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Soliloquio: “Fuori dalla comfort zone” | Intervista

Il Soliloquio è un colloquio tra sé e sé, un momento riflessivo o meditativo che non prevede destinatari. Non a caso è anche il nome d’arte di Malcom Demarchi, giovane cantautore luganese.

Prendere le strade meno ordinarie va bene, se è ciò che ci dice il cuore. Questo il mantra di un ragazzo che, insieme al cantante palermitano Marco Cita, ha scritto la propria versione di “Girotondo”, noto brano di De André riadattato, in un certo senso, ai giorni nostri. Come mai è così difficile ascoltarsi? Ecco la sua risposta.

INTERVISTANDO SOLILOQUIO

Ciao! Com’è nata l’idea di chiamarti “Soliloquio”?

Ciao, il mio nome d’arte nasce dall’omonimo brano di “Mezzosangue”, artista che ha segnato la mia adolescenza. Oltre ad essere intimamente legato alla sua canzone, una volta che ho ricercato il significato stesso della parola “soliloquio”, mi sono ulteriormente convinto, perché il soliloquio è il processo che avviene tutte le volte che scrivo. Peccato solo che non tutti lo scrivano correttamente.

Sei originario di Lugano. In che modo coesistono, dentro di te, la cultura svizzera e quella del Bel paese?

La cultura italiana, rispetto a quella elvetica, ha sicuramente un impatto più importante su di me, come credo sulla maggior parte delle persone che abitano in Ticino. Siamo la minoranza linguistica di uno Stato che è privo di un’identità solida, mentre il Bel paese riesce ad influenzarci costantemente. Anche per quanto riguarda l’identità nell’ambito musicale, l’essere multilingue risulta uno svantaggio per la Svizzera.

“Girotondo” è il tuo ultimo brano, scritto insieme a Marco Cita, cantautore palermitano. Com’è nata l’idea di una collaborazione?

La collaborazione nasce ai Casting di Amici di Maria De Filippi l’estate scorsa, a Roma. Ci siamo incontrati nel piazzale degli studi della Mediaset e sin dai primi dialoghi abbiamo percepito un feeling fuori dal comune, al punto che Marco era convinto di avermi già conosciuto in precedenza. Una volta svolto il provino abbiamo improvvisato una breve vacanza nella capitale, suonando nelle piazze e nei parchi della città. Ci siamo ripromessi di non perdere il contatto e che le nostre strade dovevano ritrovarsi, e così è stato. Marco Cita è venuto in Svizzera per registrare dei brani suoi e in tal modo abbiamo avuto l’occasione di realizzare Girotondo.

Esiste un nesso tra il vostro “Girotondo” e quello di De André?

Assolutamente sì. L’anno scorso, in questo periodo dell’anno, stavo svolgendo uno stage in una scuola speciale della Svizzera francese. Ero dunque sempre a contatto con bambini e volevo far sentire loro delle canzoni in italiano, tra le quali mi è venuta in mente “Girotondo” di Faber. De André in generale, ma in particolar modo questo brano è stata la colonna sonora dei miei viaggi da bambino e riprenderlo anni dopo ha provocato in me la voglia di reinterpretare il messaggio di quella canzone facendone un brano mio.

“Sono stufo di tutti i cliché, il mondo va a rotoli e nessuno lo dice”. Come mai c’è tanta gente che non ha il coraggio di inseguire i propri sogni, secondo te?

Perché viviamo in una società che non ci stimola a farlo. In particolar modo dove abito io, dove vi sono relativamente buone opportunità lavorative e scolastiche, in pochi scelgono di abbandonare un percorso ordinario per sceglierne un altro. Si ha paura di rischiare, di uscire dalla zona di confort, di essere giudicati, e tutto questo porta la gente ad abbandonare le proprie aspirazioni più astratte rendendole poi frustrate per tale motivo.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento?

In Italia oggi intercalo Rap e Indie. Sto ascoltando molto Rkomi, Caparezza e Ernia, ma anche anche davvero tanta musica francese.

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