L’anarchia narrativa del duo Another Sunny Date | Intervista

Un duo pop oltre ogni omologazione stilistica: per Manuela Tacconelli e Germana Falcone la musica ed il suo processo creativo è semplicemente pura libertà.

Dalla fusione del background elettronico della prima, cantautrice e compositrice, e quello indie della seconda, autrice dei testi e vocalist, nel 2019 nasce sullo sfondo di Bali il progetto Another Sunny Date.

Durante il periodo di lockdown lavorano ai loro brani pubblicando prima il singolo Domenica ed il 20 ottobre scorso Ame Douce.

INTERVISTANDO ANOTHER SUNNY DATE

Bali: le sue spiagge, il suo mare, la sua gente ed il suo sole. Quanto vi sentite legate all’isola che ha dato i natali al vostro progetto Another Sunny Date?

È difficile spiegare il legame con Bali: è un sentimento comune a tutti quelli che hanno avuto la fortuna di visitarla. È un’isola che si attacca addosso nonostante le sue grandi contraddizioni! Per quanto riguarda noi c’è anche un legame di sangue: Manuela infatti ha origini indonesiane (sua mamma è di Giacarta) vivendo e lavorando per alcuni anni proprio a Bali.

Cerchiamo di tornare a Bali almeno una volta all’anno: è un modo per riconnetterci con il nostro mondo spirituale più intimo e vero, una specie di terapia per l’anima che una volta provata è difficile da non desiderare ancora e ancora. Ame Douce, il nostro nuovo singolo, è nato proprio in un piccolo appartamento balinese qualche anno fa. Vi raccontiamo un aneddoto in proposito!

A Bali esistono moltissime feste e cerimonie dedicate alle divinità e agli esseri più disparati, una di queste si chiama Nyepi, il Giorgio del Silenzio e si tiene di solito tra marzo ed aprile. Durante il Nyepi accade qualcosa di molto particolare per 24 ore: dalle 6 di mattina alle 6 del mattino seguente, l’isola resta completamente “chiusa”. Il traffico aereo viene interrotto, i traghetti sospesi, le serrande di tutti i negozi abbassate ed è assolutamente vietato uscire di casa se non per urgenze. Durante la notte le luci sono ridotte al minimo, le persone si chiudono in casa e i turisti restano confinati negli hotel: insomma, un lockdown in piena regola di sole 24 ore dove per le strade di Bali regna il silenzio assoluto. Perché tutto questo? Secondo la cultura balinese solo attraverso il silenzio e lasciando l’isola deserta è possibile prendere in giro gli spiriti malvagi che durante il Nyepi si aggirano in cerca di vittime.

Ame Douce è nata proprio in quella condizione di assoluta magia in un lontano marzo del 2010 ed è rimasta nel cassetto fino al 16 marzo di 10 anni dopo, quando in Italia vagava ben altro tipo di spirito maligno, che nonostante il lockdown ed il silenzio per le strade ancora non si è convinto ad abbandonare “l’isola”. Possiamo considerare Ame Douce il vero punto di contatto tra Another Sunny Date e Bali.

Come è essere donne, ed in particolare un duo, nel panorama musicale odierno? Esistono ancora pregiudizi, limitazioni, stereotipi?

Sicuramente si tratta di una sfida: nel panorama musicale italiano attuale non ci viene in mente un duo al femminile di rilievo o comunque “noto”. In generale, pensiamo che essere donne non costituisca più un “limite” nella musica poichè oggi ci sono moltissime donne musiciste che rappresentano l’Italia nel mondo al pari dei colleghi uomini.

Il vostro background musicale possiamo definirlo come una fusione tra musica elettronica ed indie. Quanto è importante contaminare la musica di generi tra loro diversi?

Nel nostro caso conta tantissimo. Non ascoltiamo la stessa tipologia di musica, cerchiamo di riflettere questa diversità in ogni pezzo che componiamo, facendo in modo che ci sia un bilanciamento creativo che trasformi il caos in valore aggiunto.

Vi ritenete degli spiriti liberi? Tale libertà è riflessa nel vostro progetto?

In ambito musicale, se per spirito libero si intende la volontà di rifiutare le etichette e i normali compromessi del mainstream, assolutamente si! Per compromessi intendiamo il dover rinunciare alla propria espressività e creatività in nome del placet di massa. Detto proprio senza troppa poesia: suoniamo quello che ci pare purchè piaccia a noi. Molto spesso ci sentiamo dire: <<avete scritto tre brani che non c’entrano niente l’uno con l’altro, così il pubblico non vi inquadra>>,oppure <<nel vostro progetto non c’è una coerenza di stili, non riuscirete a raccogliere consensi>>, o ancora <<dovete uniformare i brani, altrimenti il pubblico non vi capisce>>. La nostra risposta continua ad essere la stessa, in dialetto romano: esticazzi!!

Cosa rappresenta per voi Roma ed in particolare Trastevere?

Roma è la città che ci ha fatto da culla, da madre e adesso da grandi, da nonna. Roma è la nostra città e non possiamo non essere legate alla sua caotica bellezza, al suo riuscire ad essere al contempo antica e moderna, a quella sua capacità di farti incazzare la mattina nel traffico ma nel renderti, poi, fiera quando un turista ti chiede un’informazione. Roma è bella, punto!

Trastevere è un quartiere magico dove accade quello che dicevamo prima: giri un angolo e incontri vicoli da film neorealistici, ne giri un altro e trovi il negozio iper moderno. È un cerchio pieno di cose Trastevere, un anello che ti metteresti al dito per non toglierlo mai.

La Domenica è il giorno della malinconia, in cui ricordi, nostalgia bussano alla nostra mente?

La Domenica per noi è particolare. È l’unico giorno in cui riusciamo a vivere tutti gli umori e le sensazioni possibili nell’arco di poche ore: la mattina è il momento della festa, anche se è un qualcosa che si lega molto al ricordo dell’infanzia. Il pomeriggio è forse la parte più neutra: il tipo di sensazione dipende molto dalle attività che farai (per sempio per Germana, se la Lazio perde potrebbe chiudersi nel mutismo più assoluto!). Poi arriva lui,rosso e arancione: il tramonto. In quel preciso istante, inizi a provare tutte le cose più simili alla malinconia e alla nostalgia senza neanche accorgerti. A volte, senza vergogna, ci capita pure di piangere.

Da cosa nasce l’esigenza di scrivere un pezzo non in italiano?

Non è proprio un’esigenza, in realtà quando scriviamo non ci poniamo quasi mai il vincolo della lingua, anzi possiamo anticiparvi che uno dei prossimi singoli sarà, per esempio, in lingua inglese. Parlavamo di libertà: ecco, nella nostra totale anarchia creativa rientra anche la lingua. È la musica che comanda: un accordo piuttosto che un effetto ci suggerisce la scrittura del testo. E se l’accordo ci suggerisce Not Easy (spoiler!) anzichè “Non è facile”, perché non seguirlo? Nel caso di Ame Douce comunque abbiamo scelto il francese anche per omaggiare Parigi, un’altra città a cui teniamo parecchio.

Quali sono le caratteristiche di un Ame Douce?

Le caratteristiche di un’anima gentile per noi sono la tenerezza, l’interiorità rispetto all’esteriore, la capacità di dire grazie e chiedere scusa, l’armonia tra il dare ed il ricevere. In Ame Douce abbiamo cercato di mettere tutto questo e speriamo di esserci riuscite!