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Simoke: “Sono un artigiano del suono” | Intervista

Quante volte, ascoltando un brano, ci rendiamo conto che ciò che ci attrae di più sia la musica? Spesso, dietro ad una base vincente e in grado, da sola, di rendere bella una canzone c’è proprio la figura del produttore.

A detta di Simoke, giovane produttore musicale romano, chi produce il brano è un po’ un artista, uno scultore in grado di scorgere del potenziale in un pezzo di pietra ancora grezzo.

Ad oggi ha prodotto singoli insieme a diversi artisti, ma tra non molto potremmo assistere ad un album interamente firmato “Simoke”. L’ultima uscita, realizzata insieme al collettivo Cherberau, si chiama “Sec” e parla della difficoltà di lasciar andare una persona.

Il lavoro di Simoke si basa tutto sulla lungimiranza e sul dialogo che viene a crearsi con l’artista in questione. Il lavoro di Simoke in tre parole? musica, comunicazione e occhio critico.

INTERVISTANDO SIMOKE

Ciao, come nasce la passione per la produzione musicale?

Mi sono sempre chiesto come si costruisse un brano musicale, ed è proprio da questa domanda che ho sviluppato il mio interesse per la musica. Dopo essermi diplomato al liceo musicale di Anzio mi sono iscritto al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma al corso di musica elettronica e da quel momento la mia passione per la produzione è cresciuta sempre di più.

Che differenza c’è tra un produttore e un “semplice” artista?

Molte volte quando ascoltiamo un brano, il primo pensiero è: “questo cantante/artista è proprio bravo”, però spesso viene a mancare la consapevolezza che in un brano la prima cosa che ci attira è la musica! Per rispondere a questa domanda bisogna chiedersi : “che cosa ci piace maggiormente nel brano che stiamo ascoltando?” La musica, la voce, il testo, l’originalità o il personaggio? Sono convinto che attualmente i “veri” artisti siano i produttori, coloro che costruiscono le fondamenta di un pezzo, che scolpiscono suoni e rumori, che come un artigiano che lavora la pietra, riescono a vedere il risultato finale già nella loro testa. 

Quale marchio distintivo pensi di dare ai brani che produci?

Non saprei, non amo auto-etichettarmi e in più mi piace variare in base all’artista con cui lavoro. 

Che tipo di lavoro c’è dietro ad un brano come “Sec”, la tua ultima uscita?

Nel caso di questo brano, la lavorazione è stata in compagnia dei ragazzi che compongono il collettivo degli Cherberau. Avevano già chiare le idee su come sviluppare il brano, io ho semplicemente cercato di tradurle plasmando la composizione in qualcosa di più originale, sia nella produzione che nella registrazione.

Qual è il dialogo tra te e chi canta?

Dipende da persona a persona, infatti la difficoltà spesso si trova nel saper tradurre ciò che vorrebbe il cantante. Con amici e persone che frequento maggiormente queste barriere sono minime, ma con chi si trova per la prima volta in uno studio non è semplice comunicare.

Hai mai pensato di fare un album o un EP tutto firmato “Simoke”?

Assolutamente sì, sto finendo di lavorarci e a breve comunicherò tutto sui social.

 

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