Se pensate che il suo nome sia un omaggio al cantautorato napoletano, vi sbagliate. Galeotta fu la nonna (campana, ovviamente) e il suo affetto per la nipotina. Lucchese d’adozione, Annarè porta con sé la passione che solo il capoluogo partenopeo può darti. Passione per ciò che è dentro e che con la musica può uscire allo scoperto. Il suo ultimo singolo si chiama “Gluten Free” e parla di intolleranze alimentari e amore incondizionato.
Praticamente tutti! Annarè, diminutivo di Annarella, è di uso molto frequente in Campania. Considerando le mie origini, non è difficile credere ormai che questo sia diventato quasi il mio nome effettivo. Iniziò mia nonna, con tutto l’affetto che un nonno può racchiudere in un soprannome. Da questo, ho deciso di farne il mio tratto distintivo artistico. A discapito di ciò che si possa pensare, in riferimento alle celebri canzoni sia del grande Pino Daniele che di Gigi D’Alessio, “Annarè” per me nasce da mia nonna. In tutto e per tutto.
Ho iniziato a fare musica un po’ per necessità: avevo bisogno di un lavoretto part time per sostenere gli studi universitari e non pesare troppo sui miei genitori, così decisi di sfruttare la mia voce, a dispetto della mia timidezza, e iniziai a fare pianobar. Devo dire che la gavetta forma tantissimo e apre gli occhi. Ho scoperto la mia vera passione, ho lasciato da parte vergogna e pregiudizi su me stessa e mi sono lanciata a capofitto nello studio del canto, del pianoforte e della chitarra, al quale ho abbinato la mia attitudine alla scrittura. Nasce così il mio lato cantautorale.
Di Napoli penso di portare la cosa più importante in assoluto: la passione. La passione per i sentimenti, le emozioni, la musica, la lettura, la scrittura e… il cibo, anche da intollerante!
In questo caso, me! Sono due situazioni con le quali convivo, che mi condizionano e mi caratterizzano anche. Forse sono stati proprio gli input che mi hanno portato a cambiare i miei punti di vista, a capire che esistono sempre diversi modi per guardare le cose.
Le promesse hanno lo stesso valore che hanno le persone che le pronunciano. C’è chi ha “spessore” e chi no. Semplicemente: “il peso delle parole dipende dalla bocca da cui escono”.
Il live è il momento in cui tutto si perde, in cui io lascio andare tutto: razionalità, irrazionalità, rabbia, gioia, sentimenti, passioni, giudizi, pregiudizi… Mi ricarico di energia, entro in connessione con le persone che ho davanti, con tutti coloro che mi stanno ascoltando e condivido anche la più piccola parte di me. Ne esco svuotata e al tempo stesso rigenerata. I live sono, insieme alla “creazione” di canzoni, la parte più bella dell’essere artisti.
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