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Gianni Salamone: “L’immaginazione crea la realtà” | Intervista

Gianni Salamone elabora un concept album di dodici tracce dal titolo “La mia verticalità” nel quale parole e pensieri viaggiano liberi in discorsi sul senso dell’umanità per cercare di capire chi siamo e dove sta andando il nostro mondo. Bisogna ascoltare con attenzione ogni canzone senza aver fretta di cogliere il messaggio il prima possibile, ogni sfumatura apre spazio a domande e quando pensiamo di essere arrivati alla giusta soluzione, di aver capito il tutto ecco che spuntano nuovi dilemmi.

Se ci riflettiamo anche la nostra vita segue questo filo logico, e forse, solo con il tempo, anche una misura molta più lunga rispetto alla nostra esistenza, sarà possibile capire il senso di tutto.

Per istinto, può sembrare paradossale, ma diamo molto senso al principio di causa effetto, forse però per avere una maggior comprensione bisognerebbe pensare senza schemi fissi ed essere pronti al cambiamento. L’immaginazione crea la realtà, ogni scenario può diventare possibile.

INTERVISTANDO GIANNI SALAMONE

Quali sono le tue priorità nella vita?

 Rischiando di sembrare banale e scontato ti dico la famiglia e l’amicizia. Con questi valori nel sangue puoi approcciarti a qualunque cosa e ogni dolore, anche quello più grande, lo affronti con la certezza di avere alle spalle gli affetti più cari. Se si vuol cambiare il mondo, partiamo dal nostro piccolo-grande universo e se riusciamo a creare tanti micro-cosmi di bellezza, sono sicuro che tra qualche millennio potremo sicuramente vivere tutti finalmente in armonia.

Come mai la realtà è influenzata dall’immaginazione?

 L’immaginazione fa molto di più. L’immaginazione crea la realtà.

Tutto quello che vediamo, tocchiamo e respiriamo è stato creato dall’immaginazione che è l’elemento fondante del tutto.

E nel  bene e nel male siamo proprio noi gli artefici di bellezze e atrocità.

PH: Elia Ugolini

L’espansione del digitale ci sta levando la voglia di immaginare?

Anche il digitale è frutto dell’immaginazione. Le innovazioni e il progresso, salvo rare accezioni, hanno sempre portato benessere per la nostra evoluzione. In poche parole, io col coltello ci taglio il pane, mio nutrimento, ma se ci uccido mio fratello non è certo il coltello l’assassino, lo sbaglio.

Dobbiamo essere capaci di saperci fermare, riflettere e poi decidere, questa cosa è buona per me? E se non lo è, allontanarla dalla mia vita.

Se poi vogliamo fare un esempio pratico che mi tocca da vicino, il digitale nella musica ha ucciso la qualità dell’ascolto. La bellezza di un suono, una musica, una voce, che escono da un impianto analogico, sono impareggiabili.

Se andassi in letargo per un po’ di anni, al tuo risveglio il mondo sarà un posto migliore o peggiore?

Essere ottimista a oltranza mi rende tutto più facile. E quindi sicuramente vedo un mondo dove uguaglianza e libertà vengono insegnate addirittura già dalle scuole materne.

Ma sono ottimista non stupido. L’evoluzione spirituale sarà la più grande rivoluzione della storia dell’umanità, è partita già da qualche millennio e ce ne vorranno altrettanti per poter raggiungere il Nirvana.

Mi basterebbe al mio risveglio sapere che c’è da mangiare per tutti. Sarebbe un inizio epocale. Sembra incredibile ma davvero oggi non è così. Tonnellate di cibo passano quotidianamente dalle nostre tavole alla spazzatura con la stessa velocità con la quale migliaia di persone nel mondo muoiono letteralmente di fame!

PH: Elia Ugolini

Ci sono parole alle quali ti senti più legato?

Leggerezza, passione, semplicità, libertà, più che parole stili di vita e che riconducono all’essenza, l’amore. Vorrei tanto che tornasse di moda la tolleranza. Vedo un mondo arrabbiato e troppo spesso intento a schiacciare più che a sollevare.

Per raggiungere la felicità è inevitabile accettare anche di soffrire?

Felicità e tristezza sono due facce della stessa medaglia e spesso ci godiamo molto di più un obiettivo raggiunto, quando si é sofferto tanto. Ma questo non significa che per una manciata di felicità si debba necessariamente soffrire. O almeno non sempre è così. Ma l’accettazione è parte fondamentale della nostra crescita e quando non ne siamo capaci, rischiamo di trascinarci zavorre pesantissime che ci allontano da ciò che ci rende felici.

Cosa succede quando arriva la fine?

Si ricomincia!

E qui non posso fare a meno di auto-citarmi con il titolo di una mia canzone: “La fine è l’inizio”.

La morte esiste in quanto parte imprescindibile della vita. La terra è fertile e quindi carica di vita perché foglie, animali e insetti hanno esaurito parte del loro percorso.

E cosi noi, con le nostre innumerevoli esistenze torneremo in questo e negli altri miliardi di mondi e dimensioni per imparare e crescere ancora e ancora, fino a ricordare tutta la nostra primordiale onniscienza.

Nicolò Granone

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