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BRAMA: FINAL CHAPTER

La tavola era imbandita a festa. Ceramiche, centrotavola, fiori, candele, servizi di piatti e posate che fino ad allora non avevano conosciuto altro che il buio del baule in cui erano stati custoditi sin dal giorno delle nozze. Eleonora aveva preparato tutto con cura. Sarebbe stato l’ultimo momento condiviso insieme.  Nessuno aveva il coraggio di parlare. Ogni parola sarebbe stata superflua.

Antonio andò in cucina per prendere il vino e per riempire d’acqua il biberon di Mattia. Versò delicatamente il vino a entrambi e ne bevvero l’intera caraffa.Boati fragorosi squarciarono il cielo. Fasci di luce in lontananza interruppero le tenebre che stavano lentamente avvolgendo quel pomeriggio nel mondo. “Lo sapevo, lo sapevo”, disse Antonio mentre si dirigeva verso la finestra per poter osservare quell’indegno spettacolo di suoni luci e colori che stava avendo luogo tra il buio. Eleonora lo guardava con gli occhi spalancati. I boati si fecero sempre più costanti, sempre più vicini.

“E’ tutta una menzogna. E’ tutto un bluff! Feng ci ha dato l’illusione di poterci trarre in salvo, in realtà non ha fatto altro che prendersi gioco di noi. Ferirci, ottenebrare le nostre menti illudendoci con false speranze di salvezza. L’attacco era programmato per domani. Lo spettacolo invece è già iniziato e nessuno di noi è stato invitato.”  “Sai cosa c’è di nuovo”. Sussurrò Eleonora con voce pacata, quasi rassegnata. “Tutto questo è straordinario, non riesco a sentire la rabbia, né la tristezza. Stendiamoci un po’ sul divano, spegniamo le luci e godiamoci comodamente la tempesta di morte che avanza verso di noi”. Si adagiò sul divano con Mattia tra le braccia. Con la mano diede due colpi sul cuscino che aveva accanto, facendo segno ad Antonio di sedersi al suo lato.

Antonio si sentiva spaesato, avrebbe voluto urlare, gettare tutto per aria, squarciare i quadri. In realtà non era mai stato più calmo. I fasci di luce rompevano il cielo, le bombe avanzavano. L’effetto delle alte dosi di barbiturici disciolte nel vino e nell’acqua aveva preso il sopravvento. Il divano era rivolto verso la finestra in modo che tutti e tre potessero godere della visuale perfetta. Accovacciati, avvolti fra se stessi nessuno li avrebbe mai più potuti sciogliere. Feng, l’umanità decadente, i giochi dei politici, le bombe avevano perso. La morte, questa volta, avrebbe unito ciò che l’uomo aveva bramato di dividere.

Salvatore Giannavola

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