PH: la.blet
Passare dall’inglese all’italiano ci permette di entrare sempre più all’interno della città di vetro di fil ricchiardi, e anzi abbiamo quasi paura di scontrare contro le sue pareti, con l’ansia di far crollare tutto.
L’ep dell’artista racconta le sue fragilità con il filtro della fragilità, gettando via ogni maschera d’attore che finge di stare bene mentre in realtà il suo mondo interiore è sempre sul punto di esplodere.
Fingere è un paradosso se viviamo in un luogo con barriere invisibili attraverso la quale tutti possono vedere chi siamo e cosa stiamo facendo. Alla fine ognuno di noi costruisce con se stesso la propria città di vetro, solo che non tutti hanno il coraggio di fare come ha fatto fil ricchiardi, cioè guardarsi dentro e tirare le somme.
Torino: Confortante
Milano: Ottimista
Napoli: Invidiata
Roma: Esemplare
Si, ma spesso anche perdersi.
Sicuramente ma spesso anche a seconda dell’immagine socio-culturale a cui aspirano.
Diversificate ma meno divise in quartieri culturali e più unificanti delle diverse culture.
Deve rispecchiare l’idea che ho di me stesso, permettendomi di presentare il vero me in maniera trasparente.
Mi sono sempre piaciuti i muri, sono perfetti per non rischiare mai. In questo EP parlo di muri trasparenti, che lasciano trasparire il vero me, ma proteggendomi allo stesso tempo.
Assolutamente si, soprattutto perché anche dal punto di vista geografico e legale sono abbastanza in mezzo all’Italia e il Canada, facendo spesso avanti e indietro; il che mi ha drasticamente diminuito il senso di appartenenza ad una nazione precisa.
Sicuramente distruggere (cliché).
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