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Lemònd: “Le mie notti tra la Toscana e la Francia” | Intervista

Spesso la scrittura, la musica e la notte sono tre cose con cui vado molto d’accordo. Il nuovo Ep di Lemònd,  River, River, potrebbe essere un ottimo esempio pratico di questa unione artistica.

Il giovane artista toscano, con una passione per la Francia ha un mood tutto suo. Piccoli istanti e ricordi di chi ci ha insegnato tanto e poi improvvisamente se n’è andato via. Un buio che cala sulla nostra vita nel quale doppiamo riuscire a orientarci per tornare a vedere il sole.

Ma in questa fase, l’artista trova il suo habitat naturale per esplorare dentro se stesso e tirare fuori nuove parole che raccontano una storia con la quale ci si può riconoscere.

River River è per tutti, per chi si ama, ma anche per chi si odia. Un disco da ascoltare di notte per smettere di litigare con i propri pensieri.

INTERVISTANDO LEMÒND

Il tuo nome è un omaggio alla Francia, anche se sei toscanissimo. Cosa ti ha affascinato così tanto?

Lemònd in francese non significa proprio niente, anche se effettivamente un richiamo alla Francia c’è.
Nasce da un mix letterale combinato dal mio nome, Duccio, e cognome (che non è dato sapere, giusto?)
Prevalentemente mi affascina molto la lingua (francese), anche se purtroppo non la parlo (per ora).

Ci puoi spiegare come mai hai chiamato questo Ep River, River?

Difficile spiegarlo, ci provo. River, River è dedicato ad una persona cara che non c’è più e questa persona, metaforicamente parlando, era il grande fiume che dolcemente mi ha trasportato: amandomi, crescendomi e insegnandomi.
Può purtroppo arrivare un momento della vita in cui un fiume può dividersi o defluire in una direzione diversa e, sempre metaforicamente parlando, separarsi generando due fiumi: quello vecchio e quello nuovo.
Per questo River River è scritto due volte: il fiume che si divide generandone uno nuovo, forse più piccolo, ma che col tempo può crescere e diventare grande come il fiume che lo ha accompagnato per tutta la vita.

Quale artista secondo te è stata la rivelazione di quest’anno nel mondo indie?

Non saprei rispondervi sinceramente in quanto, può sembrare assurdo, ascolto pochissima musica indie (italiana).
In campo internazionale però mi hanno sicuramente colpito molto Joji, i Mogwai e qualche produzione da solista di Thom Yorke.

Hai chiamato il pezzo Cocaina ma non nomini mai la droga esplicitamente. Come mai allora hai scelto questo titolo?

Non è facile spiegare del perché io abbia chiamato Cocaina questo brano. Per farla più breve possibile, alla base della scelta subentra l’essenza stessa che il testo vuol trasmettere all’ascoltatore.
Effetto Cocaina, non per alludere ad un eccitamento scatenato dall’ascolto della canzone stessa, tutt’altro.
La cocaina è un eccitante ma resta sempre una droga, un qualcosa che col tempo ti rovina e che crea dipendenza.
Dipendenza della quale parla anche il personaggio nel testo stesso. La canzone è, metaforicamente parlando, un totale inno alla disperazione.
Nonostante tu ti possa sentire stanco, affranto e prosciugato, continui a scegliere “la vita” perché l’istinto di sopravvivenza prevale, per cui “no, non c’è una ragione per morire” ma continuo a vivere come cazzo mi pare e quindi: male. Il concetto balordo è un po’ questo.

Perché hai scelto di girare il video in bianco e nero?

Perché i pantaloni che indossavo erano neri e non intonavano bene con l’impermeabile marrone.

Che tanto fretta non ne ho. Cosa preferisci fare quando vuoi perdere tempo?

Mi piace “perdere” tempo almeno per qualche ora al giorno. Per me la distrazione è sacrosanta. Amo correre tutte le mattine e camminare almeno per un ora in pausa pranzo.
Odio le pressioni sociali, che siano lavorative, relazionali o quant’altro. La vita è una e quando posso perdo tempo, lo faccio e lo gestisco a mio piacimento anche se dovesse distruggermi. Dovrebbero farlo tutti e invece mi accorgo sempre di più che le persone si dedicano a stronzate.

Qual è la storia di Roulotte?

Roulotte è una conversazione tra una persona malata e un caro. Spiegarlo pur risultar lagnoso e lungo, quindi preferisco evitare

Cos’è la cosa che ti piace di più della notte?

Amo la notte perché è il momento in cui sto finalmente e intimamente solo con me stesso e il fatto che io possa agire o comunque “fare cose” al buio mi ha sempre eccitato

ASCOLTA LEMÒND NELLA PLAYLIST INDIE ITALIA MAG

Nicolò Granone

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