PH: Elia Vecchioni
Per raccontare una storia bisogna aver molta fantasia o aver vissuto un certo tipo di avvenimenti, anche in maniera indiretta come attraverso il racconto di un amico. Cal Birbanthe trae ispirazione dal fantastico o complicato mondo delle relazioni, nel quale tutti siamo immersi.
L’amore diventa un modo per unire le persone, incrociando destini simili o avventure di una notte, che il mattino dopo o con la fine del legame, lasciano ricordi da raccontare per cercare consolazione o approvazione.
In questa società di oggi sempre più digitale, anche i rapporti rischiano di diventare sempre più asettici e meccanici, ma Cal Birbanthe ha la capacità di coinvolgere l’ascoltare nel suo mondo, riuscendo a rompere la distanza tra pubblico e artista.
Ma dove va Birbanthe? Io me ne andrei in Erasmus, anzi mi vado a fare una birra.
Sono amiche, amici, conoscenti, sconosciuti, sono io! Spunti di vita personale miscelati a confessioni altrui.
Che sparisce il pub e tutto ciò che ti circonda. Rimani in connessione solo con la persona di cui ti sei appena fulminato. Chissà come sarebbe sull’Everest…
Non è proprio un hangover legato all’alcol della sera prima, ma un hangover lento, creato dalla pandemia; ricordo la prima notte ‘’liberi tutti’’ in spiaggia a far festa, dopo tutto il piattume vissuto due anni tra divieti e coprifuoco, al mattino seguente mi svegliai dicendo a me stesso: ‘’non me li ricordavo più sti ritmi’’.
Si. Mi piace condividere certi momenti da solo con me stesso, dal semplice sedermi nelle notti d’estate a bere una tisana e fumare del tabacco guardando le stelle, al bestemmiare e inveire contro l’Inter quando gioca male.
Semplice, mettersi in discussione è più difficile, c’è il rischio che potremmo avere torto. Pretendere la ragione è la scorciatoia più facile per dare la colpa agli altri, ma in cuor tuo sai di star facendo na’ cagata sopprimendo la tua di colpa e questo porta inevitabilmente a uno stato infelice.
SI. Equilibrio tra scuola e musica, le sto già mantenendo.
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