Insicurezza costante e imminente, incertezza che volge al peggio: questa è la condizione di precarietà che la maggior parte di noi si trova a dover vivere al giorno d’oggi. Che si tratti di precarietà lavorativa o di precarietà emotiva, credo che siano come dei cani che si mordono la coda, l’uno dipende dall’altro e viceversa.
Sarà un caso, eppure, di recente mi imbatto in “Mille euro al mese”, nuova canzone de La Colpa, che ha scalato le classifiche entrando persino in Rock Italia, playlist di Spotify. “Mille euro al mese” descrive complessivamente uno stato d’animo che accompagna me e molti miei coetanei almeno negli ultimi tempi. Non potevo dunque che parlarne direttamente con la band in questo nuovo Indie Talks!
Ciao e benvenuti a voi nel nostro piccolo mondo colpevole. Beh, per entrare subito nel vivo dell’argomento, ti dico che il ritrovarsi in questa condizione “precaria” è diventata per noi, ma penso anche per tanta altra gente, un punto fermo della vita di tutti i giorni, al quale ci si è abituati immediatamente.
A questa domanda, ti rispondo citando una parte del testo di “Mille euro al mese”: Per sopravvivere almeno un anno ancora.
Precarietà a 360 gradi, non so se la pandemia abbia peggiorato o sia “colpevole” di qualcosa; credo che oggi si viva alla giornata tutto ciò che ci riguarda, compresi i rapporti umani con le persone attorno a noi. È tutto così veloce e “a portata di app” che sempre di più si è portati a isolarsi dal mondo reale. Ormai è la nostra stessa anima ad essere diventata “precaria”.
Sicuramente meglio la seconda opzione, ma quanti possono permettersi di, pur raschiando il fondo del barile, pur accontentandosi, poter fare quello che si ama e non chinarsi a quei tristi “Mille euro al mese”?
Abbiamo già imparato a convivere con questa condizione.
“Pompare la giostra” sempre e comunque, non mollare mai, che prima o poi assisteremo ad una nuova alba. E se così non fosse, allora godiamoci la notte come meglio possiamo!
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