New Indie Italia Music Week #263
“A dissident is here
Escape is never the safest path
Oh, a dissident, a dissident is here
And to this day, she’s glided on”
(Dissident – Pearl Jam)
A volte una canzone nasce da una crepa. Da qualcosa che non siamo riusciti a dire, da un silenzio rimasto sospeso tra due pensieri. La musica ha questa strana capacità: trasformare le fragilità in suono e i dubbi in parole che qualcuno, da qualche parte, sentirà proprie. È forse per questo che tanti brani indie sembrano piccole confessioni messe in musica, racconti imperfetti ma sinceri della vita quotidiana. In fondo l’indie è sempre stato questo: libertà creativa e bisogno di esprimere qualcosa di autentico, lontano dalle formule del mainstream.
In questa rubrica proviamo ad ascoltare proprio quel momento in cui un’emozione diventa canzone. Perché certe melodie non servono solo a essere ascoltate: servono a ricordarci che anche l’anima, a volte, ha bisogno di una colonna sonora.
Segreto – Lorenzo BITW Rosita Brucoli
Il nuovo singolo di Lorenzo BITW si sviluppa su un beat drum’n’bass che rievoca l’immaginario anni ’90, intrecciando scrittura in italiano ed elettronica con un taglio netto, lontano da nostalgie di maniera. Il risultato è un brano che porta l’urgenza del racconto dentro la dimensione del club: la scrittura procede per immagini dirette, quasi impulsive, mentre la produzione alterna accelerazioni e aperture più sospese, creando una tensione costante tra impulso ritmico e una dimensione più riflessiva.
“Segreto” anticipa il nuovo album “Club della Fortuna” e segna il primo incontro artistico con Rosita Brucoli: la collaborazione costruisce un fragile equilibrio tra malinconia e bisogno di esporsi, trasformando la memoria di una relazione e le parole non dette in materia sonora, più che in semplice tema narrativo.
Con questo brano, Lorenzo BITW apre una nuova fase del proprio percorso, definendo le coordinate del disco in arrivo: un’estetica che usa i codici della club culture per parlare di assenze, ritorni e identità, spostando l’elettronica dal solo spazio funzionale del dancefloor a un luogo più umano e narrativo.
Giorgio – La Gente
La Gente torna con “Giorgio”, un brano che parte da un nome proprio per trasformarlo in qualcosa di universale. Non è soltanto la storia di qualcuno, ma un confronto che diventa specchio in cui riconoscersi.
“Giorgio” nasce come un dialogo e si fa racconto di quella zona fragile in cui identità, paura e desiderio di essere compresi convivono senza trovare una sintesi. Giorgio si costruisce i propri conflitti e continua ad alimentarli, si espone e poi si pente, fa musica solo per sé ma teme chi lo ascolta. Vive sospeso tra il bisogno di aiuto e l’incapacità di chiederlo davvero.
“Giorgio non ha mai saputo chi è e ha paura del futuro.
Si sfoga sulle persone e poi se ne pente. Sta male e non ne parla.
È uno e tutti. Siamo io e te.” raccontano La Gente.
La band sceglie di non semplificare e resta in quella zona grigia dove le emozioni cambiano forma, dove ciò che ferisce può assomigliare a ciò che salva e nulla è mai definitivo. È lì che Giorgio si muove, dentro un’ambivalenza che non si lascia risolvere, attraversando quella stanchezza sottile di chi prova a capire tutto per non sentire troppo, mentre il cuore continua a bussare. C’è il desiderio di salvare qualcuno e, insieme, la consapevolezza che ogni tentativo ha un limite, perché ognuno dovrà trovare il proprio scoglio e decidere se restare in equilibrio o scegliere di ripartire.
“Giorgio” non offre soluzioni e non costruisce eroi. Mette a nudo una condizione emotiva condivisa, quella di chi fatica a nominare il proprio dolore e spesso lo trasforma in distanza, in conflitto, in silenzio.
Sola tra le nuvole – Roshelle
Sola tra le nuvole” è il racconto di un momento, delicato e necessario, di distacco e trasformazione: una corsa lontano da ciò che si lascia alle spalle, tra ricordi che restano stretti e la consapevolezza che a volte partire è l’unico modo per ritrovarsi. Il brano si muove tra fragilità e desiderio di libertà e di autenticità, dando voce a quella sensazione sospesa di chi sceglie di allontanarsi senza sapere esattamente dove arriverà, ma con la certezza di dover andare. La solitudine evocata da Roshelle non è una fuga dal mondo, ma uno spazio intimo in cui ritrovarsi, accettare i propri dubbi e aprirsi alla possibilità di un nuovo inizio.
Fino in fondo – Flam Boy
Ci sono storie che non si salvano tornando indietro, ma attraversando tutto.”FINO IN FONDO”di Flam Boy nasce da questa consapevolezza semplice e potentissima: restare, guardarsi, sentire anche il fruscio del vento quando il silenzio diventa spazio sacro. Non è una canzone d’amore nel senso convenzionale, è piuttosto un piccolo rituale pop sulla scelta di non scappare.Come in certi racconti iniziatici, dove il viaggio non è fuga ma immersione, il brano intreccia immagini naturali e simboliche, loto, calendula, rose, acqua che torna limpida, per raccontare una riconnessione che è insieme fisica e spirituale.
Pelle contro pelle, mani nelle mani, energia che fluisce: l’unione non è possesso ma presenza.Nel suo indie pop luminoso e avvolgente, Flam Boy costruisce una dimensione sonora leggera ma attraversata da un pensiero mistico che non si prende troppo sul serio. “La via per tornare è andare fino in fondo” non è solo un verso, è il cuore del brano: un invito a non sottrarsi, a restare anche quando sarebbe più facile scappare.
Post (Album) – Kalpa
Nei movimenti artistici, si aggiunge il prefisso “post-“ per indicare un superamento di questi ultimi, mantenendone l’essenza: quando hai dato tutto ciò che potevi dare, devi distruggere tutto e ricostruire. È da questo apparentemente semplice concetto che si sviluppa “POST”, il nuovo album di Kalpa: un disco nato dalla necessità di reinventarsi non solo creativamente ma anche umanamente.
Un nuovo album che parla di lavoro, postmodernismo, apocalisse quotidiana, capitalismo, sindrome dell’impostore e, come sempre, di quel senso di schifo generale che attraversa il presente. Ma la vera chiave di lettura è un’altra: la sincerità. Quella che fa paura, che in un mondo di maschere diventa difficile da praticare, ma che resta l’unico strumento per capirsi davvero. È una tensione che torna ossessiva nei testi – “Detto da me, non so se sarà sincero”, “Lo sai che non è facile per me”, ma anche “Ho ancora un po’ di tempo per decidere” – frasi ripetute come mantra generazionali, martellanti, necessarie. La scrittura è semplice solo in apparenza: serve a rendere universali emozioni complesse, a trasformare il disagio in linguaggio condiviso, fino a costruire una vera e propria catarsi sonora che attraversa tutta la tracklist.
Anche il suono vive di contrasti continui: è organico, ruvido ed elegante allo stesso tempo, frenetico ma sempre tenuto in controllo. Chitarre taglienti e pattern ritmici violenti si scontrano con archi destrutturati e pianoforti più intimi, muovendosi dentro un caos lucido che cambia pelle traccia dopo traccia: dal post-punk all’indie folk, dall’alternative R&B alle derive elettroniche più radicali. Un equilibrio instabile, come quello raccontato nei testi: “Trovati un posto più bello”, “Fingerò di non avere paura”: canzoni che non cercano risposte facili, ma restano fedeli al dubbio.
Dimenticare Maria – Pierpaolo Capovilla e i Cattivi Maestri
“Dimenticare Maria” è un pugno nello stomaco. Una canzone potente e di denuncia come nelle corde di Pierpaolo Capovilla, già voce de Il Teatro degli Orrori e figura molto riconoscibile della scena rock e cantautorale italiana.
Maria è una ragazza di 20 anni che muore di overdose per strada, nell’indifferenza generale. La canzone è quindi un pezzo di forte denuncia sul degrado, sull’indifferenza sociale e sulla facilità con cui ci si dimentica delle persone fragili. Eppure come ci si può dimenticare di una vita spezzata così presto? “Com’è possibile dimenticare Maria?”. Il giorno dopo la notizia diventa una breve di cronaca sul giornale, l’ennesima overdose raccontata in poche righe. In modo freddo, distaccato e per nulla empatico. Musicalmente intensa e drammatica, fonde tensione elettrica e parola nuda in una forma scarna e incandescente.
“Dimenticare Maria” non è solo il racconto di una tragedia individuale, ma il rifiuto di accettare che storie come questa scivolino via nell’indifferenza. Perché dimenticare Maria significherebbe dimenticare tutti gli altri.
(Christian Gusmeroli)
Controra – I Gini Paoli
I Gini Paoli, gruppo ovviamente genovese, tornano a distanza di tre anni dalla loro opera prima, l’album “Esotica Naturalizada”.
Lo fanno con questa canzone chiamata “Controra”.
La controra è quel momento del primo pomeriggio, molto tipico nel sud Italia, in cui tutto sembra fermarsi. Il caldo è fortissimo e le strade sono vuote e tutto sembra immobile. Una “siesta” nostrana. Nella canzone la controra è un invito a un gesto di sospensione dell’attività forzata. Un momento da ritagliarsi per sé stessi e isolarsi dal “rumore” e dalla frenesia della città che ci circonda.
I Gini Paoli, musicalmente, hanno uno stile diverso dal cantautore genovese celeberrimo a cui si sono ispirati per il nome. Controra si muove su coordinate tra dub e funk. Riff di chitarre squillanti mantengono contatto con la realtà, sorretti nell’arrangiamento da percussioni tropicali. Il risultato è una marcia lenta, obliqua e dissestata che si insinua sotto la pelle.
La canzone Controra anticipa il prossimo Ep della Band in uscita a metà aprile e si chiamerà “Arriviamoci”.
Nell’attesa possiamo forse trovare la risposta a una domanda che ci sorge spontanea. I Gini Paoli sono la risposta genovese a I Vazzanikki di Valerio Lundini o viceversa? Scherzi a parte, buona controra a tutti
(Christian Gusmeroli)
Io mi voglio perdere – l’Albero
Andrea Mastropietro, in arte l’Albero, lancia il suo nuovo singolo “Io mi voglio perdere”.
Sul brano L’Albero afferma: “Èuna canzone contro la vita iper programmata e organizzata. Oggi sembra non si possa più vivere in maniera estemporanea, di “punto in bianco”, come diceva Laforgue. Il tempo è sempre più denaro, le stimolazioni sono continue, gli spazi di libertà più rari. Il brano è un inno al perdersi, in qualcosa o in qualcuno, senza coordinate precise o mappe.”.
Il testo della canzone è abbastanza chiaro, le parole dell’artista confermano le immagini che la nostra mente crea all’ascolto del brano. Il perdersi, in questo caso, non è uno smarrimento negativo ma una fuga dalla frenesia. Non manca la critica sociale “dimenticare di lavorare ed esser schiavi / oggi come ieri uomini o caporali”, il lavoro visto come sfruttamento che priva di qualcosa di molto importante le persone ossia il tempo. Non entriamo nel merito della questione, ma è evidente come oggi il lavoro venga spesso percepito come sempre più opprimente, schiacciato dalla logica della produttività e del profitto.
Una canzone che rievoca i tema libertari dei cantautori degli anni 70, un cantautorato legato ai movimenti sociali.
Il singolo anticipa l’album in uscita tra due settimane. Nell’attesa non resta che coltivare anche in noi la voglia di perderci.
(Christian Gusmeroli)
Economia – Dimensione Brama
“Economia” è il pezzo di Dimensione Brama, una rock band romana che unisce l’irruenza musicale del punk a scenografie teatrali elaborate.
“Mi cago sotto” è la frase più frequente in questo testo. Non solo una provocazione ma una presa di coscienza di una situazione mondiale che non è rosea. L’individuo in questo momento storico è bombardato, per fortuna solo virtualmente almeno noi che viviamo in una parte di mondo per ora ancora “protetta”, da paure globali pressanti e opprimenti.
Il titolo, “Economia”, pare suggerire che sia questa a dominare su tutto. Sulla guerra, sul lavoro, sulla politica e sulla vita quotidiana.
“Operai nuovo millennio, Cognitivi senza fili, Sonnambuli precari”, nel secondo verso vengono elencate queste figure. Qui la denuncia si sposta sulla precarietà e le sofferenze della classe lavorativa attuale. Una frase in particolare colpisce, “Babele è liquida”. Rimanda a una società instabile e dal futuro quanto mai incerto. Sembra quasi un riferimento al sociologo Zygmunt Bauman.
Il linguaggio diretto e la satira politica del brano si inseriscono in quella tradizione del rock italiano che usa la musica come strumento di denuncia sociale. Il collegamento a “Il Teatro Degli Orrori” viene facile visto che proprio in questi giorni è uscito anche il singolo nuovo del loro frontman, Pierpaolo Capovilla.
(Christian Gusmeroli)
Il giorno del mio compleanno – Alberto Moscone
Alberto Moscone riesce nell’impresa di rendere quasi ballabile, quasi un tormentone, una canzone che in realtà ha quel retrogusto amaro e nostalgico. L’ascolto di questo brano mi ha riportato alla memoria il suo collega cantautore Io,Carlo. Il testo inizia con un elenco di piccoli episodi personali: “Nessuno mi ha chiamato il giorno del mio compleanno… Nessuno ci ha provato con me il giorno del ballo”. A questi si uniscono però anche elementi collettivi e sociali:
“E passano le bombe sopra le città. E passano stronzate dentro la TV. E passa il tempo anche se non so più”.
Tutto questo contribuisce a costruire il ritratto di una persona che osserva il mondo cambiare senza riuscire davvero a trovare il proprio posto al suo interno.
Un ritratto delicato e malinconico di una generazione sospesa, capace di sorridere delle proprie fragilità ma ancora alla ricerca di un posto nel mondo: quello offertoci da Alberto Moscone.
(Christian Gusmeroli)
Morama – Vivo
Con questo nuovo singolo i Morama aprono una nuova fase del loro percorso, lasciandosi alle spalle l’introspezione di “NOSTOS” per muoversi verso una dimensione più luminosa e dinamica. Il brano si muove su coordinate UK garage contemporanee: beat veloci ma ariosi, voci sped-up e texture vocali che evocano una nostalgia digitale molto attuale. Il risultato è un equilibrio raffinato tra scrittura pop e ricerca sonora, capace di mantenere accessibilità senza rinunciare a una forte identità estetica. “Vivo” racconta movimento e rinascita: un raggio di luce dopo il buio, una dichiarazione di apertura verso il futuro. Un singolo che conferma la natura ibrida dei Morama, sospesa tra formazione classica e cultura club.
(Ilaria Rapa)
Ritorneremo a Guardare il Cielo – Lamante
Questa canzone è ispirata da una fotografia dei genitori dell’artista, scattata poco dopo aver scoperto di aspettarla, da quell’immagine prende forma una riflessione più ampia sull’amore e sul tempo, raccontata attraverso due astronauti che si innamorano osservando il mondo da lontano.
L’amore è più forte quando è protetto dal mondo o quando sceglie di tornare a viverci dentro?
Musicalmente ascoltiamo una grande delicatezza, realizzata dal pianoforte e dagli archi che creano un’atmosfera sospesa e la voce quasi sussurrata di Lamante diventa centrale. “Questa è la mattina di un giorno nuovo”, ha una funzione quasi rituale, rappresenta la volontà di ricominciare, di accettare che ogni amore attraversa trasformazioni e che spesso ripartire da zero è l’unica strada. L’amore non è più un punto fermo, ma un movimento continuo tra perdita e rinascita.
(Benedetta Rubini)
Buon Compleanno Eppure – Etta
Etta trasforma una ricorrenza che normalmente celebra una festa in un momento di resa dei conti personali, raccontando senza filtri aspettative e frustrazioni che accompagnano la crescita.
Dal punto di vista sonoro il brano si muove tra rock e nu metal, l’arrangiamento segue il nervosismo del testo, infatti le parti più dure sembrano inseguire l’ansia della protagonista. Il testo parte da un’immagine forte: festeggiare un compleanno da soli, invece di essere un momento di celebrazione, diventa uno specchio in cui si riflettono le aspettative non realizzate.
La filastrocca “Happy Birthday to you” ha un effetto quasi disturbante, è un simbolo dell’infanzia che ritorna deformato, come un ricordo lontano che non riesce più a rassicurare. Con questo singolo il rock si mostra un linguaggio diretto e personale, Etta ci fa una confessione cruda su cosa significhi crescere e accettare anche i momenti no e le pause della nostra vita.
(Benedetta Rubini)
Roma Sembra Berlino – Salba
Con questa canzone Salba costruisce una piccola geografia emotiva della notte urbana. Si muove tra pianoforti e sintetizzatori, alternando momenti sospesi e slanci elettronici. I synth creano un’atmosfera quasi cinematografica, il risultato è una traccia che sembra muoversi come una camminata notturna, che va veloce e poi rallenta.
Il testo racconta la sensazione di essere sospesi tra il bisogno di cambiare e la difficoltà di farlo davvero. Nel ritornello “Roma sembra Berlino” diventa una metafora efficace, Berlino evoca una dimensione più libera, invece “guardare Roma dal vetro di un palazzo” significa osservare la città da una distanza emotiva.
A volte resta difficile cercare e trovare un senso all’interno del frenetico movimento delle città contemporanee, ma Salba riesce a trasformare la notte urbana in uno spazio emotivo dove nostalgia e desiderio convivono.
(Benedetta Rubini)
Masaniello – Labasco
Il singolo prende spunto da una figura storica ben precisa per raccontare qualcosa di molto attuale: la rabbia e il desiderio di chi cresce ai margini, tra provincia e periferia. Il riferimento a Masaniello, il pescatore che nel Seicento guidò la rivolta popolare napoletana contro il potere, non è un semplice richiamo storico; diventa una metafora moderna: di chi vive in contesti in cui a volte occorre alzare la voce per farsi ascoltare.
Musicalmente si crea un equilibrio tra urban contemporaneo e radici mediterranee, il beat essenziale ed i fiati ampliano lo spazio emotivo del brano.
Il dialetto non è un elemento folkloristico, ma uno strumento espressivo che restituisce autenticità e radicamento culturale.
Si guarda al passato per parlare del presente, ci suggerisce che ogni generazione ha il proprio Masaniello, qualcuno disposto a rompere il silenzio e a raccontare la realtà senza filtri.
(Benedetta Rubini)
Meganuvole – Elettrica
Kabum! Bruciare i pensieri e i problemi che ci affliggono quotidianamente il tempo di un tiro di sigaretta, alle 7 di mattina, è il grido nel nuovo singolo degli Elettrica.
Il power trio indierock con Meganuvole chiude il progetto di sperimentazione iniziato con i singoli precedenti alla guida di Davide Autelitano.
Un brano che descrive un sentimento comune a tutti coloro che preferirebbero essere risucchiati dalle coperte o schiacciati dal soffitto piuttosto che scendere dal letto e affrontare la vita. Ma il mondo fuori grida e dal quel letto bisogna uscire.
Meganuvole sembra essere la risposta al precedente singolo “Ali corte”. Come si fa a lasciarsi andare, a trovare un rimedio all’ansia che la notte ti sale? Come si fa per non esplodere e vomitare tutte le nostre frustrazioni e ansie? Tanto vale fumarci una sigaretta e mettersi in fila, uniformarsi e far finta di essere a proprio agio nella solita banale ma confortante routine. Lo facciamo però con in corpo rock e nicotina!
(Martina Bianchini)
Fomo – Ciulla
Il cantautore toscano Ciulla ha intitolato il suo ultimo singolo “Fomo”, una delle principali cause di turbamento e inadeguatezza dei nostri tempi.
La parte strumentale ci regala un giro di pianoforte volutamente malinconico che incornicia perfettamente lo smarrimento generazionale causato dalla frenesia e dal dover a tutti costi vivere una vita apparentemente appagante.
Il brano diventa quasi una ninna nanna che ti culla e prova a sedare le preoccupazioni, mentre viene offerto all’ascoltatore un duplice racconto. Da una parte si descrive una città che spaventa, che ti mette a disagio e Ciulla lo fa usando la sua scrittura tipicamente urbana. Dall’altro narra il tentativo di sentirsi al sicuro tra le mura di casa. Pareti che difendono dal mondo fuori, ma che non proteggono però dalla solitudine. In questa ballad ci si sente cullati e smarriti ma la speranza finale è che “Il ritrovarsi passa sempre da uno smarrimento”.
(Martina Bianchini)
La mia luce -Ainé, Filippo Bubbico, Lauryyn
Cosa accade quando tre dei volti più interessanti della scena soul e R&B italiana decidono di lavorare insieme?
Ne nasce “Luna Piena” l’EP anticipato da questo brano “La mia luce” il nuovo singolo di Ainé, Filippo Bubbico e Lauryyn prodotto da Sun Village Records in collaborazione con Go Up Agency.
L’amore è il fulcro di questa soul ballad che viene visto come faro, come luce e punto di orientamento. La voce e le parole diventano protagoniste e le frasi ripetute come un mantra ci rassicurano. Ci fanno sentire protetti dentro ad un sentimento come l’amore che spesso, al contrario, offusca e smarrisce mentre qui diventa una guida nell’oscurità, una certezza nei silenzi e nelle insicurezze. Tra crepe e certezze, il brano esplora quel cercarsi che si fa approdo, dove anche nel caos ci si può riconoscere.
“Cercami dentro a mille parole, cercami dentro mille paure cercami dentro mille parole cercami dentro mille persone”
Le voci calde e l’essenzialità della produzione ci regalano un’atmosfera avvolgente e sensuale dove le due voci, quella di Ainé e di Lauryyn, si intrecciano creando un legame solido e profondo. Se le premesse hanno una tale intensità non possiamo che aspettarci qualcosa di sorprendente dall’interno EP prossimo all’uscita.
(Martina Bianchini)
Martelli, Ruben Camillas – Faccio lo scemo
Un brano che mescola ironia, spirito glam e una buona dose di irriverenza. Il pezzo si muove su un ritmo boogie trascinante, con chitarre brillanti e un’attitudine glam rock che richiama certa teatralità anni ’70, trasformando la provocazione in un gesto quasi liberatorio.
Dietro l’apparente leggerezza si nasconde però uno sguardo più tagliente: il brano riflette sul rapporto tra lavoro, denaro e guerra (temi sempre reali, ora come non mai), invitando a non cadere nel gioco delle provocazioni e a disertare, almeno simbolicamente, un sistema che spesso appare assurdo.
La viola poi dona al brano un tocco orchestrale rétro, tra suggestioni inglesi anni ’60 e ’70 e un gusto volutamente eccentrico, sicuramente fuori dagli schemi.
(Ilaria Rapa)
Leo Lennox – Terapia D’urto
L’immaginario sonoro che ne scaturisce dall’uso massiccio della synthwave provoca battiti accelerati a simulare un po’ la tensione emotiva urgente che nasce, vive e si sviluppa all’interno di una crisi.
La terapia d’urto concetto emotivo legato all’impatto sonoro. C’è un senso di vulnerabilità che però entra in contrasto anche con l’affermazione di se stessi. Una fuga dal presente per combattere il passato.
Viene evidenziata la violenza della scelta, legata alla sensazione di abbandonare qualcosa, necessario però con il rispetto e la volontà di assumere più valore, senza dovere sacrificare il proprio io per un po’ di facile gratificazione, utile solo in maniera superficiale.
(Nicolò Granone)
Principessa della ferraglia – Primogenito
La tenerezza ci spaventa, l’incoscienza invece getta il cuore oltre l’ostacolo senza pensare a cause e conseguenza. Principessa della ferraglia è la colonna sonora del primo bacio tra adolescenti, goffi e con l’apparecchio. Un momento carico di paure e aspettative, forse perché da lì si diventa grandi. E così in quell’unirsi, anche con qualche difficoltà, si accetta il futuro e si perde la libertà tipica dei bambini.
Primogenito canta una canzone malinconica al gusto di ferro, dove rimane in bocca il sapore del rimpianto. Perché quando si pensa al passato è facile avere nostalgia, arrivando persino a immagine un futuro diverso, libero da inevitabili costrizioni. Quel piccolo ritocco necessario a migliore l”estetica del sorriso, simbolo della ricerca della perfetta perfezione che richiede il mondo quando inizia a pretendere e richiedere.
(Nicolò Granone)
pao pao – Wowdrugo
I giovani come piante recise, la letteratura di Tondelli s’incontra dentro Pao Pao di wowdrugo, per raccontare una generazione spesso in lotta con la vita e in contrasto con se stessa. C’è chi va verso il proprio destino, mentre altri scappano o scelgono, chissà con quanta convinzione di rimanere fermi in attesa o delle scelte degli altri o dello scorrere del tempo.
Abbandonare le proprie radici sembra impossibile per un albero, mentre le gambe dell’essere umano possono portarci altrove, esplorando nuove strade e nuovi mondi. Quando basta qualcuno d’amare ci sentiamo in connessione con i nostri sentimenti, ma anche in questo sentimento quanta incertezza o speranza andiamo cercando?
Raggiungere l’equilibrio per resistere, ecco perché crescere è una battaglia tra il dovere e il volere.
(Nicolò Granone)
Pupille – Frisàri
Guardare negli occhi la verità. Il tempo che passa. Le emozioni che cambiano.
I ricordi sono sparsi, abitano il caos della mente dove tutto può. Una fuga dagli eventi verso una nuova forma di meditazione, una ricerca di senso quando il mondo sembra bruciare. Il microcosmo dei dettagli personali che pian piano si espande sempre più, bruciando nelle fiamme dell’universo delle possibilità.
Pupille è un mondo interiore che si riflette all’esterno partendo da una scoperta che lascia a bocca aperta.
Frisàri é rock, punk, ma anche cantautore con l’anima sensibile. Uno che vuole criticare la realtà andandoci a sbattere contro in maniera poetica e non solo come gesto di potenza.
(Nicolò Granone)