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Regione Trucco: “Perdersi può essere una libertà” | Intervista

Lasciati libero di perderti, accetta i tuoi errori e non farti troppe domande alle quali ti viene scomodo e difficile azzeccare le risposte giuste. Vivi come preferisci, non sentirti obbligato a scegliere solamente per dare retta a certe circostanze, sacrificando la tua essenza perché tutti gli altri non si comportano come pensi tu.

I Regione Trucco salgono sul palco con la voglia di divertire ed emozionare, con brani sinceri indirizzati verso la libertà, ognuno deve imparare a conoscere davvero chi è, prendendosi tutto il tempo di cui ha bisogno, invece che sacrificare la  felicità davanti al tempo o al dio denaro.

La società di oggi tende all’omologazione, giudicando sbagliato chi ha il coraggio di sognare, per fortuna ancora oggi la musica e il rock sono simboli di ribellione!

INTERVISTANDO REGIONE TRUCCO

Chi sono i Regione Trucco e come nasce questo nome?

I Regione Trucco sono una band di Ivrea, composta da Umberto d’Alessandro (voce-chitarra), Andrea Re (tastiere e sintetizzatori), Manuel Pozzo (batteria e sample pad). Suoniamo insieme con questa formazione da 6 anni e, sebbene arriviamo da percorsi artistici molto differenti l’uno dall’altro, siamo molto affiatati. Aspetto che crediamo venga particolarmente fuori durante i nostri live, per altro nostro obiettivo primario.

Il nome: be’ è un mistero…Nel tempo abbiamo seminato in giro indizi a riguardo, ma nessuno ha mai indovinato la sua origine. Possiamo solo dirvi che è un nome vero, senza trucco e senza inganno.

A chi è dedicata “Lady Hawk”?

O nasci ricco o devi lavorare:  per pagarti l’affitto della casa che mamma e papà non ti hanno comprato, per le rate della macchina che ti serve per andare a lavoro che ti serve per pagarti le rate della macchina, e così via… la canzone è dedicata a tutte le coppie che tengono duro nonostante il poco tempo per stare insieme.

L’essere umano è affascinato dalle risposte che non può avere o capire?

Dovrebbe, ma forse ne è più spaventato. La paura di ciò che non si comprende rischia di portare a smettere di cercare di capire, di porsi domande, pensando, in questo modo, di prendere una scorciatoia per smettere di avere paura. Ma è un errore di metodo. 

Per stare bene insieme bisogna diventare complici?

Nel breve periodo, basta una birra; sul lungo è assolutamente indispensabile.

Perdersi è un atto di libertà estrema?

Accidenti che domande filosofiche!!! Generalmente non ci si perde apposta, quindi forse è più un atto casuale. Certo, se non capita mai di perdersi significa che la propria vita corre sempre e solo su binari prestabiliti e questo, se non è assenza di libertà, quantomeno è presenza di noia. 

È difficile ammettere davanti ad uno specchio i propri difetti?

Una persona sa benissimo quali sono i propri difetti. Se non li ammette a se stesso si chiama dissociazione. Diverso e più difficile è riconoscerli davanti agli altri, con i quali magari si tende a non voler intaccare l’immagine di sé che si vuole dare.

Che effetto fa essere “quelli nel mezzo”?

Non è esattamente una bella sensazione, ci si sente un po’ fuori posto, mai completamente a proprio agio nel tempo che si occupa. E’ come far sentire ai propri genitori una canzone e vederli contrariati perché i suoni sono “troppo elettronici: cos’è, li hai fatti al computer?”  e poi far sentire la stessa canzone a un ragazzo di 20 anni che  dopo 8 secondi di strumentale ti dice “L’intro è troppo lunga”.

Nicolò Granone

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