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I Wicked Expectation e la giungla interiore di “Inner Jungle” | Intervista

Anticipato dai singoli “Moving Clockwise“, “By the Air” e dai rispettivi rework a cura di Plato e Six Missing, è ora disponibile in vinile edizione limitata e in digitale “Inner Jungle”, il nuovo EP della band torinese Wicked Expectation.

Wicked Expectation è una band elettronica di Torino. Suoni sperimentali, ambient e glitch mixati con voci pitchate e synth disegnano scenari psichedelici ed eterei.

Inner Jungle è il secondo Ep della band, dopo “Echoes” del 2019 e il quarto lavoro in studio dopo gli album “Visions” del 2015 e “Folding Parasite” del 2017.

Pubblicato da Sideshape Recordings, le sei tracce delineano un percorso immersivo che intreccia la forma canzone persuasa da ritmi nordeuropei Broken Beat e UK-Garage, a tracce totalmente strumentali dal taglio Glitch/Ambient/IDM.

“Inner Jungle” è la tempesta emotiva di inquietudine e inadeguatezza, una vegetazione rigogliosa dalla bellezza incontrollabile. È proprio nei fiori più esotici e nelle piante più pericolose che risiede la vera natura interiore, intima e profonda; la coesistenza di forza e debolezze che ognuno di noi cerca di celare. “Inner Jungle” è un inno allo scomodo e al diverso, l’accettazione di cosa ci rende utili e a volte non desiderabili.

Intervista ai Wicked Expectation

Raccontateci di più su “Inner Jungle”…e no, non le solite cose da intervista, ma qualche aneddoto gustoso, qualche dietro le quinte, qualcosa che veramente vorreste dire ma ancora non l’avete fatto!

E’ stato un processo piuttosto lungo, abbiamo iniziato a creare canzoni per il gusto di portare nuovo materiale live, eravamo un po’ stanchi dei vecchi pezzi. L’idea di racchiudere tutto in un EP è arrivata dopo. Abbiamo colto la palla al balzo e deciso di stampare su vinile, l’unico supporto fisico che in questo momento ha senso fare.

Grandi aneddoti sulle registrazioni o sul processo creativo non ne abbiamo, ma abbiamo registrato (nella nostra testa) un po’ di reactions dei big presenti al Rock Contest Controradio di Firenze. Durante la serata finale, al Viper Theatre, tra giudici ed ospiti c’erano Emma Nolde (si è complimentata con noi e ci ha eletto i suoi preferiti), Motta (dalla sua faccia gli abbiamo fatto cag…), Alberto Cazzola de Lo Stato Sociale e Max Collini degli ODP (dai quali abbiamo ricevuto complimenti e consigli utili) e Pierone Pelù (indifferenza totale al nostro progetto). A parte tutto, è stata una serata pazzesca che rivivremmo mille e più volte!

Come vivete il rapporto tra l’elettronica nordeuropea e l’elettrosound torinese? Siete nati in una città dalla forte identità clubber, come vi ha influenzato?

Qui a Torino c’è una forte cultura elettronica, la si vive e la si respira, anche se in questi ultimi anni abbiamo notato un declino rispetto alla celebre scena passata. Noi stessi non ci sentiamo molto influenzati da quello che succede in città, ci piace andare alla ricerca di quello che avviene fuori. Come giustamente accennavi, l’elettronica nordeuropea è la nostra principale ispirazione, unita alla musica ambient, al post-rock.

Siamo un progetto ibrido, suoniamo ambient-elettronica ma siamo a tutti gli effetti una band, il che dona particolarità al progetto ma lo rende anche difficile da incanalare in una scena particolare.

Come nasce un brano dei Wicked Expectation? Quali sono i punti fondamentali sui quali costruite le vostre canzoni?

Viviamo in città diverse (Torino e Milano) ma abbiamo la fortuna di vivere in un mondo in cui la tecnologia permette di azzerare le distanze. I nostri brani nascono da un idea che, come una valanga, cresce di mail in mail fino a diventare una bozza di canzone. Successivamente ci troviamo insieme per affinarla e renderla completa. Diciamo che non abbiamo mai scritto un pezzo partendo da una jam in sala prove, ma mai dire mai!

Le fondamenta sono sempre un buon groove di batteria ed una linea di basso, da li costruiamo la parte melodica ed andiamo ad arricchire l’armonia del pezzo! La voce la usiamo come uno strumento, non deve essere preponderante ma esattamente al livello di tutto il resto, ci piace così!

Qual è l’ambiente perfetto per ascoltarvi per la prima volta? In un club, in casa al buio con un buon bicchiere, in auto a tutto volume verso un afterparty…ditecelo voi!

Crediamo che, per quanto siamo soddisfatti del nostro prodotto registrato, sarebbe bello scoprirci dal vivo la prima volta. Un festival o un club non importa, ma le band che ricordo con più ardore sono quelle che ho scoperto live, addentrandomi nel loro repertorio una volta tornato a casa.

Cosa vi piace e cosa non vi piace della musica italiana?

Non ci piace il paraocchi che ognuno di noi ha, la settorialità e le fanbase accanite pronte a difendere ad ogni costo.

E’ giusto che un’artista debba mettersi in discussione, non percepire il pubblico come una mucca da mungere, intanto “tutto ciò che tiro fuori a loro va bene”. Le idee vanno coltivate, ci vuole il giusto tempo e la giusta dose di ispirazione. 

In questa settorialità forzata, ora è il tempo della musica cantata in italiano e non c’è spazio per altre proposte, pur belle che siano. Conosciamo molte band che, con testardaggine, continuano a cantare in inglese non ottenendo i riscontri che meritano oppure altre che, per provare ad essere ascoltati, cambiano la loro direzione artistica. E’ tutto lecito, ma è triste percepire la bellezza di un progetto solamente basandosi su pochi parametri.

Il bello, invece, sta proprio in queste realtà sommerse che rappresentano davvero delle gemme che purtroppo in pochi arrivano a conoscere. Alcune band con le quali abbiamo condiviso il palco ci hanno meravigliato e non vediamo l’ora di conoscerne altre durante questa stagione dei festival!

Vincent Hank

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