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Viaggiando verso la bellezza dell’anima con “A Mare” di Cristiana | Intervista

L’amore può stare veramente ovunque in ogni gesto, in ogni parola e anche dove non c’è più. Davanti al mare assume anche nuove formi e colori, paesaggi che si trasformano in fonte d’ispirazione per canzoni e poesie. Cristiana apre il suo cuore, accettando la paura di venire tradita dalla realtà, ma allo stesso tempo cercando speranza in tutto ciò che profuma di vita.

“A MARE” è un disco sincero e dolce dal quale è impossibile non lasciarsi emozionare sia per le melodie che coccolano i sentimenti, sia per i testi che hanno la capacità di rendere reali scenari immaginari e onirici.

Cristiana viaggia verso una bellezza dell’anima, affrontando anche turbamenti emotivi, senza distogliere però lo sguardo verso un piacere profondo pronto a nutrirsi di ricordi e di illusione.

INTERVISTANDO CRISTANIA

Il tuo disco “A Mare” nasce mischiando il verbo dell’amore con una destinazione?

L’amore è tutte le destinazioni, è in ogni dove, è totalizzante ed eterno, tremendamente umano eppure così vicino all’universo.

A MARE nasce dall’amore, dalle partenze, dai ritorni, dalle destinazioni come fatti contingenti, di tutti i giorni e di nessun giorno.

Forse la destinazione è l’amore stesso.

Come si sopravvive al romanticismo?

Credo che non sia possibile sopravvivere. Si vive e si muore di romanticismo, ogni giorno. Non credo nella via di mezzo, in questo senso. Il romanticismo stesso, alla fine dei conti, è la via di mezzo tra il pessimismo e l’ottimismo. Di conseguenza, tutto ciò che un romantico può fare è vivere e morire, indistintamente, con l’anima e con il corpo. Vivere e morire è necessario e sono due cose che devono avvenire parallelamente, gli estremi opposti che non si incontrano ma che coesistono in maniera viscerale. Dirò una cosa un po’ provocatoria, credo. Forse il romantico è anche realista.

Quali sono le piccole cose alle quali tendi, inevitabilmente, ad affezionarti?

Mi affeziono con le radici. Mi affeziono ai giorni, alle ore, ai minuti. Mi affeziono alle persone in quanto corpi e alle persone in quanto psiche, anima, spirito, coscienza, pensiero, che dir si voglia. Mi affeziono alla dimensione eterea delle cose, alle viscere. Mi affeziono alla poesia. Mi affeziono a tutto ciò che concerne l’amore.

Mi affeziono alle tazzine, ai luoghi, alle connessioni, alle coincidenze, alle parole, alla carta, alle piante, al cielo, alla luce, alla polvere, potrei andare avanti all’infinito.

PH: Francesca Marotta

“Vorrei” e “Piangerò” sono due brani legati come desideri e paure?

Mi avete scoperto. “Vorrei” e “Piangerò” sono forse la stessa cosa. Sono due preghiere, in fondo. “Vorrei” è umana, “Piangerò” è sovrumana, ma si completano perché siamo tutti entrambe le cose, a mio avviso.

L’estate può nascondere una certa malinconia?

L’estate è una menzogna meravigliosa, un racconto. È luce, eppure sì, nasconde.

Aprendo una finestra sul tuo cuore che panorama vedi?

Vedo una finestra, non so se mi spiego. Il panorama è un passante. Può essere chiunque, o qualunque cosa.

Quanto è coraggioso riuscire a parlare con le proprie fragilità?

Arriva un momento in cui è necessario farlo. Non so se sia più coraggioso parlare con le proprie fragilità o non farlo. Forse per entrambe le cose ci vuole coraggio e, forse, fare entrambe le cose è davvero sintomo di coraggio. Parallelismi, non so se mi spiego. Far coesistere due azioni opposte è coraggioso, credo.

PH: Matteo Barduzzi

 

 

Nicolò Granone

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