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Bartolini ci spedisce nella sua penisola | Intervista

Giuseppe Bartolini ama scherzare sul fatto che il suo cognome sia lo stesso di una nota ditta di spedizioni. Oltre l’omonimia però c’è dell’altro.

Entrambi trasportano qualcosa, la differenza sta nel peso. Ogni  oggetto infatti si può mettere su una bilancia e avere un’unità di misura, mentre i sentimenti e l’emozioni non sono  percepiti da tutti in egual misura.

Penisola, uscito il 3 Aprile, è un disco fatto per sopportare la malinconia di chi ormai è lontano. È un collante  anche tra un  solo ricordo rimasto incastrato dentro al cuore e la memoria. Fare i conti con chi non c’è più,  soprattutto se sé né andato improvvisamente senza neanche salutare, è un utile promemoria per capire veramente quali sono le persone che dobbiamo tenerci attorno.

Conoscere meglio gli altri, scegliendo chi è fondamentale nella nostra vita, significa anche imparare a comprendere sempre di più le nostre esigenze e aspirazioni. Vuol dire riuscire a fidarsi  delle nostre sensazioni e capire chi siamo.

Bartolini, grazie a questa passione per la musica, è riuscito a superare la sua paura di esporsi al mondo. Scrivere e cantare una canzone all’inizio era un incubo: sentiva la voglia di raccontarsi, di liberare le proprie ansie più remote, ma non voleva esporsi al giudizio degli altri.

Dopo aver trascorso l’Erasmus a Manchester, città dalla quale si è sentito adottato, ha preso coraggio.  Adesso, ottenuto il successo con i primi pezzi, tra cui non si possono non citare Nel mare annegare, Like e Ferrari, è arrivato il momento della consacrazione.

Penisola mostra certamente la maggior consapevolezza delle  sue capacità, evidenziando l’importanza del tempo che passa.  La descrizione della nostra società basata su relazioni instabili, che addirittura rischiano però di esplodere e diventare fittizie quando superano i confini dei social. Bartolini lascia scoperto quel filo che divide la realtà dal virtuale dandoci come la conferma che niente, neanche la tecnologia, potrà mai sostituire un bacio o un abbraccio sincero

Bartolini stesso vuole sintetizzare questo nuovo disco usando  queste parole: la cosa che caratterizza quest’album e che mi affascina particolarmente è il fatto che mi senta come se lo avessi scritto in luoghi diversi che poi sono diventati un unico luogo. Quel luogo, in questi 4 anni, sono sempre stato io. È un album in cui parlo principalmente dei miei affetti. Ci sono delle canzoni, ad esempio, che parlano di mio padre, da sempre una fonte di ispirazione infinita per quello che faccio.

 

INTERVISTANDO BARTOLINI

Che luogo è la Penisola di Bartolini?

La Penisola è un luogo unico formato da tre luoghi tra di loro molto distanti.

Il luogo dell’anima dove risiedono tutte le esperienze vissute in questi ultimi anni, ovvero il mio paese di nascita, la città dove mi sono “svegliato”, cioè Roma ed il luogo dove ho imparato a conoscermi e stare solo, cioè Manchester.

Il concetto di Penisola, siccome viene da una canzone scritta nel 2017, è cambiato molto col tempo ed ha assunto diversi significati.

Infine, ho scoperto che quella penisola sono io, da sempre solitario, ma sempre attaccato a qualcosa o qualcuno.

Cos’è la cosa più assurda che ti sei fatto arrivare o hai spedito per posta?

Il pupazzo gonfiabile che saluta come uno scemo del video di Lunapark.

Avere quella cosa in testa che tu definisci Sanguisuga, è il motivo per cui gli artisti riescono a dare forma alle proprie emozioni?

Io credo di si, anche nel mio caso specifico questa situazione ha ispirato la scrittura di nuove canzoni.

La mia sanguisuga è la dipendenza totale da qualcuno che si ciba a sua volta delle tue emozioni.

Per dipendenza totale intendo anche perdizione di se stessi, diventando quasi totalmente l’altra persona.

Cos’hanno in comune Manchester e Roma?

Sono entrambe città molto passionali per quanto siano diverse.

Qual è la canzone alla quale i tuoi genitori si sono affezionati di più?

Direi che mia madre  è una grande fan di Coltello di plastica ed Iceberg.

La tecnologia sta cambiando i nostri sentimenti?

Si, anzi io credo che in qualche modo abbia cambiato la percezione dei nostri sentimenti e  le nostre abitudini.

Con i social siamo diventati tutti un po’ più narcisi.

Credo ci sia maggiore insicurezza e, purtroppo, maggiore inclinazione verso le dipendenze.

In alcuni testi tratti il tema del suicidio. Come mai questa scelta?

In realtà sono più metafore che riguardano il mio stato d’animo in un preciso momento.

Ne ho parlato, ma ho cercato di farlo in modo ironico. Non l’ho mai fatto in modo esplicito o riferendomi a qualcuno in particolare.

Citando Ferrari: e dopo tutti questi anni so cos’è la calma. Come si fa a farti perdere la pazienza?

In generale cerco di essere sempre calmo e pacato ma ci vuole poco per farmela perdere.

Sono un tipo abbastanza permaloso e rancoroso, purtroppo.

Credi negli alieni?

Credo in forme aliene.

ASCOLTA BARTOLINI NELLA PLAYLIST DI INDIE ITALIA MAG

Nicolò Granone

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