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New Indie Italia Music Week #50

Spegnete le sveglie, i tormenti, i dolori, gli ombrelli e i malumori suggerirebbe Gazzelle: è appena iniziato un gelido weekend!

Forse non faremo nulla di entusiasmante, di adrenalinico come scalare una parete rocciosa; forse ci immergeremo nei nostri ricordi peggiori e affonderemo le lacrime sul cuscino; forse immagineremo di fare un giro in barca a vela, al tramonto ed un sorriso solcherà il nostro volto.

Ciò che ci terrà sicuramente compagnia saranno le nuove uscite della settima: scopri quali brani hanno selezionato i nostri editor Alessandra, Nicolò, Salvatore, Ilaria, Aurora, Vernante, Federica, Antonella e Sara nel 50esimo numero di New Indie Italia Music Week!

 

Cattive stelle

Si tende sempre a chiedere dei favori all’universo per migliorare le nostre vite e spesso non ci accorgiamo che in realtà dobbiamo in realtà sopravvivere sotto “Cattive stelle”.

Abbiamo bisogno di sentirci protetti per questo cerchiamo qualcuno che si prenda cura di noi, che ci tenga la mano nei momenti difficili e che ci abbracci quando ci sentiamo giù.

Finite le nostre tempeste interiori sentiamo il bisogno di ringraziarlo dando il suo nome a tutto ciò che conosciamo, a vie, fiumi, uragani e canzoni, come a voler condividere il segreto della nostra felicità urlandola al mondo intero.

Ai miei giorni migliori, ai miei giorni migliori.

Francesca Michielin feat Vasco Brondi: 7,5

 

Saremo Giovani

Aprite la finestra e lasciate entrare il nuovo singolo dei Selton ft. Bianco: è un raggio di sole in questi giorni grigi. Saremo giovani un giorno, è un paradosso alla Benjamin Button, un titolo che profetizza il ritorno alla giovinezza in cui speriamo.

Da un anno a questa parte siamo tutti invecchiati, con l’odioso pigiama sempre addosso, il take away e i film del sabato sera, rimpiangendo le nostre grandi imprese del passato, ma Bianco e i Selton non accettano che ci buttiamo giù.  A te non stanca piangere? A te non stanca digerire? Oggi è il giorno più triste dell’anno. Il gruppo folk rock brasiliano di Milano collabora con Bianco (produttore del brano) per colpirci ancora con una bomba di felicità.

In copertina due pappagalli blu come il Blue Monday ci parlano delle origini della band (il Brasile è per eccellenza la patria dei pappagalli Arara) e ci fanno già assaporare i viaggi, le vacanze e l’estate che verrà e in cui tutti speriamo per avere un po’ di sollievo. Una bella centrifuga di suoni, lingue e culture che è impossibile ascoltare senza sentirsi un po’ meglio. Mi raccomando, nonostante il cervello in questo periodo ci porti a leggere SANREMO GIOVANI per un bias cognitivo, il titolo è “Saremo Giovani”.

Bianco ft. Selton: 7,5

 

In verticale 

Camminare per le stesse vie, guardare il tramonto che fa capolino tra gli stessi palazzi, farsi avvolgere dagli stessi profumi, sentire gli stessi sapori e lasciarsi trasportare dalla stessa musica.

Cosa lega di più dell’essere cresciuti nello stesso quartiere? Forse niente. E IRBIS lo sa bene. Abbiamo qualcosa in comune io e te, siamo cresciuti nello stesso quartiere, sei come me, ce ne andremo insieme, canta, infatti, sulle note di una produzione quasi caraibica. Ed è l’energico ritmo, unito all’estensione vocale, a catapultarci su quelle strade e far sentire anche noi protagonisti di un amore nato in quartiere che però sogna il mondo. Proprio come l’amore di IRBIS per la musica.

IRBIS 37 & Logos.Lux: 8

 

Ogni pensiero vola

Vi siete mai chiesti che sensazione si possa provare ad uscire da se stessi e osservarsi da fuori? Io ho sempre pensato che sia come ascoltare una canzone in cui ci si rispecchia: si sente che qualcosa sia nostro e di un altro allo stesso tempo. Come se fosse una magia. E a intendersi di magia, musica e voglia di cercare strade per uscire da sé è, senza dubbio, Venerus. Forse è che appartengo ad un modo un po’ magico, canta. E sentire i suoi testi e le sue note che si intrecciano a quelle di MACE, mi fa pensare che abbia proprio ragione. 

Venerus & MACE: 9 

 

Mezze Lune

Io piango se guardo le stelle perché sono lontane da me, un giorno saremo tra quelle, un giorno che ancora non c’è. A poco più di un anno dall’esperienza a X-Factor e dal disco di platino «Enfasi», i Sierra tornano con un nuovo brano prodotto da Mr. Monkey e Niro per Sony Music. Un brano che fonde diversi generi con il collante dell’autotune molto trap, generando una hit pop dall’atmosfera notturna.

La vera particolarità di «Mezze Lune» è però il testo, che a differenza di molti brani della scena musicale in cui si inserisce riesce a reinventare il linguaggio del genere con varie metafore che ne aumentano la profondità. Le mie vene sono fiumi, il mio cuore è il mare nero, sei distratto a pensare al futuro, sei distratto a pensare al dinero. Grazie alla stratificazione delle parole, il duo romano è riuscito a tenere sullo sfondo l’inevitabile racconto di un anno difficile, del quale siamo un po’ tutti stufi di parlare, ma che va in qualche modo sfogato ed esorcizzato. Come hanno dichiarato i Sierra sui social:<<Il mondo ci ha tradito e si è fermato. Per questo nell’ultimo periodo siamo rimasti in silenzio. Ora però è tempo di reagire. Una nuova alba sta per sorgere nella via>>.

Sierra: 7-

 

Al bancone del bar

Che fatica essere giovani, uscire tardi la sera e tornare a casa ubriachi non solo di alcool, ma anche di sogni, speranze e amori. Il weekend che si trasforma in un Carnevale di Rio come scusa per fuggire alla monotonia di quelle giornate grigie nelle quali spesso piove e i pensieri nella testa non ci danno tregua, rimbalzandoci dentro al cervello come pungenti punti interrogativi.

Appoggiarsi al bancone del bar diventa così un modo per sentirsi leggeri e ricaricare l’energie, coltivando quella voglia di libertà che prova chi si sente un leone ingabbiato dalla routine di una vita che non va come aveva programmato.

Uruguai: 8+

 

Acrofobici

Era una sera d’estate di qualche anno fa quando sono salito sul tetto di una scuola. Si lo so è stato un gesto un po’ avventato e forse pericoloso, ma lassù mi sono sentito in cima al mondo. Ho superato la paura delle vertigini solo per cercare una persona, ma soprattutto perché ero sicuro che lei non sarebbe mai salita. Mi sono sbagliato e forse l’errore ancora più grande che ho fatto è stato quello di non dirle il vero motivo per cui ero voluto salire anch’io.

Queste preambolo serve a entrare nel mood di “Acrofobici”, brano con cui esordisce LALA. Spesso infatti le nostre paure ci bloccano, lasciandoci in mano un mucchio di rimpianti.

LALA: 8

 

Fuori corso

Cercatemi qualcuno che possa spiegare perchè stiamo sempre male anche a Natale quando dovremmo apprezzare lo stare insieme, a Carnevale e addirittura a Ferragosto quando dovremmo solo divertirci? Forse proviamo un sentimento di piacere quasi masochista nel provare dolore, nell’amare qualcuno, nell’intraprendere un dialogo con chiunque.

Abbiamo solo troppe parole da scartare che usiamo solo per eliminare, arginare e non per sorprenderci.

Come si fa a dirsi tutto senza dirsi niente. E della vita sono uno studente fuori corso!

Nuvolari: 8

 

Il silenzio del pazzo

Molto spesso chi tace e sembra più tranquillo ha un mondo nel cuore, che non sempre riesce ad esprimere con le parole (semicit.). La tremenda voglia di amare che si nasconde dietro il singolo di LeonardoQ. me la sono immaginata un po’ così:

Il troppo silenzio può sembrare apatia e invece nella mente, se mi stai sul cazzo, io ti prendo al lazo e non importa se ti posso sembrare pazzo, come succedeva nel far west, io mi attacco all’alcol e sono stanco di recitare sempre la parte del silenzio del pazzo.

LeonardoQ: 7+

 

La promessa

Discutere con se stessi, farci a pugni, guardarsi allo specchio e promettersi di cambiare, di andare avanti: a che cosa serve una promessa se la lasci nel parcheggio?

Quanto volte ci siamo autoconvinti di essere pronti, di uscire dal guscio, di mostrarci al mondo e un attimo dopo dimentichiamo il buon proposito giusto il tempo di una pubblicità?

Le promesse per loro natura devono essere mantenute e compiute, non ha alcun senso ignorarle. Mentiamo solo a noi stessi. Piuttosto chiediamoci: quando è stata l’ultima volta che hai parlato con la tua coscienza?  Forse non vogliamo solo ricordarlo o non siamo mai stati in grado di farlo!

Caterina: 8

 

E tu

Lascia perdere i tormentoni estivi o il reggaeton e ascolta qualcosa che vuole farti pensare.

Sembra proprio essere questa la missione di Calvino ( effettivamente già dal nome era logico aspettarsi una certo rigore letterario)

“E tu” nasce come lettera d’amore da dedicare a chi vogliamo al nostro fianco, ma ascolto dopo ascolto si trasforma quasi in un flusso mentale rivolto a chi sta scrivendo le parole. La situazione si ribalta in modo che quel tu in realtà divento io e così, incosapevolmente il protagonista finisce per descrivere se stesso.

Emblematico è il passaggio finale che recita: Se dico addio sai che tornerò

Calvino: 7,5

 

Un bacio al gusto di Tequila

Affrontare la vita è un loop di decisioni da prendere, di scelte più o meno sbagliate che implicano il rinunciare ad una parte di sé, agli affetti più cari. Vivere è allo stesso tempo preservare la parte migliore, mostrarla agli altri senza farsi del male: le cose belle hanno sempre un passo lento, però quando arrivano riempiono quel vuoto immenso.

Vivere è anche farsi sorprendere dalla vita, non far programmi, farsi cogliere impreparati.

Che la fortuna ti baci, ti baci, con la lingua al gusto di tequila!

Denay: 7

 

Days of Candy

Nuotiamo nell’aria con l’ultimo singolo di Kardamomo, in una bolla che si sorregge sospinta da synth e note distorte: il viaggio onirico può cominciare!

Ed ecco che ci ritroviamo in un paese delle meraviglie, in cui dal cielo non piovono stelle ma candies, e come degli “Alice in wonderland”, vaghiamo tra i nostri sogni proibiti e irreali, prendendo a morsi la felicità come quando eravamo bambini. Days of candy ci riporta al nostro stato infantile, ci culla come farebbe un carillon a corda quando eravamo piccini.

Kardamomo: 7,5

 

Notte

Si dorme poco, si sogna tanto. L’importante è continuare a sognare, a creare con la propria immaginazione mondi infiniti, disegnare i contorni di luoghi che sono ancora inesplorati. Quante ricchezze può racchiudere la notte? Per alcuni può essere l’occasione in cui potersi finalmente riposare, mentre per altri è proprio quello il momento più produttivo della giornata: tutto il mondo dorme, il silenzio è fitto, il buio è pesto.

Non si può essere felici soltanto quando c’è il sole, dice Picchio. Impariamo ad apprezzare la bellezza anche nei momenti di totale oscurità.

Picchio: 7++

 

Io non ho niente da dire

Il nuovo pezzo di Nervi inizia con un sound che riprende il vecchio cantautorato italiano, proseguendo con più elettrico. Un particolare mix che genera un senso di nostalgia profondo, di un passato troppo glorioso per un presente che, invece, si pone sempre limitante e asfissiante. La condizione di non aver più niente da dire, di apatia diffusa e poche prospettive per una generazione che vorrebbe dire qualcosa di nuovo, ma che ha la consapevolezza amara di non aver più niente da dire. Si ripropone, però, forte la volontà di non avere storie di fuoco che si trasformano subito in cenere. Questo lo sappiamo con assoluta certezza poiché stanchi dei drammi esistenziali legati all’amore.

Una nota a sé la merita il sound scelto: è come se seguisse un elettrocardiogramma impazzito. In alto e in basso ed il cuore in cardiopalma per l’incapacità contemporanea di prendere una decisione stabile, fino ad arrivare alla fine un imbuto nero: sempre più giù dove l’acqua e più blu, niente di più.

Nervi: 7

 

Ferite (mi abbandoni)

Un grido ribelle quello di 1998, un grido disperato di aiuto sostenuto da un sound tra il rap e l’hard rock.

“Una promessa vale più di mille gocce”, alla ricerca di qualcosa di vero nel magma scomposto delle relazioni nate senza un motivo, nate per non pensare e per non sentire una solitudine fredda e schiacciante.

1998 chiede di essere ritrovato, mentre passa in mezzo ad un temporale che continua a scrosciare senza pietà. Lottare, certo, continuare a farlo, ne vale la pena solo se si è forti in due.

Cosa sta succedendo? Nulla di nuovo, se non il solito disagio condiviso di un tempo che non si riesce a comprendere, dove l’ unica finestra illuminata è quella di un amore in cui non si smette di credere, perché se si smettesse si sarebbe travolti da un’onda anomala di indifferenza che ci porterebbe giù con sé. La voce di 1998 è straziata e spezzata, ma non perde la speranza che qualcosa si possa ancora recuperare, non perde la speranza di una salvezza in cui, nonostante tutto, non si smette di riporre la propria fiducia.

1998: 7+

 

Tazze di tè 

Il tempo medio di infusione richiesto da un tè nero è quattro minuti: lascia scorrere questo brano mentre ne prepari uno. È così che si apre il lyrics video di “Tazza di tè”, il nuovo singolo del duo Indie pop Kenotime, originario di Pavia.

Un brano che a dire il vero non è troppo Indie, piuttosto collocabile nel filone pop-romantico alla Ultimo, con echi che ricordano i primi anni 2000 (riuscendo a evocare perfino lo spettro dei Sonohra – se li avete dimenticati, fate un tuffo nei ricordi con “L’amore”).

Ti lascio tutte le parole, che senza parole io so bene come raccontare. La voce di Riccardo intona una dichiarazione d’amore sulle note del pianoforte malinconico, mentre l’acqua nella tazza in primo piano nel videoclip prende colore. A me è venuta voglia di bere qualcosa di caldo, a voi?

Kenotime: 6,5

 

Champagne 

Champagne segna il ritorno del duo più irriverente e colorato della scena italiana; quel duo che nel giro di una manciata di anni è riuscito a conquistare il pubblico e la critica riuscendo a tener ben stretta la propria identità e dimensione artistica. Stiamo parlando di Sem&Stènn, artisti che rientrano nel novero di quelle presenze dirompenti, pronti a svecchiare la scena musicale e difficili da etichettare. E forse è proprio qui che sta tutta la loro forza.

Con il nuovo singolo – uscito il 22 gennaio – ci fanno ben sperare ad un ritorno chiassoso e sfarzoso in cui tutti, nessuno escluso, potremmo brindare alla nostra unicità. Una festa wild senza fine. 

In una recente intervista, il vivace duo ha dichiarato il proprio impegno nella loro personale missione: avvalorare il pop. 

Beh ragazzi, ci state riuscendo alla grande. Anzi, ci state spiegando perché la musica pop sta diventando sempre più queer.

Sem&Stènn: 8

 

Il Molise non esiste

Che le Fake News sia un problema più che serio nella società contemporanea l’abbiamo appurato ancora nel 2020, con l’avvento della pandemia. La disinformazione infatti è un grande male che affligge i nostri tempi e i dellarabbia non ci stanno e rispondono a suon di accordi.

Il Molise non esiste è un brano ironico e divertente, che mischia l’indie con il folk-pop e il reggae ed è un inno contro tutta quella ricerca spasmodica di risposte irrazionali. 

Dai complotti sugli attentati ai presidenti agli alieni, da Elvis che è ancora vivo e vegeto ai messaggi subliminali. Tutte le storie assurde a cui siamo stati sottoposti nell’era di internet, in chiave dellarabbia: è senza dubbio la canzone di cui avevamo bisogno nella lotta contro questa piaga della società.

dellarabbia: 7,5

 

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