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Cullati dal nostro mare e in attesa di una risposta | Nave Diciotti

Di Carla Giammusso

Sono stata a Catania stamattina per prendere dei libri di cui avevo bisogno. Ho chiesto a mia sorella di farmi compagnia e siamo andate in macchina per viaggiare comode e partire con calma. In più ho invitato un amico a passare dei giorni a casa mia, dunque dopo esserci incontrati e abbracciati calorosamente siamo tornati insieme a San Cataldo.

Per strada abbiamo comprato delle arancine (chiedo perdono ai catanesi ma da noi è rigorosamente fimmina) e ne abbiamo persino mangiate un paio durante il viaggio.Volevamo rientrare per ora di pranzo ma abbiamo tardato molto, come sempre accade quando si vogliono fare molte cose per godere del tempo in compagnia.

Nonostante ciò i miei genitori ci hanno aspettati perché, felici di accogliere il nostro ospite, avevano preparato un ottimo pranzo per tutti noi. Però prima di rientrare ho chiesto a mia sorella di passare dal porto di Catania. Naturalmente la nave Diciotti era ancora lì, attraccata alla terra che io tanto amo, immobile.

Un immenso traghetto Grimaldi ne rendeva persino difficile l’avvistamento. A quell’ora non c’era davvero nessuno nelle vicinanze: chiaramente tutte le manifestazioni organizzate dai cittadini catanesi non si sono svolte sotto il cocente sole siculo delle 13. C’era tanto silenzio, un incredibile e insostenibile silenzio. Alcuni uomini sedevano a poppa, ma riuscivo a vederli a stento.

Sebbene intrappolati, stavano lì seduti in silenzio. Ero troppo lontana, sono troppo lontana.

Solo un gabbiano riusciva ad avvicinarsi loro, per sfiorare l’acqua e azzuffare un pesce. Bisognerà riempire lo stomaco, è la legge della natura.

Ho aspettato ancora qualche minuto ma non accadeva nulla: quegli uomini e quelle donne non gridavano, non cercavano di richiamare attenzioni, non tentavano la fuga. Erano lì ma io non li sentivo. Ero troppo lontana, pur essendo davvero vicina a loro. 

Sono fortunata, ho pensato. Non posso che pensare a questo adesso: sono fortunata e molti di voi lo sono tanto quanto me. Eppure spesso dimentico questa minuscola e insostenibile verità. Sono fortunata e non posso far abbastanza per rendere anche la loro vita più serena, leggera e comoda come la mia. Posso solo guardarli da lontano e sussurrargli che in fondo loro sono più coraggiosi di me, più vicini all’essenza della vita di me, più innocenti di molti altri. Non importa se alcuni di loro non lo sono, se hanno compiuto atti illeciti o se diventeranno dei delinquenti in qualsiasi paese del mondo.

In quel preciso momento, cullati dal nostro mare e in attesa di una risposta, sono innocenti, più di chi presumibilmente lo è davvero e pensa di poter decidere della vita altrui.

Non è forse un atto criminale questo? Sono certa che chi in questi giorni ha dimenticato cosa significhi essere uomini, gelerebbe dinnanzi a tanta umanità. Andate lì e ascoltate quel silenzio, poi potremo parlare di tutto il resto.

Salvatore Giannavola

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Salvatore Giannavola

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