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Roccia: “Tra pazienza e sensibilità” | Intervista

A detta di Giuseppe Roccia, cantautore ed educatore di professione, fare musica non è poi così distante dal lavorare con i bambini. Bisogna essere sempre pronti a cambiare punto di vista.

Un po’ come il suo ultimo singolo “Dentro una canzone”, che vuole essere un modo per dare una fine degna ad una storia d’amore finita male. Dall’amaro in bocca può nascere però, come in questo caso, qualcosa di leggero e scanzonato, diverso dal precedente album “Punto e a capo”. Un artista in continuo cambiamento, che fa dell’evoluzione personale la propria cifra stilistica.

 

Intervistando Roccia

Ciao! Quanto spazio occupa lironia nella tua vita?

Ciao! Direi che l’ironia per me è fondamentale, ma ancor più necessaria, per il mio modo di condurre la vita, è l’autoironia. Senza questi due ingredienti non potrei essere quello che sono e avere uno sguardo adeguato sulle situazioni vitali che mi accadono, sia internamente che intorno a me. Ritengo che sapersi prendere in giro sia fondamentale, è avere consapevolezza dei propri limiti, accettarli e, se possibile, lavorare per migliorarli.

Siamo finiti come voi”. A chi parli?

Molto semplice! “Voi” sono tutte le altre persone, quelle diverse da “Noi”, che ascolteranno il brano e che spero possano rispecchiarsi in esso. In fondo, come dico nel testo: “milioni di persone dentro sta canzone”. 

Può una canzone dare una fine degna ad una storia che non si è conclusa nel migliore dei modi?

Assolutamente sì. Credo che la differenza stia nel modo di raccontare le situazioni, nel modo di trattarle a livello testuale e, perché no, anche strumentale. Questo è ciò che conferisce dignità.

“Dentro una canzone” si discosta parecchio da “Punto e a capo”, il tuo ultimo album. Cosa dobbiamo aspettarci dai tuoi prossimi progetti?

Sono felice si sia notata questa differenza perché sto lavorando molto su me stesso sotto tutti i punti di vista, al fine di trovare un’adeguata personalità artistica e un sound riconoscibile. Intendo continuare a sperimentare fino a quando non troverò un punto d’approdo. Non so se riuscirò a concludere questo percorso entro la fine del 2021, ma sicuramente potete aspettarvi altri brani, magari diversi tra loro, ma con un Roccia sempre più maturo.

Fai musica ma nella vita di tutti i giorni sei un educatore. Pensi ci sia una connessione tra le due cose?

Mi hanno sempre detto: “Se fai l’educatore e lavori con i bambini devi avere molta pazienza e una sensibilità smisurata”. Ecco, credo che in parte valga lo stesso per la musica. Mi spiego meglio: avere una buona dose di sensibilità è vitale per cogliere certe dinamiche relazionali ed essere in grado di scrivere testi che possano arrivare alle persone. È come se ti consentisse di guardare le situazioni da più punti di vista, senza avere una visione univoca. La pazienza invece è necessaria per poter realizzare le cose con calma e attendere un possibile punto di arrivo che potrebbe anche non arrivare mai nell’ambito musicale. La pazienza, poi, va sempre di pari passo con la costanza.

In che modo, secondo te, il periodo particolare che stiamo vivendo sta cambiando la musica?

Sicuramente la gente ha una voglia esagerata di partecipare ai concerti, non le basta più consumare musica sui digital stores in camera, in auto o camminando per strada. In quest’ottica mi aspetto un approccio più totale, a 360 gradi e quasi “fisico” nei confronti della musica. Il 2021 secondo me sarà ricco di uscite tra brani e album, anche nel mainstream, perché gli artisti hanno avuto molto tempo per interrogarsi e scrivere. Penso che sarà un anno ricco di musica, in vista di un super 2022, da godere tutto dal vivo. Me lo auguro fortemente, anche per noi emergenti.

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