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BISØ: “Al lieto fine ci sto lavorando” | Intervista

Attraverso “robinson crusoe”,brano che parla di quello che si prova quando ci si incastra nei propri pensieri, nei se e nei ma, quando si rimugina continuamente sul passato, scopriamo una nuova direzione del progetto BISØ. Infatti ne viene fuori un pezzo molto introspettivo, specchio di un particolare periodo dove era presente questo loop, scriverlo lo ha aiutato a buttare finalmente fuori questi pensieri, a renderli veri e concreti, trovando l’occasione per affrontarli senza trascinarsi dentro.

Non si può giudicare un libro dalla copertina o peggio bruciarlo se il finale ha deluso, così anche nelle relazioni non si può esprimere giudizi a priori o sputare nel piatto in cui si è mangiando rinnegando il passato. È ovvio che le situazioni che cambiano provano smarrimento, e ci si sente isolati, proprio come robinson crusoe, prendendo consapevolezza di cosa si è e cosa si vuole ottenere con il tempo che passa.

INTERVISTANDO BISØ

Cosa scopre chi naufraga per caso nella tua musica?

Scopre una persona e della musica autentica. Tutto quello che c’è nei testi è vissuto, mi piace raccontare, nel bene e nel male, quello che vivo quotidianamente. Fondamentalmente riesco ad essere me stesso solo quando scrivo.

Possiamo definire il tuo nuovo singolo Robin Crusoe come una pagina più  indie nel tuo percorso musicale?

Si, mi sto spostando sempre di più verso quella direzione, anche se fondamentalmente mi piace che la musica venga sempre contaminata da tanti generi e non chiusa in un’etichetta singola. Diciamo che sto cercando di mettere il testo al centro dell’attenzione, usando la base un po’ come un tappeto per raccontare una storia.

Su un isola deserta ti mancherebbe il WI-FI?

Decisamente no, amo isolarmi, vivo col non disturbare sul telefono, i miei amici fondamentalmente mi odiano per questo. Avrei molta più difficoltà a non potermi isolare e stare nel mio.

PH: Ufficio stampa

Marina, alice, marta, Rosa Ricci: che rapporto hai con le donne?

Sono cresciuto, fortunatamente, circondato da molte figure femminili, non ho mai avuto quel tabù un po’ “adolescenziale” nei confronti della donna, ed è inevitabile che questo si riscontri nelle canzoni. In particolar modo, il filone di “marta”, “marina” e “alice” racconta tre storie di tre ragazze diverse che affrontano tre tipi di disagi diversi, “marta” è addirittura un pezzo autobiografico dove ho scelto di parlare di me usando un alter ego femminile. In altri pezzi ho raccontato di figure femminili che hanno condizionato in qualche modo la mia vita, in positivo e in negativo.

Quanto è stata iconica la coppia Totti e De Rossi?

Per noi romanisti in particolar modo assolutamente si, da amante del calcio e tifoso della Roma ho avuto l’onore di essere cresciuto con due capitani, il loro addio nel giro di due anni è stato un piccolo trauma e da lì è nata l’idea della canzone che ho scritto e fatto uscire a maggio del 2023. 

Quando scrivi le canzoni ti piace pensare a dei personaggi, ci sono già idee per il prossimo singolo?

Il prossimo singolo è già pronto da parecchio, sarà sempre introspettivo anche se con un mood diverso e con un titolo abbastanza iconico… non posso dire di più per ora!

Le paranoie aumentando o diminuiscono crescendo?

Temo che le paranoie col tempo non facciano altro che aumentare, l’importante è cercare di farsele un po’ amiche per quanto possibile, anche se non sempre riesce.

Ma il lieto fine davvero non esiste?

Sono abbastanza scettico in questo per quanto riguarda me stesso, riesco a credere sinceramente nel lieto fine per gli altri ma non ne vedo mai uno possibile per me, quindi ad oggi direi di no, però ci sto lavorando.

PH: ufficio stampa
Nicolò Granone

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