A cura di Alessandra Ferrara e Nicolò Granone
Alex Germanò è nato a Trastevere e cresciuto a Monteverde Vecchio, con l’idea di trasferirsi all’estero in futuro (quando era più piccolo ha vissuto anche nella calda e lontana Australia!). Sicuramente, l’aver visto il cult di Dino Risi, Il Sorpasso, è stato un momento decisivo per convincersi che l’Italia era davvero casa sua. Inizia a fare musica nel 2008 con i Jacqueries e nel 2012 fonda l’art rock band Alpinismo con cui pubblica un EP per la 42 Records.
Dopo il successo ottenuto con il suo album d’esordio Per Cercare Il Ritmo, Germanò, con Piramidi , si conferma uno dei più interessanti protagonisti del nuovo cantautorato indipendente nostrano. I suoi testi sono riflessioni personali alle quali si mescolano le fragilità e i sogni di una generazione che, forse, ha un’aspettativa troppo grande del futuro. Giovani che non riescono più ad apprezzare la bellezza delle piccole cose.
Con le influenze musicali di Franco Califano ed Enzo Carella, il nuovo disco, anticipato dai singoli Ça va?, Matteo non c’è e Friends Forever, è uscito lo scorso 10 Aprile.
Germanò definisce Piramidi un lavoro nato al computer: lui stesso, infatti, ha dichiarato di essersi occupato direttamente della produzione dell’album. Il tema della solitudine, allora, abbraccia il disco dall’autore al suo concepimento fino alla nascita delle canzoni stesse. Per realizzarlo ha esplorato strade diverse sperimentando, anche, elementi elettronici, per poi tornare parzialmente alla sua natura artistica. Al tempo stesso ha cercato di vivere qualcosa simile ad un’evoluzione.
Il francese l’ho studiato un po’ al liceo. Poi la scorsa estate sono stato a Nizza e sono riuscito ad articolare conversazioni base, non so se fossero proprio cortesi!
Una volta ho dato un bigliettino a una ragazza su un tram: ha funzionato per un pò. Ci siamo scritti su WhatsApp, poi più nulla.
Sono stato un cuore smarrito di Torino ogni volta che sono andato lì per il Club 2 Club. È anche un’occasione per rivedere amici da ogni dove.
Sorprendere, decisamente!
Sono un’opera di una civiltà decaduta, ma, allo stesso tempo, rappresentano la perfezione: un pò come il Colosseo.
Assolutamente si.
Sono un osservatore esterno e allo stesso tempo io stesso sono loro.
Sicuramente l’avere il coraggio di parlare dei propri problemi, di condividerli ed inoltre, mostrare all’altro la propria persona.
Mi sarebbe piaciuto trascorrere una serata con Eduard Limonov (scrittore russo scomparso lo scorso marzo), per fargli quante più domande possibili sulla sua vita.
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