“Una canzone annoiata e superflua”. Così Stagi sintetizza la sua analitica propensione al nichilisimo in quella che è Spiccioli, singolo pubblicato lo scorso 11 settembre per La Clinica Dischi.
Il cantautore ligure intavola con noi un simposio sulla corrente del tempo che passa e sullo spazio dell’amore. Questa volta siamo a Verona, e tra polaroid e strisce blu, Stagi ci racconta una storia d’amore che si reitera nell’infinito riempire di monetine ramate un parchimetro sotto casa della persona amata. Sarà forse questo gesto compiuto in eterno a fargli scovare la noia e l’abitudine di un rapporto giunto al capolinea?
Sono tutte immagini che possono rientrare nell’immagine della canzone, però io dico chiaramente che sarei disposto a indebitarmi: so benissimo che non posso sperare che i parcheggi diventino da un giorno all’altro gratuiti, quindi mi adeguo.
Sono tante le cose che procrastino, hai centrato perfettamente il punto. Penso però sia un problema sociale oltre che personale, definirei la nostra come la generazione dell’indifferenza e dell’autentico nichilismo.
Senza dubbio il tempo che scorre porta a dei cambiamenti, delle mutazioni, volute o meno. Questo è ciò che gli antichi chiamavano ghenesis, il divenire: è un fatto che deve essere accettato e fatto proprio, se non lo si vuole vivere inesorabilmente come un cruccio.
No. Più semplicemente, volevo smettere di nascondermi dietro a un nome inventato di sana pianta.
Grazie per i complimenti! Dovete comunque rivolgerli a Francesco: io, purtroppo, mi intendo poco di regia e sceneggiatura, intendo lasciare carta bianca, almeno per l’idea iniziale, a chiunque voglia lavorare con me per un videoclip. Sicuramente sarebbe un corto stanco, sfocato, lento, colmo di immagini forti.
Sicuramente dovrete aspettare meno!
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