Virgin Mountain (film): una storia emozionalità, sensibilità e discriminazione

Fusi, interpretato da Gunnar Jonsson, ha superato da un po’ gli enta e vi con sua madre. Lavora come steward di terra  e la sua vita è fatta di piccole cose: casa, miniature della Seconda Mondiale, latte e cereali. Ha degli amici con cui condivide la stessa passione del modellismo e non ha alcun contatto con l’universo femminile, non l’ha mai avuto. Fusi è una montagna di sensibilità e insicurezze. La madre vuole farsi una vita e spesso si rivolge a Fusi come se fosse un peso. “Fus quando metterai su famiglia?” è il mantra che echeggia nella loro quotidianità. L’unica amica su cui può contare, è la figlia dei vicini di casa con cui molto spesso gioca e chiacchiera. Ma l’idillio dura poco, i vicini credono che Fusi sia un pedofilo. E poi il bullismo. Fusi è oggetto di attacchi frequenti da parte dei colleghi che non perdono occasione per colpirlo nei punti deboli della sua esistenza.

Un giorno, la madre decide di sferzare la monotonia della Gigante Buono in pantofole e lo manda dritto a scuola di ballo dove avrà incontrerà Sjofn, una donna complicata che di tanto in tanto cade nella voragine della depressione. Fusi la ama e lei si lascia amare fino a chiedergli di vivere insieme. Tuttavia, quando arriva l’ora gli confessa di non essere pronta. Fus cade nello sconforto e capisce che dovrà fare qualcosa per non rimanere bloccato nel pantano della sua vita. Finalmente trova il coraggio di partire e sale su un aereo, uno di quelli che osserva decollare dietro i vetri spessi dell’aeroporto.

Virgin Mountain è un film islandese scritto e diretto da Dagur Kàri, regista e musicista islandese che affronta una tematica difficile, la paura di aprirsi al mondo. Gunnar Jonsson è protagonista di una prestazione attoriale degna di nota. Una fisicità e un’espressività di quelle che non si dimenticano facilmente e che rimangono impresse. Nei suoi occhi traspare tutto il dolore di un’esistenza incompleta.

Non è un film facile, ma una volta che sarete entrati nel mondo di Fusi, rimarrete incantanti dalla sensibilità e dall’umanità di questo personaggio

Una fotografia scarna ed essenziale che fa da cornice ad una trama lineare che non ha bisogno di colpi di scena per attecchire sull’interesse dello spettatore. Bastano gli sguardi, le parole non dette per rimanere affascinati dalle dimostrazioni di umanità di Fusi.

Virgin Mountain è un film delicato ed emozionale. Andatelo a vedere.

 

Salvatore Giannavola

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