Se avete visto Matrix avete presente la scelta tra la pillola rossa e pillola blu, ecco la “Vitamina Life” di Tripolare è il mischiare queste due realtà, cioè l’illusione della speranza con gli effetti del quotidiano con i propri spazi e tempi.
Tripolare s’immerge nei dolori della sua generazione con la voglia di emergere per creare una nuova narrazione, creando uno stile personale fatto di una dolce rabbia indirizzata verso un futuro tutto da scrivere.
La sua scrittura è personale, feroce e sincera. Dentro le sue canzoni c’è spazio per il suo vissuto, ma anche per le storie di una società che ha bisogno di credere in se stessa ed evadere da certi limiti imposti dall’alto. L’uomo ha la capacità di rimanere intrappolato dentro relazioni, impegni o lavori che lo portano al di là della sua essenza, quindi la libertà di cui parla Tripolare è una forma di ribellione dal gusto di passione e desiderio, anche se in certi casi è inevitabile dover ingurgitare persino qualche boccone amaro.
Ovviamente, la vita è un alternarsi di entrambe le cose. Le delusioni ti fanno capire che non siamo esseri infallibili e, di conseguenza, ti portano ad apprezzare di più i momenti di gioia.
Sì, totalmente. Ho notato, per esempio, una grande differenza di punti di vista tra Napoli e Milano. Ciò che funziona a Napoli può non funzionare a Milano: il contesto sociale, economico e culturale hanno sicuramente un enorme impatto sulla percezione della realtà.
In generale, a parte pochi momenti di crisi, riesco bene a trovare un mio equilibrio interiore.
Quando ho scritto “Il primo verso” ero in una relazione che durava da tempo, eravamo cambiati molto. In alcuni momenti ero felice che mi stesse vicino, in altri, invece, sentivo l’esigenza di stare da solo. Credo che tutto dipenda molto dalla persona che mi sta accanto e dal tipo di relazione che sto vivendo.
Lo scrollarsi di dosso tutte quelle sovrastrutture che non sono reali. In questo Napoli mi aiuta molto: quando torno a Napoli ho a che fare con i miei amici che studiano all’università, che vivono una vita “normale”. Questo mi permette di rimanere ancorato alle cose più semplici della vita, che riporto nelle mie canzoni e che, alla fine, sono le cose in cui le persone si identificano di più.
Tante cose. Al primo posto senza dubbio la guerra, qualsiasi altro problema a mio avviso può passare in secondo piano.
Per quanto riguarda il mio mondo, invece, il fatto che più cresce il mio pubblico e più mi trovo a fare i conti con persone a cui non piaccio. All’inizio è una cosa difficile da gestire, ma spero, con il tempo, di riuscire a farci l’abitudine.
In realtà tutti. Tutti gli sbagli ti insegnano qualcosa, da tutti gli sbagli si può imparare qualcosa.
"You look so tired, unhappyBring down the governmentThey don't, they don't speak for us No…
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