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Le Rose | IndieTales

Mia nonna Teresa nel dopoguerra aveva lasciato la Calabria e si era trasferita a Bologna, città nella quale aveva aperto una piccola osteria, che negli anni era diventata una vera e propria istituzione.

Tutto veniva fatto con amore e semplicità. Appena si apriva la porta si respirava un odore che profumava di famiglia e tradizione. Su ogni tavolo c’era un vaso con una rosa e una piccola poesia d’amore.

Io non capivo questo romanticismo, e spesso avevo litigato con nonna per questa cosa, fino a quando, a un tratto la mia prospettiva cambiò.

Era un giorno di fine luglio del 1980, Sara era venuta a pranzo con alcune sue amiche per festeggiare l’ultimo 30 preso a giurisprudenza. Era vestita con una gonna a fiori e una maglia a mezze maniche blu notte. I suoi capelli a riccioli le cadevano dolcemente sulle spalle, e lei ogni tanto provava a stringerli in una coda, ma loro, come per dispetto continuavano a uscire.

Io, al caldo della cucina, stavo preparando una porzione di ravioli, ma mi ero distratto in quel gioco di mani, sporcandomi con una macchia di sugo i pantaloni. Volevo andare a parlare a quel gruppo di ragazze, perché sentivo di essermi innamorato al primo istante. Così chiamai mia nonna e le chiesi il permesso per andare in sala a servire il piatto fumante.

Lei, che aveva già capito tutto, fece un cenno con la testa e annuì sorridendo.

Io, lasciando da parte l’imbarazzo, presi i piatti e con la massima attenzione li portai a tavola. Fu questione di secondi, ma lei ricambiò immediatamente il mio sguardo e subito dopo,appena tornai al mio lavoro, iniziò a parlare sottovoce con le sue amiche.

Finito il pranzo, si alzò dolcemente dal tavolo e se ne andò forse per sempre dalla mia vita, pensai io con aria  da pessimista e con il cuore già infranto.

Nei giorni successivi, mi alzavo dal letto con la speranza di trovarla seduta al tavolo non lontano dalla cucina, ma niente, lei non si presentò.

Nonna Teresa, che già aveva capito la situazione , venne da me e mi disse queste parole che ancora ricordo a distanza di anni: “Le cose semplici sono le più importanti, se quella ragazza tornerà prendi coraggio e vai a presentare. Ho visto anch’io come ti guardava”

Il giorno successivo, come per magia, Sara tornò al locale, da sola. Si sedette al tavolo ordinando una porzione d’arrosto con le patate e un bicchiere di vino rosso.

Io, preso dalla vergogna, la spiavo da dietro le pentole, ma  senza  muovermi di un centimetro. Lei, forse un po’ delusa si alzo e al momento di pagare chiese :”Oggi, non c’è il cameriere dell’altro giorno?” Teresa, per prendere tempo e quasi per punire il nipote poco coraggioso rispose “No, si è preso un po’ di riposo, ma domani lo trovi di sicuro. Arriverà verso mezzogiorno, glielo dico”

“Grazie mille” sorrise lei.

Sara uscì in strada mentre la nonna aprì la porta della cucina, entrando e pronunciando un classico proverbio calabrese con cui amava rimproverarmi.

Il giorno dopo fu una data che cambiò completamente la storia di Bologna. 2 Agosto 1980.

Io ero in bicicletta, pedalavo spensierato verso l’osteria quando ad un certo punto uno scoppio mi riportò alla realtà.

Verso la stazione si alzava una coltre di fumo nero.Il mio primo pensiero fu riguardo a un possibile guasto a qualche treno, sicuramente non mi sarei immaginato una tragedia simile. Arrivato al locale tutti erano in strada, confusi e spaventati.

Avevo paura che a Sara fosse successo qualcosa. Se fosse passata dalla stazione giusto in quel momento a causa della mia timidezza del giorno precedente? Mi sentivo tremendamente in colpa e continuavo a girare su me stesso.

Dopo un pò,  nonostante tutto, lei arrivò di corsa, gridando aiuto e portando la tragica notizia.

Era scoppiata una bomba.

Racconto liberamente ispirato al brano Le Rose di Martix

Nicolò Granone

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