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Tananai: Piccoli Boati è un disco fatto con il cuore | Intervista

Tananai, è il nome d’arte che il giovane Alberto Cotta ha scelto per lanciare il suo progetto in italiano. La storia del perché si chiama così è un tenero omaggio a suo nonno.

Tananai, in un non preciso dialetto del nord Italia, può significare infatti cose come frastuono, confusione, schiamazzo ed era il soprannome con cui veniva chiamato da piccolo combina guai che era. Crescendo ha imparato che spesso le storie d’amore non vanno come dovrebbero. In Piccoli Boati ci ha messo non solo la sua musica, ma si è liberato  con una dolce violenza di lacrime e sentimenti, descrivendo momenti che ha vissuto ultimamente.

Piccoli Boati è un disco sincero, fatto davvero con il con il cuore. Prima di passare all’intervista mi sembrava utile fare una breve analisi per ogni singolo brano, soprattutto perché tutte queste situazioni le abbiamo sicuramente vissute anche noi, anche se magari non abbiamo mai avuto il coraggio di affrontarle con consapevolezza, come invece ha fatto Tananai.

La prima traccia, Seno sinistro, sfrutta in maniera ambigua una vecchia cantilena che si cantava da bambini, per poi puntare dritto il cuore e urlare una disperata richiesta d’aiuto.

10K scale sono i primi segnali di una relazione che sta per finire. Quelle certezze che piano piano si sgretolano, litigata dopo litigata.

Giugno è il singolo che ha anticipato l’album e ci ha subito fatto amare il mese più freddo dell’anno.

Paglie sono tutte quelle cose che si dicono appena ci si lascia, tipo mi raccomando sentiamoci ogni tanto, stammi bene e smettila di fumare così tanto.

Bidet (e altre scuse per mancarsi), racconta quanto sia difficile riprendersi, con uno scazzo tipico di chi non riesce a pensare a nulla oltre l’ex.

L’ultimo brano, Saturnalia, è la sbronza triste, fondamentale prima di rinnamorarsi di qualche altra persona sapendo già come potrebbe finire.

INTERVISTANDO TANANAI

Quali sono i Piccoli Boati dell’amore?

Credo siano ben rappresentati dall’ossimoro intrinseco alla”quotidianità”, una cosa tanto semplice quanto spaventosa. Qualcosa che ti può tanto salvare quanto condannare.

Che rapporto hai con l’estate?

La adoro fino a due settimane prima che finisca, così come ogni stagione.

Francesca, citata in 10k scale, ti ha scritto dopo aver ascoltato il disco?

Ahahaha, no.

Come mai hai scelto di concludere il disco con Saturnalia?

Saturnalia è l’ultima canzone che ho scritto, rappresenta il momento che sto vivendo ora. L’ispirazione è nata una sera che ero andato a ballare a Macao (il mio posto preferito a Milano) e l’evento in questione portava proprio questo nome. Lì ho conosciuto la ragazza di cui mi sarei innamorato più avanti, anche se all’inizio non volevo saperne. Quello dei Saturnali era anche un rito in cui si celebrava Saturno sovvertendo per una settimana l’ordine sociale: i nobili al pari della plebe e gli schiavi persone libere. E, anche se ancora non lo sapevo, perché me ne sono reso conto mesi dopo, l’avere conosciuto questa ragazza mi ha reso una persona libera di innamorarsi di nuovo.

In Volersi male parli di analfabetismo in amore. Ci puoi spiegare questo concetto?

Dico così perché in determinati periodi della mia vita ho sentito di non saper esprimere il mio amore per qualcuno. Lo definisco analfabetismo in amore perché come quello funzionale, in cui c’è un’incapacità di comprendere e usare le informazioni di scrittura e calcolo, questa è un’incapacità legata ai sentimenti.

Hai solo un’ultima sigaretta da fumare, quando e dove l’accenderesti?

Probabilmente con la mia band, sul palco, anche se questa è una domanda impossibile perchè sono un wannabe tabagista ahahah.

Nelle canzoni ti diverti a tirare in mezzo personaggi famosi, filosofi, poeti, ecc. Come ti vengono queste citazioni?

In maniera del tutto spontanea, giuro. Non è che mi metto lì a dire “ok, ora caccio qualche cit per far vedere quanto sono colto” anche perché altrimenti avrei citato passi di poeti mezzi sconosciuti per fare il figo ahah.

Invece sono saltate fuori rivisitazioni di passi di poesie di Ungaretti, (Paglie) e Montale (10K Scale) che sono poeti di cui studi le opere al liceo, se non addirittura alle medie, e che credo quindi  si manifestino con una certa inconsapevolezza e involontarietà dal subconscio. Reminiscenza insomma.

 

Secondo te di cosa parlerebbero Bear Grylls e Calcutta dopo aver bevuto qualche Ichnusa?

Il punto è che le ho scritte effettivamente mentre ero brillo ahahah.

ASCOLTA TANANAI NELLA PLAYLIST DI INDIE ITALIA MAG

Nicolò Granone

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