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Wet Floors: “La rinascita del rock per la Gen Z” | Intervista

Wet Floors sono una band marchigiana che si colloca nella dimensione musicale del Rock indipendente Moderno italiano con influenze punk pop e blues. Il gruppo propone quindi un incontro tra sonorità energiche e coinvolgenti spinte da una voce femminile fortemente interpretativa e dal timbro inconfondibile. Eletti “band emergente dell’anno” da Rolling Stone Italia, i Wet Floors dimostrano tutta la loro vena compositiva sfornando singoli di alto impatto musicale. Ciò che più stupisce (ma forse in questo momento storico poi non dovrebbe) è la giovanissima età dei tre membri della band.

Abbiamo intervistato i Wet Floors per conoscerli meglio, aprendo gli orizzonti ad una nuova era del rock italiano: il “Gen Z Rock”.

INTERVISTANDO I WET FLOORS

Cosa spinge i Millennials a mettere su una rock band?

Ma millennials a chi?!? Noi siamo gen z 🙂
A parte gli scherzi crediamo di essere stati fortunati ad avere avuto la possibilità di poter studiare musica con ottimi insegnanti in particolare il maestro Marco Vitali che ci ha dato basi solide non solo nella tecnica ma anche nella metodologia e nel processo di composizione e registrazione, quindi riteniamo che aver formato gli Wet Floors sia stato un passo naturale e fisiologico del nostro percorso.

Perché avete scelto queste sonorità vintage? Cosa trovate di “diverso” rispetto a ciò che viene prodotto adesso?

Noi siamo una generazione che non ha avuto, rispetto ai nostri genitori, la possibilità di notare un’evoluzione dei generi nel tempo. Ci siamo trovati con internet che ci ha offerto tutto nello stesso istante, schiacciato su un unico piano. Quindi a volte ci troviamo ad ascoltare un brano blues e subito dopo uno punk senza troppe difficoltà (forse perché siamo più alla ricerca del bello nel singolo brano piuttosto che in un genere più ampio) sporcandoci continuamente con diversi generi. È naturale poi il catturare da ognuno qualche passaggio o una soluzioni particolare che poi assorbiamo e, facendola nostra, la usiamo nei nostri brani i quali magari apparentemente sono di stampo rock per via delle sonorità distorte, ma celano alcuni elementi nascosti provenienti dalla musica blues o alcuni espedienti che abbiamo imparato dalla musica elettronica.

Cosa vi ispira di più quando scrivete i vostri brani?

I nostri brani nascono principalmente dallo stato d’animo che abbiamo in quel momento in cui troviamo ispirazione. Solitamente partiamo o da un groove di basso o da un giro di chitarra che ci ronza in testa, da lì in poi la stesura di una prima bozza del brano è quasi immediata. A questo punto subentra la fase di arrangiamento e produzione che dura, a seconda dei casi, una settimana o anche qualche mese dove giochiamo su varie idee e sfumature che rendono i nostri pezzi unici, fantastici, levissimi…

Quale sarebbe la “line-up” ideale in un festival in cui suonate anche voi?

Allora bellissima domanda, premettendo che ci piacerebbe suonare su un festival punk rock italiano, la scelta ricadrebbe subito su gruppi come i ROS (ai quali stiamo facendo la punta da un po’), i Rumatera (che ammiriamo) o i nostri concittadini i L.P.O.M.; anche se condividere il palco con artisti più eclettici come Caparezza, Dirty Honey o i Greta Van Fleet non ci dispiacerebbe.

Avete carta bianca…cosa vorreste dire ai vostri coetanei che si stanno approcciando al mondo della musica?

Un consiglio che vogliamo dare a tutte le persone che pensano di intraprendere un percorso simile al nostro è quello di mettere la testa apposto fin da subito perché la salita è molto dura e lo è anche per noi che tanto in alto ancora non siamo arrivati. Siate testardi perché di ostacoli ed errori durante il percorso ce ne sono e sempre di più grandi. Soltanto facendo ciò che amiamo nel modo in cui siamo si sopportano facilmente e senza peso gli imprevisti e il peso delle varie scelte.

 

Vincent Hank

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