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New Indie Italia Music Week #51

Negli ultimi mesi in molti hanno puntato il dito verso l’industria discografica italiana, indipendente e non, accusandola di aver rovinato il mercato per via del numero elevato di uscite settimanali.

La domanda è: Chi siamo noi per determinare che tale fenomeno sia deleterio per il panorama artistico nazionale? E soprattutto, chi ci ha conferito il potere di frenare l’impeto creativo derivante da espressioni artistiche altrui?

Indie Italia Magazine non ha paura di fronteggiare, ascoltare e valutare l’imponente mole di nuovi brani rilasciati di settimana in settimana. Affamati di futuro, vogliosi di scoperte, bisognosi di catarsi; intendiamo ascoltare tutti voi che temerariamente vi esprimete regalandoci nuovi scorci di pensiero.

Scopriamo insieme i mille suoni della musica con le uscite di questa settimana selezionate dai nostri editor Alessandra, Nicolò, Salvatore, Ilaria, Vernante, Antonella, Elena e Giulia!

 

Belva

Ognuno di noi convive con la sua Belva a cui è legato da un laccio invisibile ed a volte mortale. La Belva diventa padrona del nostro modo di pensare o di affrontare le situazioni che la vita ci presenta; decide se provare un sentimento oppure no, non preoccupandosi di ciò che desideriamo di più. La sua potenza non consente di controllare cuore e mente.

Come vuoi che sto? Non lo so nemmeno io boh!

Chi è la Belva? Anche la persona che vorremo essere la nostra Bella, quella che amiamo più di noi stessi, quella che fa uscir fuori il meglio ed il peggio della nostra essenza, quella che vorremo non ci abbandonasse mai.

E non è vero (…) che stavo in pace prima di questa guerra, che tu sia buona che io sia una belva.

Gazzelle: 7,5

 

Equatore

Un venerdì in aeroporto fermo a Nizza. Tu stavi sotto le piramidi di Giza. Avevo sabbia sulla lingua a Teheran, io quando ti cercavo in Cina tu eri a Taiwan.

Già dalle prime barre Rancore ci fa viaggiare restando fermi (magari!). Con il singolo Equatore, Rancore e Margherita Vicario hanno colpito il nostro punto debole da giramondo frustrati, catapultandoli nell’universo dei featuring riusciti. Rancore stesso ha raccontato la genesi di questa melodia tropicale che ci fa sognare l’estate, nata dal ritrovamento di un vecchio atlante impolverato su uno scaffale. Sfogliando quelle pagine il rapper romano ha tracciato la rotta di parole e immagini del singolo, ma ha deciso di non percorrerla da solo. Quale compagna di viaggio migliore di Margherita Vicario? Una delle voci più esplosive e riconoscibili del panorama italiano, che con la sua musica sa trasportare in mondi lontani. Il risultato della loro esplorazione è una canzone potente che ci fa scorrere nella testa un ritmo di paesaggi lontani, la wishlist di tutti i viaggi che faremo appena sarà possibile.

Rancore ft. Margherita Vicario: 8

 

Incubo

Lei dice che sembro morto mentre lo facciamo. E ho cicatrici sul mio corpo come fosse un diario. Un immagine forte apre il nuovo singolo degli Psicologi, che tornano dopo il successo della collaborazione con Ariete, collega della scuderia Bomba Dischi (se ascoltiamo bene, nella musica di Ariete e degli Psicologi possiamo trovare simili atmosfere!).

Una copertina un po’ alla IT di Stephen King, che rimanda all’estetica anni ’80-’90 già adottata in passato dai rapper, per questo brano notturno che racconta una storia d’amore giunta a un vicolo cieco, una relazione di quelle in cui si sprofonda lentamente, come addormentandosi, per ritrovarsi in un Incubo.

Sulla melodia che resta in testa, il testo confessa la storia di due persone imprigionate da un forte sentimento, ma non ancora abbastanza mature per starsi accanto senza farsi male. È da una vita, è da una vita, è da una vita che scappi…Perché ti ricordo che stiamo diventando grandi. Le parole sanno stupire con immagini non scontate, anche se qualche scivolone c’è: tra frasi come da quando non metti a posto, casa mia è un casino o la citazione di Shakespeare un po’ a casaccio siamo fatti della stessa sostanza dei sogni. Ma la verità è che gli Psicologi si commentano da soli: il brano è uscito il 26 gennaio ma sta già spopolando un po’ ovunque. Se i loro incubi sono questi, meglio non comprino l’acchiappasogni!

Psicologi: 7,5

 

Istruzioni

Tutte le nostre azioni sono regolate dalle leggi dell’equilibrio naturale le cui Istruzioni per l’uso non son bene definite, come quelle per montare un mobile, per esempio: chissà quel cane dove va, le previsioni del tempo (…) su nel cielo un aeroplano. Non è possibile infatti stabilire una regola univoca: ogni essere è unico e diverso agli occhi degli altri; ogni essere uomo, animale, vegetale che sia avrà le sue personalissime regole. Sono corrette? Nessuno può criticarle, soprattutto quando si riferiscono ai sentimenti e alle emozioni.

Ti dico ti amo e sorridi, e io mi chiedo che ti ridi.

Fanoya: 8,5

 

Bebo

Ogni tanto abbiamo bisogno di farci un esame di coscienza, magari anche seduti su una panchina dando le spalle persino alla bellezza del mare. Noi siamo chiusi nel nostro mondo, in lotta contro la realtà che ormai vive di like, hastag, monotonia e capitalismo.

Ricchi sempre più ricchi, mentre i poveri invece di credere in futuro migliore preferiscono urlare un bel vaffanculo al rallentatore, in modo che così duri più a lungo.

Che schifo far finta di essere felici 7 giorni su 7 24 su 24 con l’ansia d’invecchiare per poi superare un’altra crisi dentro la quale siamo vittime sacrificali.

Fortunatamente esistono gli amici, che ci sopportano e supportano, seguendoci anche nei nostri progetti più folli. (Come quello di fare 5 dischi ognuno per ogni componente di Lo Stato Sociale in un mercato musicale saturo, dove ognuno non ha paura di dire la sua)

Questo è un atto di ribellione artistica che inizia con i buoni consigli di Bebo che diventano storie piene di poesia che grondano tutta l’incazzatura che dovrebbe avere la Sinistra.

Bebo (Lo Stato Sociale): 8

 

Noi/Gli Altri (Album)

Direttamente dall’etichetta discografica di Undamento arriva Andrea Spaziani, in arte SPZ, l’artista romano ventiseienne che ha incendiato la scena lasciando di stucco i suoi giovani ascoltatori conquistandoli con il suo primo disco intitolato “Noi/Gli Altri”, pubblicato il 29 gennaio scorso.

Questo progetto dream-pop incorpora otto tracce che, oltre a prevedere dei testi che lasciano parecchi spunti di riflessione, fondono un sound sperimentale a degli accordi synth facendo vagare la mente in un universo costellato di leggerezza a suon di chitarra e sinfonie elettroniche.

SPZ: 8

 

Semplice

Onirico, visionario, introspettivo: “Semplice”, è il nuovo brano dei Flac.  Una storia d’amore che si consuma sotto i cieli siciliani tra ricordi che fanno male e una manciata di romanticismo (quel poco che ne rimane) che viene spazzata via dal vento d’autunno come i granelli di sabbia, ignari dell’arrivo della tempesta.

A volte è facile capire che qualcosa si è rotto, talmente facile che non sembra vero. Noi, lui. Lui e noi, ci sono troppi personaggi in questo plot. Forse è arrivato il momento di squarciare il velo e di ritornare a vivere. “Semplice” dei Flac è un brano malinconico e coinvolgente, di quelli da salvare nella playlist “Non dormo più, è colpa tua”.

Flac: 7

 

Ventilatore

Non mi serve, non mi serve un ventilatore. Sì, questa notte qui si muore di caldo e di batticuore, ma a me piace quel caldo che mi travolge, quella tachicardia che mi assilla. Perché? semplice mi fa sentire viva, mi consente di instaurare un dialogo con la mia anima. Perché rompere l’incantesimo?

Farei sempre mirare più in alto, sembra essere alto da quello che faccio, che parlo. 

Forse sarò la mia super me: non importa! Non mi serve un ventilatore. 

Marta Tenaglia: 8

 

Aria

Il silenzio tra due persone che non si amano più risuona nell’aria forte da farla vibrare. Così forte da far affiorare i ricordi estivi più dolci. Ma siamo sicuri che uno dei due tornerà dall’altro o riderà dell’altro? Non ho smesso di cercare di sorprendermi felice, anche se felice non mi sembro mai. E lascia stare l’estate. 

La verità è che siamo distanti perché è nel niente che ci guardiamo e poi ci cerchiamo.

Delmoro: 8-

 

Scrollo

Apro Facebook e scrivo questo messaggio: ” Ho rotto il telefono se qualcuno mi deve scrivere qualcosa lo faccia qui. A presto”

Adesso vi racconto cos’è successo qualche minuto fa.

Appena sveglio, prima di scendere giù dal letto per andare a fare colazione, ero già con il mio cellulare in mano con Instagram aperto. E indovinate un po’ quale foto ho visto aprendo la home?

La tua con quello che potrebbe/dovrebbe essere il tuo nuovo ragazzo. Ah ma non eri quella che adesso doveva stare sola e non voleva nessuna distrazione? Proprio urlando queste parole sono andato, con fare masochista, a vedere anche le tuestorie. Cena fuori, cinema, e poi qualche cuore con una bella canzone d’amore.

E allora si, vaffanculo! Ho preso il telefono e l’ho lanciato contro la porta.Risultato? Schermo rotto in mille pezzi dovuto a stress da  eccessivo “Scrollo”

Supernino: 7,5

 

Giulio

Una cascata di acqua fredda, un acquazzone preso dritto sulla testa, la sensazione gelata di un corpo che si butta nella neve: queste sono le sensazioni che meglio descrivono “Giulio”, l’ultimo singolo della Preghiera di Jonah. I suoni acuti dei sintetizzatori ti tengono dritto sulle spine, ti ricordano che sei vivo, e come tale, sei ancora capace di credere che la musica possa finalmente trasmettere qualcosa di reale: la scomparsa di un genitore. Quale cosa più tragica di questa potrebbe mai esistere? Eppure, La Preghiera di Jonah ha saputo creare un singolo tanto profondo, proprio perché vero.

La Preghiera di Jonah: 8

 

Pezzi

Mille pezzi, come quelli che compongono un puzzle, oppure un quadro di Picasso, con quei nasi storti che somigliano a quelli delle nostre madri. Mille pezzi come quelli in cui ci riduciamo dopo una serata delle nostre, trascorse per le strade di una Roma fredda, invernale, deserta, dove qua e là l’unico volto che riconosciamo è quello di un ubriaco stonato che stona. E forse potremmo anche morire, e lì solo un carroattrezzi potrà venirci a recuperare…ma del resto cosa importa se al mio fianco ci sei tu, e mentre corriamo veloci ti tengo per mano.

Zibba: 8

 

Londra

Nebbia, il cielo sempre grigio, una doccia stretta in un monolocale condiviso, le sigarette che costano troppo, le metro veloci ma sempre affollate, il Tower Bridge, le luci dei palazzi in lontananza, i vestiti stravaganti, i mercatini vintage, Portobello road. Questa è, per come la racconta Chiamamifaro, Londra, la sua Londra.

Una città talmente tanto vasta che ognuno potrebbe descriverla col proprio flusso di coscienza o la propria lista personale senza per forza incrociare quella di qualcun altro. Ricordi e mancanze si intrecciano in un racconto ambientato nella metropoli inglese, dal sapore di pop e nicotina.

Chiamamifaro: 7,5

 

Ballare

Se questa vita è la trama di un film, in questo periodo siamo arrivati all’intervallo tra il primo e il secondo tempo. Siamo seduti impazienti che le immagini tornino sullo schermo, che si possa andare a ballare e tornare  tardi alla sera.

Il presente sembrano giorni statici, vuoti, nei quali anche la nostra voglia di festa ed evasione è sotto scacco da Dpcm vari, virus e regioni colorate.

Per scappare siamo pronti a tutto, anche a far un tuffo indietro nel tempo e svegliarci nel casino di un concerto dei Queen.

Diiego: 7+

 

Mamma non mi parla più

Punk e chitarre elettriche alla Blink 182 o Sum 41, un testo che graffia e ti sputa in faccia la realtà come farebbe Lil Peep: questo è “Mamma non mi parla più” di NASKA, viso d’angelo e cattiveria nelle vene. Che il buon NASKA mi perdoni, non sono qui ad emettere sentenze su di lui: però fossi sua madre effettivamente un po’ mi incazzerei. Drink spietati sui navigli, foto su Instagram di canne o strisce di bamba, “sono fatto da una settimana e mamma non mi parla”, canta NASKA, però la mamma non sa che “domani lavoro, suona la sveglia e ci sono”, così si giustifica il NASKA figlio. Vabbè, fai un po’ come ti pare figliolo, però dai pure tu, la prossima volta metti le foto solo tra gli amici più stretti!

NASKA: 7,5

 

FLOP 

Un singolo che infiamma la playlist e che ci invita ad essere più disinteressati e indifferenti verso il mondo che ci circonda. 

Enne ripercorre nel testo uno degli incubi più ricorrenti degli studenti universitari: “E se un’ora prima dell’esame dimenticassi tutto?”

Forse bisognerebbe non disperarsi, prendere la vita con più leggerezza, senza avere fretta di arrivare.

Il segreto per stare bene è permettersi, ogni tanto, di essere meno razionali e fare ciò che ci pare.

Enne: 7+

 

Mille macchine

Com’è dolce l’ultimo pezzo di Rares: una nuvola di zucchero filato che ci accompagna in questo ultimo week-end di gennaio ed edulcora questo 2021 iniziato sfondando tutti i buoni propositi che si portava con sé. Il ritmo rimbalza in un traffico metropolitano da venerdì, per chi ritorna dall’ufficio e si trova imbottigliato come tra le fauci di un serpente che ti soffoca togliendoti l’ultima speranza: quella di rimediare ad un’ennesima settimana con la sbronza del weekend. Il tono di Rares, però, rincuora e culla. In un coro di voci diverse come un gospel, Rares ci accompagna in questa ennesima traversata verso il nulla, ma lo fa con stile ed eleganza. Quella di questo brano è un’atmosfera da sogno che possiamo coltivare e custodire gelosamente in quei momenti di solitudine e nostalgia che inevitabilmente arrivano.

Rares: 7,5

 

Italia Tennessee

Nella vita vera è impossibile bilanciare cuore e cervello, anzi passione e ragione. Nella musica invece si può provare a fare un 50 e 50, ovviamente mischiando e amalgamando sentimenti e ricordi in una canzone che non dev’essere per forza divisa in due blocchi monolitici.

La ricetta di Norelai è formata da indie malinconico, rap pungente addolcito da una spruzzata di reggae e soul vibes.

Italia Tennessee è quindi il tentativo di fuggire da una relazione con la tentazione di trovare anche una scusa inutile per cambiare idea, girarsi e tornare indietro per provare a sistemare per l’ennesima volta le cose che non vanno.

Norelai: 8,5

 

Sette pezzi (Album)

Sette pezzi è l’album di esordio di Luigi Picone, in arte Santachiara. E sette è un numero molto importante nella kabala sacra, storica, pagana. Ma per Santachiara c’è poco di epico, tanto che al numero sette associa pezzi, tutti i frammenti di una contemporaneità schiacciante, asfissiante e frammentata come un puzzle di cui non si riesce a trovare mai quel maledetto pezzo mancante per finirlo.

Un mix venuto bene come un Americano quello di Sette pezzi, dove il cantautore siciliano condensa il timore per il futuro e la consapevolezza di non avere nessun passato degno di essere ricordato. In Sette pezzi è contenuta anche la traccia che l’ha fatto conoscere al pubblico, Lasciarmi andare, un diamante sfaccettato di emozioni e sentimenti che conosciamo fin troppo bene. Tra tutte le tracce rimangono in loop come un disco rotto sul pezzo giusto. Stavo pensando che un po’ mi mancherò quando sarò sui trenta e vedrò il mondo com’è, esordisce così in Week-end da cani, e continua in una spirale di malinconia, di chi molla perché ormai ha compreso che attaccarsi è inutile, è solo una perdita di energia che non vale l’impresa di una vita sicura. Molto meglio una vita arresa a se stessa, ma capace ancora di godersi. Non c’è più tempo per rifarsi, io mi odio che sono un cliché (Silenzioso), oggi ho il morale un po’ a te, sale e scende come fosse lo spread (Tutto gira), passo tempo aspettando cose tipo quel che conta non lo conti mai (Alba), siamo io e me quando sono giù capisco chi conta e tu non conti più (Io e me), e no, non mi serve che ci diamo un nome (Quindi), mi giro nel letto, che cazzo non riesco mai a farmi una notte di sonno, c’ho l’ansia che curo fumando (Taboo) e ‘sta città mi parla di me, mi parla di te (Carmela).

Santachiara: 8+

 

Pastiglia v7

Leccami di notte le ferite del cuore, Iside non perde la fiducia nell’amore e questo ci rende particolarmente felici. Il ritmo è un po’ quello del rap anni Novanta, con dei toni che vanno dal basso all’altissimo in un’altalena che va dalla consapevolezza dell’amore a quella del desiderio di unirsi ad un’anima simile alla nostra. Ti vorrei come pastiglia, perché in fondo è l’amore l’unica cura a tutti i mali. A prescindere dal periodo, dai conflitti generazionali e da tutte le storie che il mondo degli adulti continua a raccontare, la fiducia nell’amore rimane l’ultimo baluardo di sicurezza all’insicurezza generalizzata dei tempi. Una persona che sa tutto di noi e di cui ci possiamo fidare: un ottimo antidoto alla solitudine, il regalo migliore di tutti, mentre attorno a noi tutto inesorabilmente crolla nelle ansie diffuse e nei proibizionismi isterici. Ma poco si può fare, il sole dell’amore non tramonta da millenni. Grazie!

Iside: 8

 

 

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