine sparso, legati agli anni passati con Le luci”, perché “tutti i momenti sono potenzialmente indimenticabili”.

E così ci racconta dei suoi ricordi personali e ci fa emozionare per la potenza evocativa che riesce ad infondere nel suo comunicare: Ricorda la madre che lo andava a vedere di nascosto; dei viaggi da solo con chitarra ed il computer; dell’incontro con grandi personaggi come Battiato o Lolli; del suo sogno realizzato di cantare con Manuel Agnelli; degli insulti e le critiche feroci e di come non gli facciano più alcun effetto; e di come, citando testualmente le sue parole, “alla fine di un concerto a Roma, sono andato sul bordo del palco per ringraziare il pubblico. Quando si è accesa la luce su di me, li davanti è scoppiato un boato che mi ha spostato indietro e per un centesimo di secondo ha riempito lo spazio vuoto che ho sempre dentro e che genera canzoni”.

Il concerto si chiude con tutta la Band che senza alcuna amplificazione suona, in una atmosfera commovente, “Questo scontro tranquillo”.  Chiosa migliore probabilmente non poteva esserci perché, sicuramente, Vasco arriverà “felice da fare schifo”. Qualsiasi sia la destinazione di questo suo nuovo viaggio. Anche se, purtroppo, Le Luci saranno spente. Le emozioni che ci hanno regalato però rimarranno tesoro nella memoria della generazione che ha vissuto proprio con Le luci della centrale elettrica l’inizio e lo sviluppo di quel movimento che viene (a volte impropriamente) definito “indie”.

Ed ora con questo addio, segnano per quella stessa generazione, la fine di un’epoca.

Grazie Vasco.
Alla fine, qualcosa ce lo hai raccontato di quei cazzo di anni zero.

Di seguito le date del tour de Le luci della centrale elettrica

le luci della centrale elettrica