Kaos India | Intervista e Recensione Nuovo Album “WAVE” | Indie Italia Mag

Di Tommaso Lunardi

WAVE, l’ultimo album dei Kaos India, band alternative rock modenese, è disponibile sulle piattaforme digitali dal 2 di febbraio. Il progetto nasce dalla volontà del quartetto di mettere su musica una vita in divenire.

Il risultato è un album a dir poco esplosivo, molto melodico ma con una carica di energia non indifferente. La tematica centrale di questo LP, è il cambiamento. 

Se dovessi descriverlo attraverso una metafora vi inviterei ad immaginare di passeggiare sul bagnasciuga al crepuscolo, il sole è tramontato ma la luce non ha ancora ceduto completamente al buio” (Matt, cantante della band). Sta a noi, poi, lasciarci accarezzare dalle onde del mare calmo o, come nel caso del nostro animo, farci percuotere dall’impeto e dalla forza delle onde.

Nella vita, infatti, ci sono anche momenti difficili, duri dai quali noi scappiamo ma che, in realtà, dovremmo solo imparare a combattere e resistere.

Il sound dell’album è un alternative rock vicino al garage/grunge dei Nirvana ma molto più melodico simile al rock degli ultimi Arctic Monkeys. Il primo singolo “Don’t stop” è ritmato, potente e caratterizzato da un alternarsi di riff leggeri ad altri più potenti. I bridge collegano il clean della strofa alla distorsione nel ritornello. “Don’t stop feeling, don’t stop breathing, don’t stop thinking and wondering” canta il ritornello, un inno a non smettere di cercare di essere quello che vogliamo essere.

Who needs Who” è un pezzo dalle sonorità vicine al pop punk con riff melodici che vanno in crescendo con un martellante basso di sottofondo. La canzone non “esplode” mai di energia ma contiene sempre il sound.

Dopo “Half”, dal ritmo più soft rock, passiamo al britpop di “Eyes”. Più vicino al new wave è “Close”, tuttavia, non si può non apprezzare l’assolo davvero molto melodico e ben riuscito. Dopo tutto questo sound melodico, “Burn Away” è il tocco di rock di cui necessitavamo. Punk rock e alternative rock si mischiano in questo pezzo dalla batteria precisa come un metronomo e riff di chitarra aggressivo al punto giusto.

L’album termina con quattro pezzi dal già citato sound new wave. Un sound che potrebbe risultare pesante ma che, grazie al tocco “sporco” del rock diventa tutto tranne che noioso.

INTERVISTANDO I KAOS INDIA

Quali sono state le vostre influenze per questo album ?

Le principali influenze che ci hanno guidato durante la composizione sono quelle di Kings Of Leon, Arctic Monkeys, Stereophonics, Oasis e  The 1975.

“Don’t stop” è uno dei brani preferiti dai fan, come è nata l’idea di scrivere un pezzo così incisivo?

Il brano “Don’t Stop” nasce da un’esigenza della band di comunicare a se stessa il messaggio “NON MOLLARE”, era un periodo della nostra vista musicale molto difficile, non riuscivamo a trovare ingaggi per concerti e gli addetti al settore non sembravano apprezzare la nostra musica, quindi ci siamo detti “Anche se stiamo nuotando in un mare di merda non dobbiamo mollare” e poi i fatti ci hanno dato ragione. Questo brano di solito lo dedichiamo a tutti quelli che si trovano in una situazione simile nella loro vita, non per forza in ambito musicale.

Come definite il vostro sound ? Vicino al rock alternativo o al new wave ?

Auto-definirsi è molto strano, facciamo ciò che ci viene e non ci precludiamo nessuna sonorità, in ogni caso pensiamo che l’album WAVE abbia sonorità molto vicine all’alternative/indie rock di stampo britannico.

E’ previsto un tour per questo album?

Si, siamo già in tour, per ora in tutto il nord-italia ma speriamo di raggiungere anche il centro-sud e magari qualche località estera.

Qual è stato il pezzo sul quale avete lavorato di più o quello di cui siete più soddisfatti ?

The Void è una composizione molto particolare, era già inclusa nel nostro disco precendente ma l’abbiamo stravolta. Non pensavamo fosse possibile migliorarla in questo modo ma il nostro produttore Pietro Foresti la prima volta che l’ha sentita ne è rimasto entustiasta ed ha voluto lavorarci assolutamente, grande Pietro, aveva proprio ragione, il risultato ottenuto su questo pezzo è fantastico.

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