DAMEFURK: “Certe esplosioni sfuggono dal controllo” | Intervista

PH: Ufficio Stampa

DAMEFURK: “Certe esplosioni sfuggono dal controllo” | Intervista

Damefurk è un progetto nato con la collaborazione e la produzione di Argo Dog Sound, con il quale l’artista ha la possibilità di mischiare i pensieri dell’ecosistema umano talvolta bloccato dentro binari creati dall’ansia con lo scopo di difendersi, senza sapere che poi questi diventeranno trappole dal quale viene difficile scappare.

Dentro “Il respiro della spirale” c’è una certa inquietudine che prima da quasi la sensazione di essere un elemento di disturbo pronto a soffocare, e poi deflagra verso orizzonti di libertà. Le sonorità utilizzate sono evocative e trasportano l’ascoltare dentro un flusso di coscienza che spazia tra confini di genere e onde sperimentali.

L’album è concepito come un ciclo sonoro senza fine, una rappresentazione musicale del movimento inesorabile. Il progetto si conferma nell’IDM più complesso e nel noi se più evocativo, affrontando l’alienazione con strutture elettroniche articolate, glitch taglienti e droni atmosferici. Un intenso viaggio che esplora il tema della crisi esistenziale e della ricerca di autenticità.

INTERVISTANDO DAMEFURK

Partiamo dalla fine: nel brano “Intervista con il nome” spieghi l’origine di DAMEFURK, ma chi è davvero e qual è la sua identità artistica?

DAMEFURK non è una maschera dietro cui nascondermi, ma un filtro che mi permette di essere ancora più trasparente. Se come Daniele Martore porto un bagaglio di esperienze e storia personale, DAMEFURK è il contenitore in cui quelle esperienze si trasformano in visione artistica, suoni e parole, senza vincoli né sovrastrutture.

Ti fa paura chi non si mette in dubbio?

Più che paura, mi suscita diffidenza. Chi non si mette mai in discussione tende a rifugiarsi nei dogmi per proteggersi dal cambiamento. Per me il dubbio non è un segno di debolezza, ma il motore principale di qualsiasi ricerca artistica ed umana: senza dubbio si finisce solo per ripetere se stessi.

C’è un tipo d’ipocrisia che ti dà più fastidio?

L’ipocrisia di chi usa le persone per i propri fini, in qualsiasi campo della vita. Mi dà enormemente fastidio quando i rapporti umani o l’autenticità vengono strumentalizzati solo come mezzi per ottenere un vantaggio personale o come posa di facciata. Quando le persone o i valori diventano meri strumenti per un secondo fine, si perde qualsiasi rispetto e senso di verità.

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Spesso si sottovaluta il prezzo della libertà?

Assolutamente sì. Essere liberi non è una scelta comoda: significa rifiutare le scorciatoie, prendersi la piena responsabilità di ciò che si dice e si fa, e spesso trovarsi a camminare controvento. Il prezzo da pagare è l’incertezza costante, ma la ricompensa è l’unica cosa che conta davvero: la coerenza con se stessi.

Ci vuole coraggio e bisogna prendere un gran respiro prima di rompere gli schemi?

 Assolutamente si. Senza coraggio non si affrontano le “battaglie” della vita. Nella musica credo sia indispensabile per un artista, andare in una direzione personale senza seguire le mode del momento.

Qual è il punto d’equilibrio di questo disco?

Sta nel contrasto continuo tra istinto e controllo. Ho cercato di far convivere la visceralità dei testi con la precisione delle produzioni: il disco non trova la stasi in un punto fermo, ma vive di questa tensione tra l’anima organica delle parole e la struttura dei suoni.

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Cosa simboleggia la risalita del salmone?

Simboleggia la resistenza attiva e il rifiuto di lasciarsi trascinare dall’inerzia. Il salmone risale la corrente compiendo uno sforzo enorme solo per fedeltà alla propria natura; per me è la metafora perfetta di chi sceglie la strada più dura pur di rimanere fedele al proprio percorso. Ma la vera lotta non è tanto contro l’esterno, quanto con se stessi: è lo sforzo quotidiano per cercare di diventare il fuoco del proprio centro vitale.

Che effetto fa mettere le parole su una base elettronica?

È un cortocircuito estremamente stimolante. La musica elettronica ti impone una griglia metrica e una vibrazione fisica molto forte: la sfida è stendere le parole su quel ritmo facendo in modo che diventino esse stesse pulsione, senza però perdere un singolo grammo del loro peso concettuale. Va detto che non si tratta di pura elettronica in tutti i brani: c’è un forte mix con i suoni delle chitarre e un’anima organica, un’esplorazione sonora che vedrà un’ulteriore evoluzione nel prossimo album previsto per il 2027.