Indie Italia Mag

La Rouge: “Donne, non nascondiamo la polvere!” | Intervista

Con “Polvere” La Rouge firma un brano di forte impatto emotivo e sociale, che scava nelle dinamiche complesse di un amore tossico.

La canzone racconta dall’interno la morsa della violenza psicologica, quel meccanismo subdolo che isola chi la subisce spegnendone la voce e la luce. C’è però una speranza, perché dal dolore si può guarire e rinascere, innanzitutto riconoscendolo invece che soffrire evitando di guardare in faccia il veleno di certi rapporti.

Torniamo Libere! Da una storia personale ad un messaggio universale dedicato soprattutto alle donne, vittime di certi contesti oppressivi e totalizzati che purtroppo non si limitano solo alla coppia, ma condizionano proprio un sistema sociale patriarcale e maschilista.

È importante cambiare le cose, celebrando il coraggio del cambiamento, senza nascondere la polvere sotto uno strato di menzogne e illusioni.

INTERVISTANDO LA ROUGE

Chi è La Rouge?

La Rouge è il mio alter ego artistico, ma in fondo sono io, Martina Miele. È la personalità che riesco a tirare fuori soprattutto quando scrivo: tutto nasce da lì, perché la scrittura è il mio modo di comunicare e dà voce a emozioni profonde che altrimenti farei fatica a esprimere. Ci tengo a dire che io non sono solo quello che racconto in un brano come Polvere: nella vita sono una persona sensibile, romantica, ma anche forte.

Semplicemente, alcune parti di me e certe emozioni hanno bisogno della penna e della musica per venire alla luce.

“La Rouge” evoca il rosso, il colore della passione, (quello che ho scelto da sempre anche per i miei capelli), ma anche delle ferite che bruciano, ed è la parte di me che ha trasformato un vissuto doloroso in un’urgenza espressiva sincera e senza filtri.

Polvere è un brano di rabbia, ma soprattutto di rivincita?

Assolutamente sì, è prima di tutto una rivincita. La rabbia c’è, ed è inevitabile quando ti rendi conto di essere rimasta incastrata nelle sabbie mobili di un amore tossico, in un meccanismo di violenza psicologica che ti consuma dentro. Ma quella rabbia, a un certo punto, si trasforma in energia pura. Polvere celebra esattamente il momento in cui ci si riprende finalmente il proprio spazio, la propria dignità e la propria vita.

Questo testo è nato soprattutto per far capire alle donne che vivono questa situazione che possono uscirne, che non sono sole e che si può guarire anche da tutto il male e dalle ferite che si ricevono in un amore malato. È una canzone dedicata alle donne e pensata per loro, per ricordare che la luce, alla fine, si può sempre ritrovare.

Questo brano ti ha lasciato un senso di liberazione?

Sì, assolutamente totale. Polvere in realtà era nato tempo fa come un momento di puro sfogo personale, buttato giù d’istinto durante una delle mie sessioni di scrittura mentre vivevo quella situazione. All’inizio non avevo subito la forza di trasformarlo in un brano o di immaginarlo fuori, quello era solo il mio modo di elaborare il dolore. Ma poi, dandogli voce e trasformandolo in musica, si è trasformato in un atto di grande liberazione.

E oggi vederlo pubblicato ha un senso duplice: da un lato ha liberato me, dall’altro vuole essere condivisione con tutte le persone, e in particolare le donne, che si ritrovano a vivere o hanno vissuto le stesse cose che ho passato io, per far sentire anche loro meno sole.

PH: Ufficio Stampa

Hai preso ispirazione dalla figura della fenice?

È un’immagine calzante. La fenice rinasce dalle proprie ceneri, e “Polvere” racconta esattamente quel processo lì: il momento in cui tutto ciò che è stato bruciato dal controllo, dalla manipolazione e dal dolore si sgretola e diventa polvere, appunto. Non cenere pesante, ma polvere leggera che il vento spazza via. È la fine di un ciclo distruttivo e l’inizio di una nuova versione di sé, più forte e consapevole.

Cosa chiedono in cambio le guerre silenziose del cuore?

Chiedono un prezzo altissimo: chiedono la tua identità. Le guerre silenziose, quelle fatte di silenzi punitivi, svalutazioni sottili e isolamento forzato, non lasciano lividi sulla pelle ma ti svuotano da dentro. La parte più brutta e logorante è proprio quella in cui ci si sente lontani dalle persone con cui prima avremmo avuto il coraggio di raccontare tutto: inizi a vergognarti, persino con chi ti conosce da sempre e di cui non avresti mai pensato di poterti vergognare. Ti vergogni perché sai che chi ti conosce sa benissimo che, in condizioni normali, non avresti mai accettato certe cose. Eppure, intrappolata in questo loop, ti ritrovi ad accettare dinamiche che non fanno minimamente parte di te e dei tuoi valori. Chiedono di spegnere la tua luce per fare spazio all’ego di un’altra persona, ed è per questo che uscirne richiede un coraggio immenso.

A causa degli altri capita di sentirsi sbagliati?

Purtroppo sì, ed è una delle trappole più subdole. È importante far capire che questo non succede solo alle persone deboli: può capitare a chiunque, anche a chi si è sempre sentito forte e sicuro di sé. La manipolazione non arriva mai di colpo dall’oggi al domani; è un processo lento, una goccia che scava la roccia. Giorno dopo giorno si fa sempre più spazio, calpestando ogni volta un pezzetto in più della nostra personalità, dei nostri confini e delle nostre certezze. È così che una persona sicura finisce per sentirsi insicura, sbagliata e inadeguata. Chi ti manipola è un maestro nel ribaltare la realtà, facendoti dubitare di te stessa.

Secondo te è più difficile per una donna essere artista e venire riconosciuta rispetto ai suoi colleghi?

Credo dipenda molto da chi legge e da chi ascolta. Se un testo artistico arriva agli occhi e alle orecchie di chi è libero da pregiudizi o da retaggi maschilisti, arriva esattamente con la stessa potenza, a prescindere dal genere. È chiaro che oggi non è ancora sempre così, e a volte si percepisce una disparità di giudizio o di attenzione. Ma credo fermamente che le donne abbiano dentro una forza tale da riuscire a farsi sentire e a conquistare il proprio spazio ugualmente, lasciando che sia la verità e il valore dei propri testi o della propria musica a parlare.

PH: Ufficio Stampa
Nicolò Granone

Recent Posts

L’officina della camomilla: “La moda del divieto” | Indie Talks

L’Officina della Camomilla è stata una di quelle band cult dell’indie italiano che, a distanza…

9 minuti ago

New Indie Italia Music Week #281

"Sotto controllo, è tutto sotto controllo Ehi, bro, quanto costa essere libero? Se danno il…

1 giorno ago

Adriano: “Portoluna esiste se ci credi” | Indie Talks

Una raccolta di racconti sospesa tra realtà e immaginazione, un luogo di cui nessuno conosce…

1 giorno ago

InTheStudietto è un laboratorio aperto | Intervista

Un meccanismo spesso saturo come quello della musica e un tempo sempre più frenetico si…

4 giorni ago

Primogenito: “La fantasia è un rischio che mi prendo” | Indie talks

Sarà un primo vero concerto quello dell'8 ottobre al MONK di Roma quello di Primogenito,…

6 giorni ago

New Indie Italia Music Week #280

"Weapons, not food, not homes, not shoesNot need, just feed the war cannibal animalI walk…

1 settimana ago