Nell’ambiente indie gira voce che i Balto non siano solo uno di quei gruppi che non può mancare in una playlist perfetta per chi, passa intere notti insonni con il cuore infranto, ma un band che nasconde un altro segreto.
Una loro usanza post concerto era quella di posare a terra gli strumenti, spegnere il microfono, scendere dal palco e indossare velocemente i grembiuli da cuochi per deliziare il palato dei presenti con un ottima carbonara.
(Ci fidiamo sulla parola, ma appena tutto tornerà alla normalità ne prenotiamo un piatto abbondante.)
Così, con una certa acquolina alla bocca, ho preparato queste domande che sono diventate un pretesto per scoprire come musica e cucina si fondono e si possono declinare in vari gusti.
È pronto in tavola, accorrete numerosi!
Allora, noi siamo romagnoli, quindi non vogliamo passare davanti a nessuno, per carità. Però la carbonara per noi è diventata quasi un rituale, e non vorremmo dire che siamo la miglior band italiana in cucina ma potrebbe anche darsi che sia così.
Ad ogni modo, gli ingredienti sono: guanciale (in listarelle), pepe nero, uova, pecorino e sale. La pasta la scegli tu in base a come è andata la giornata. Pasta corta se è stata una giornata tranquilla, pasta lunga al contrario, per accanirsi sugli spaghetti e mescolare l’odio alla dolcezza della carbonara.
Fuoco lento, quando il guanciale ha spurgato ed è diventato leggermente dorato bisogna (non) togliere il grasso rimasto.
A parte si mettono insieme i tuorli (noi teniamo almeno anche un albume), il pecorino, il pepe (esagerare) ed il sale. Mescolare costantemente. Quando la pasta è cotta al dente la si versa nella padella con il guanciale, fuoco spento, e si versa il mescolato. Infine, si può coprire la padella per un paio di minuti, in modo che la condensa si riversi in fondo alla padella e contribuisca ad ammorbidire la crema. Vino rosso e via.
I tortellini dell’Osteria Broccaindosso, ogni tanto ci andavamo dopo aver lavorato alle produzioni.
Direi che l’Italia non sarà mai davvero pronta per una cosa del genere, e quando sarà una questione di necessità globale saremo l’ultimo paese ad adattarsi.
Forse mangeremo meno carne, dovremmo provarci seriamente.
A quanto pare i ravioli al pesto; per noi era una cosa normale, ma da quando siamo con PioggiaRossa Dischi (che è di Genova) abbiamo capito che è un piatto proibito, quasi come i tortellini al ragù, o il grana sui tagliolini allo scoglio.
No, forse per un’indigestione sociale.
“Un gelato al limon” Paolo Conte
“Questa Notte” degli Ex Otago
“Marmellata #25”, Cremonini
“Finito il caffè” dei Gazebo Penguins
Boh ce ne sono venute in mente 4.
Non ne abbiamo idea, ci hanno un po’ stancato entrambi. Magari 4 ristoranti.
Prima il cibo e poi la musica.
Basterebbe non esagerare e masticare con calma, godersi i momenti e concedersi qualche sfizio.
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