Nel Paese degli ignavi: viaggio nella zona grigia

Nella giornata di ieri circa 15.8 milioni di italiani si sono recati alle urne per esprimere la propria volontà rispetto al tanto discusso referendum abrogativo sulle trivellazioni. Oggi è tempo di stime e di considerazioni e i risultati più significativi possono essere riassunti secondo quanto segue:

È stata registrata un’affluenza del 32%;

L’86% dei votanti si è schierato a favore del , mentre il 14% ha votato No;

È stato il referendum più partecipato degli ultimi 11 anni; secondo solo a quello del 2011 che portò all’abrogazione della legge sulla privatizzazione dell’acqua.

Il dato più eloquente è quello riferito alla percentuale di affluenza: il 68% degli aventi diritto di voto non è andato a votare.

Questo referendum, al di là dei dati numerici, ha rimarcato una caratteristica tipica degli Italians, un tratto distintivo che dal 1860 a oggi, e soprattutto negli ultimi 15 anni, sta mietendo più vittime di qualsiasi disastro ambientale, di qualsiasi trivellazione azzardata; mi riferisco all’indifferenza diffusa, a quel fare lascivo di coloro che un po’ per ipotrofia culturale, un po’ per indole, scelgono di non scegliere.

L’ignavia, incolore e inodore, si insinua subdolamente tra le crepe di una democrazia fragile fino a farla collassare, annullando tout court tutti i tentativi di progresso messi in atto dai pochi temerai che giorno per giorno, nei seggi, nelle piazze, nelle scuole, negli ospedali e in ogni angolo remoto di questa nazione bizzarra, provano a contrapporsi all’immobilismo ideologico dei più.

Ieri è stata la giornata commemorativa dell’italiano medio che con il suo imbarazzante silenzio è riuscito a inquinare i buoni propositi di quasi 16 milioni di votanti che tramite l’esercizio di un diritto speravano, quanto meno, di dare un indirizzo alle sorti di questo Paese, che per una volta provenisse dal popolo e non da un gruppo sparuto di oligarchi che in questa zona grigia che fluttua tra il Sì e il No ci sguazza ormai da troppo tempo.

In conclusione, rincuoriamoci con le parole di Dante, un genio italico che già nel quattordicesimo secolo(1304-1321) aveva individuato i pregi e i difetti di un popolo controverso, paradossale e unico.

Canto III: L’antinferno e l’incontro con gli ignavi

«Maestro, che è quel ch’i’ odo?

e che gent’ è che par nel duol sì vinta?».

Ed elli a me: «Questo misero modo

tegnon l’anime triste di coloro

che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo.

Mischiate sono a quel cattivo coro

de li angeli che non furon ribelli

né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.

Caccianli i ciel per non esser men belli,

né lo profondo inferno li riceve,

ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli».

Di Salvatore Giannavola

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