indie italiano

New Indie Italia Music Week #53

La musica è amore puro, travolgente al gusto di note ora dolci, ora stridenti, ora dure. L’amore è leggerezza, è passione ed è dolore così come una melodia con il suo testo ci fa commuovere, eccitare, volare.

La musica è il mezzo con cui dichiariamo il nostro amore o il nostro odio: è la nostra malattia e la nostra cura. Un sentimento contrapposto e profondo.

La musica non esprime la passione, l’amore, la nostalgia di questo o quell’individuo in questa o quella situazione ma la passione, l’amore e la nostalgia stessa

Richard Wagner

Innamoratevi delle nuove uscite di questa settimana selezionate con amore dai nostri editor Alessandra, Nicolò, Salvatore, Vernante, Ilaria, Sara, Aurora ed Elena. 

OK (Album)

OK, 0 killed! Siamo davvero certi che l’amore non dissemini feriti come un film di guerra, ma senza bombardamenti? Tutte le storie d’amore sono al contempo bellissimissime e bruttissimissime: pretendiamo di essere amati come vorremmo, ma poi veniamo lasciati in balia di noi stessi come due fiori cresciuti male sul ciglio della tangenziale. 

In un mondo fantastico, un incantesimo consente ai due innamorati di ricongiungersi e vivere felici e contenti. Nel mondo reale combattiamo con la Belva che ci abita dentro da cui non riusciamo a liberarci. Sta vita sembra un burrone e non guardare giù, sta vita sembra un pallone e tu non segni più. 

Siamo in preda a qualcosa che non controlliamo, che ci fa un po’ male, un dolce uragano che ci fa piangere lacrime di disperazione miste a gioia e non facciamo più l’amore.

Forse dovremmo solo smettere di fare a botte con noi stessi, di spegnerci come la debole fiamma di un fiammifero, di autocommiserarci con frasi del tipo “Sono una merda, ok“.

È arrivato il momento di chiedere Scusa prima a noi stessi, imparare a perdonare l’altro anche se siamo due frane che te lo dico a fare, nonostante ci sentiamo come “quell’oliva che annega nel Gin”.

Gazzelle, con il suo terzo album mette a nudo nuovamente la sua anima da inguaribile, malinconico, romantico provando a leggerla con una chiava diversa, matura, con quell’empatia cupa che lo caratterizza. Il suo sguardo però resta nostalgico: tempo di uno starnuto e ti ho già dimenticata?

(Alessandra Ferrara)

Gazzelle: 8-

 

Aggio perzo ‘o suonno 

Neffa e Coez, oltre a essere due maestri del ritornello, hanno in comune una delle qualità più preziose che si possano possedere quando si fa musica: la versatilità. Entrambi, infatti, pur avendo iniziato a muovere i primi passi nel panorama hip hop italiano (il primo, è bene ricordare, essendone un pioniere), hanno voluto e saputo esplorare anche territori musicali diversi. In uno di questi si sono finalmente incontrati, sancendo il ritorno di Neffa nei nostri stereo. E noi non potremmo che esserne contenti: i due artisti ci hanno regalato la colonna sonora perfetta per tutte quelle notti in cui gli altri dormono, ma i nostri pensieri no. 

Neffa feat. Coez: 8,5

 

Soli 

Per essere soli insieme / Non essere insieme soli 

Sembra essere custodita tra queste righe una possibile chiave per aprire le porte su contenuto e forma di un pezzo che, guardando a quel mondo interiore che Mecna, Ghemon e Ginevra sono soliti raccontare, necessità di schiudersi per essere compreso. 

Ciò che queste parole paiono suggerisci è quanto conti che in un rapporto umano la forza del legame non finisca per sopraffare l’essenza del singolo. Si può creare quello che siamo soliti chiamare “insieme”, anche mescolandosi senza perdere la propria unicità, lontani dal rinunciare a intrecciare le nostre strade con quelle di qualcun altro per paura di perdere noi stessi. 

A pensarci bene, questo vale anche per gli interpreti di Soli che sono riusciti ad amalgamarsi alla perfezione, pur non perdendo le peculiarità della propria penna e della propria voce, espressione dei propri universi musicali e interiori. I tre artisti non percorrono solitari direzioni diverse, risultando un tutt’uno solo per il fatto di orbitare attorno alle note della stessa canzone, ma camminano ognuno su una retta parallela alle altre che porta però alla stessa direzione: la consapevolezza di quanto conti coltivare il rapporto con noi stessi per poterlo fare anche con gli altri. 

(Aurora Aprile)

Mecna, Ghemon & Ginevra: 9

 

Atto I – Memoria del Futuro

Dopo l’EP “Operazione Oro”, Joan Thiele torna ad ammaliarci con una coppia di singoli dedicati al Tempo, primo atto del suo nuovo progetto musicale che incuriosisce non poco. “Memoria del futuro sembra un gioco di parole. In realtà è un invito a pensare al tempo come il nostro compagno di giochi”. Così scrive sui social Joanita. 

Testi ermetici e affascinanti, dal significato interpretabile come quello dei sogni. La voce da ninfa della cantautrice del ’91 ci trascina in un viaggio tra le mille atmosfere della sua musica: un po’ acustica, un po’ elettronica, un po’ vintage e un po’ retrò, con un pizzico di World Music. 

La copertina che è quasi un’icona sacra (e vagamente ricorda l’estetica di Rosalia) ci preannuncia un album…divino. Mi sento di dare un voto altissimo.

(Vernante Pallotti)

Joan Thiele: 9

 

Alieno

Cado a pezzi da un po’, sono uno scheletro. Faccio l’amore però mi viene il vomito. Non sono queste le prime parole che ci aspetteremmo da un alieno giunto sulla Terra in visita, ma un “veniamo in pace” sarebbe stato troppo banale per La Rappresentante di Lista, che con il singolo “Alieno” segna una nuova direzione artistica per il gruppo musicale.

Un brano techno dalle sonorità fredde che si sposano perfettamente con la voce calda e angelica di Veronica Lucchesi, ipnotizzando già dalle prime note. LRDL ci dà così un assaggino di quello che potremo ascoltare in quest’edizione del Festival di Sanremo, alla quale parteciperanno come concorrenti (dopo il duetto dell’anno scorso con Rancore). Nel testo si susseguono immagini lussuriose, un po’ sfacciate, che parlano di dolore, ma anche di piacere e amore. Un pezzo che non vuole essere capito o recensito, deve essere preso così com’è: o vi piace o non vi piace. 

(Vernante Pallotti)

La Rappresentante di Lista: 7,5

 

Tra la testa e lo stomaco

Tra la testa e lo stomaco è la linea di confine tra la ragione e l’istinto, una continua lotta emotiva che trova equilibrio al centro del petto. Come racconta dile, il brano è un’altalena di contraddizioni che mette a nudo la paura di farsi ancora male: due anime rimaste chiusi in macchina, distanti ma vicinissime, incastrate tra la voglia di scappare e quella di lanciarsi nel vuoto.

Tra la testa e lo stomaco è una ballad che racconta una storia complicata. Una storia di parole e momenti sbagliati, di discorsi che si intrecciano a capelli, creando un groviglio incasinato. Un brano che contiene tutte le domande, le incertezze e gli errori che inevitabilmente si compiono; errori che lasciano un amaro in bocca che difficilmente si tramuta in sapori più piacevoli.

(Sara Pederzoli)

dile: 8,5

 

freddo cane

Quando un cuore diventa di ghiaccio, il freddo si trasforma in uno stato d’animo.

La collaborazione di rovere con Mameli, attesa con entusiasmo dai fan, si è rivelata una carta vincente: un pezzo che, nonostante il freddo cane, scalda l’anima e trasmette un’energia positiva. 

 Il gelo è ben rappresentato dall’immagine di un cane che, in completa solitudine, si lascia sopraffare dal dolce rumore delle onde.

 Nonostante le giornate lunghe e grigie, nonostante l’agonia e la tristezza, resta quella voglia irrefrenabile di confondersi con gli altri, non importa dove: non è mai troppo tardi per ricominciare e intraprendere una nuova strada.

(Elena Caggia)

 rovere feat Mameli: 8

 

Figli del porno

Ho già tirato la maniglia antipanico, per buttarmi giù dalla mia testa: siamo i tentacoli dell’ instabilità politico-sociale che ci avvolge come una piovra, che nessuno prova almeno ad annientare. Ben arrivata paura, bentornato caos. 

Ognuno pensa al proprio percorso non prendendosi cura della collettività che arranca, stretta in una morsa: ci han dato inferno altro che eterno, (…)calci in faccia e sacchi di rabbia. Dovremmo forse riflettere sul fatto che ci meritiamo di festeggiare il nostro figlio economico al SerT: è una dipendenza che in fin dei conti ci è comoda, su cui siamo talmente adagiati che ho svuotato il sacchetto dell’organico, forse era questa la modernità.

Ci meritiamo davvero una vita solo reggaeton e dance?

(Alessandra Ferrara)

Malinverni: 8

 

Non mi va

Le metropoli possono spesso assumere le sembianze di un campo di battaglia silente, fatto di immagini e ricordi sparsi sul selciato, impressi sui manifesti della metro. Ci si conosce tra le vie sfavillanti del centro oppure davanti a un cocktail sfavillante e poi? Chi sei tu davvero? Chi sono io per te?

Non ti conosco ma già mi manchi. Un sortilegio è caduto su di noi e adesso ho capito che “NON MI VA”. Non mi va di sentirmi soffocare, non mi va di scendere a compromessi con l’ansia di ciò che è stato.

“Non mi va” è il primo brano di AILO, giovane cantautrice e interprete dalla voce calda e sensuale che con il suo primo brano offre all’ascoltatore una visione chiara e convincente di un profilo cantautorale che vogliamo continuare a scoprire.

(Salvatore Giannavola)

AILO: 7+

 

America

Una dolce malinconica storia d’amore di cui resta una solitudine voluta solo in parte: che stupida, pensava di ingannarmi con la chimica, con il posto fisso e la carta elettronica. 

Ma l’amore riesce davvero a diventare impotente, a deflagrarsi come una bomba e lasciarci tra le macerie del cuore e della mente? Dovemmo prendere maggior consapevolezza della possibile fine di una storia. Ti ho dato tutto e adesso sono nuvola, America. 

Non ci sono bevande energetiche che possano cambiare il corso della nostra vita!

(Alessandra Ferrara)

Novecento: 8-

 

Antartico

Avete mai visto la marcia dei pinguini? La scena in cui il piccolo pinguino si allontana dal branco e non sa affrontare da solo il gelo dell’Antartide. Ecco Caponetti è tornato per raccontarci la sensazione di quel pinguino. Dopo il suo primo EP “Maddai”, con il suo nuovo singolo il cantante della Carosello Records si lascia andare alla sua consueta malinconia, caratterizzata da una forte vena ironica. 

Un brano agrodolce che racconta quelle notti d’inverno in cui ci si rotola nel piumone congelato e ci si sente soli e vuoti come quel pinguino lontano dal branco, circondati da un deserto ghiacciato di tristezza. In quei casi solo la musica può salvarvi, piccoli pinguini smarriti. 

(Vernante Pallotti)

Caponetti: 7-

 

Sabbie mobili

Essere in equilibrio sulla massa di tutto ciò che ci inghiottisce, riuscire a trovare il baricentro delle cose per restare in piedi sulle “Sabbie mobili”. Forse Murdaca è riuscito a capire quale è il segreto per non cadere quando sotto di noi la terra inizia a tremare; le vibes elettroniche ci tengono sulle spine, irti e sull’attenti, con le antenne alzate pronte ad ascoltare cosa ha da svelarci e raccontarci Murdaca con la sua musica sempre così coinvolgente e ogni volta più ricercata.

(Ilaria Rapa)

Murdaca: 8

 

Dentro di me

“Dentro di me” è una passeggiata tra i cunicoli delle nostre ansie e i sentieri delle nostre paure, un viaggio a occhi chiusi nei meandri della propria interiorità. Stefanelli si racconta e ci racconta come sia possibile ritrovare la luce tra lo scuro delle macerie del proprio io. L’immancabile stile lo-fi, ormai marchio dell’artista partenopeo, diventa l’emblema della semplicità che si fa cosa: distorsioni, synth vintage, suoni grezzi sono il modo che Stefanelli ha per mostrarci la sua realtà.

(Ilaria Rapa)

Stefanelli: 8

 

Carota

I giovani tendono a fare cazzate senza pensarci, le stesse che però ricorderanno con rimpianti quando saranno vecchi che guardano con aria soddisfatta i lavori in corso.

Non c’è niente di male a sbagliare, a stare svegli tutta la notte piangendo per un amore incasinato prima di passare il weekend a ridere ubriachi con gli amici. Nella vita serve coraggio, istinto e cuore, ma soprattutto è importante vivere il momento senza stare a pensare in maniera  troppo analitica su quello che sarà dopo.

(Nicolò Granone)

Carota, Lo Stato Sociale: 7+

 

CAPISCI

Basi urban si mescolano a una voce orientaleggiante e a sonorità che riprendono dal rap francese: stiamo parlando dell’ultimo singolo “CAPISCI” di LaHasna.

Una confessione di chi è consapevole dei propri pregi e difetti, LaHasna saprà pure di essere distratta, forse a volte anche scostante, ma in amore ci si dovrebbe accettare per quello che si è, no? “Dimmi che capisci” è il ritornello della canzone, ma anche un mantra per chi come LaHasna ha finalmente realizzato che l’unico modo per non lasciarsi inghiottire dal narcisismo altrui è cercare di comprendere prima se stessi e poi anche chi abbiamo di fronte.

(Ilaria Rapa)

Lahasna: 8

 

Indie Italia

 

Non ne posso più di ascoltare canzoni indie che parlano di persone che si lasciano, di cuori infranti e di gente che mangia la pizza di notte, mentre tutti dormono.

TOTALE decide quindi di mettersi in proprio con un pezzo che  tratta sì i topic classic di una canzone indie, ma lo fa a suo modo che sta nel mezzo tra prendere in giro i vari Calcutta/Gazzelle ecc e il dirgli grazie per aver ridato vita alla musica italiana.

Alcuni esperti  della critica dicono però che l’indie ormai sta morendo, ma il pubblico lo sa?

(Nicolò Granone)

TOTALE: 7,5

 

Sono anni

Sono anni che provo a cambiarmi però, mi fisso con gli stessi sbagli, mi chiamo con gli stessi nomi che non ho. Che sono uguale da anni e credo che non cambierò.

Solo guardandosi allo specchio ognuno di noi può giudicare se stesso, lasciando da parte quello che vorrebbero gli altri,  finendo addirittura a difendere con orgoglio anche i difetti peggiori, perché fanno parte del nostro essere.

(Nicolò Granone)

APICE: 7

 

HASTA LA MUERTE

HASTA LA MUERTE è un viaggio esoterico che ci porta tra teschi messicani e anime che vagano nel buio della notte.

È come se venissimo trasportati lontano, in qualche villaggio sperduto nel Sud America, dove, seduti intorno al fuoco, ci sono alcune persone che ricordano chi non c’è più.

Noi ci avviciniamo piano piano, quasi con il timore di dar fastidio e con la paura d’interrompere quella che sembra una cerimonia.

Nella nostra società la morte viene vista come un tabù, del quale talvolta è meglio non parlare, ma forse abbiamo il bisogno di imparare a conoscere l’argomento e avere la consapevolezza che è una parte fondamentale vita.

(Nicolò Granone)

Bautista:7,5

 

 

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