New Indie Italia Music Week #257
“La fine dei vent’anniÉ un po’ come essere in ritardoNon devi sbagliare stradaNon farti del maleÉ trovare parcheggio”
(La fine dei vent’anni – Motta)
C’è una fase della vita in cui tutto sembra muoversi con un leggero scarto, come se il tempo avesse cambiato passo senza avvisare. Non è panico, è più una vigilanza costante: fare attenzione alle scelte, evitare deviazioni inutili, proteggersi. Anche fermarsi diventa un gesto complesso, non per stanchezza ma per necessità.
In mezzo a questa tensione, la musica smette di essere sottofondo e diventa appoggio. Non risolve, non spinge davvero ad andare via, ma offre un punto fermo da cui guardare ciò che trattiene: i legami, le promesse non dette, le persone che restano al centro anche quando tutto invita al movimento. Le canzoni diventano così uno spazio sicuro da cui partire e a cui tornare, un equilibrio provvisorio che permette di restare in piedi mentre si decide se restare o partire.
Ripartiamo dalle migliori nuove uscite della settimana, scelte e recensite dalla redazione di Indie Italia Magazine.
Dopo la bomba – Pollio (Album)
DOPO LA BOMBA arriva dopo nove anni di silenzio discografico come un lavoro essenziale e compatto. Sette brani attraversano le crepe di un’epoca segnata da crisi ricorrenti e tensioni globali. Ogni traccia illumina una diversa sfaccettatura del presente senza mai isolarsi dal quadro generale. Il suono rifiuta l’artificio e privilegia strumenti reali, suonati e riconoscibili. Le registrazioni sparse tra Buenos Aires, Budapest, Lombardia e Los Angeles costruiscono un’identità globale ma umana.
La produzione nasce da una complicità totale, guidata più dalle reazioni del corpo che da calcoli razionali. Tensione, fastidio e stupore diventano criteri di scelta sonora. L’album non si limita alla denuncia, ma apre all’immaginazione di futuri possibili. La critica al presente si trasforma in invito alla responsabilità collettiva.
Umanità e solidarietà emergono come temi centrali e necessari. La musica diventa spazio di riflessione condivisa, mai passiva. Un disco che chiede di trasformare rabbia e dolore in presenza e cambiamento reale.
Mucca Rossa – EDDA
MUCCA ROSSA è il nuovo singolo di EDDA, estratto dall’album MESSE SPORCHE. Il brano si colloca come una delle tracce più irregolari del disco, priva di urgenza narrativa e di una direzione prestabilita, capace di restare sospesa in una tensione costante. La struttura procede per scarti, arresti e ripartenze, rifiutando qualsiasi tentativo di ordine o linearità. L’ascolto restituisce la sensazione di una canzone fuori dal tempo, che richiama le ballad degli anni Sessanta e Settanta nella loro forma più essenziale, fatta di melodia, voce e necessità espressiva.
La sperimentazione è presente ma mai ostentata, nascosta dentro una scrittura semplice e confessionale. Il brano accumula immagini, ricordi e suggestioni senza cercare una sintesi rassicurante, lasciando emergere un flusso emotivo imperfetto ma autentico. Ne risulta una canzone che vive di istinto, fragilità e intuizioni improvvise, trasformando il disordine in linguaggio. Mucca Rossa rafforza così l’identità di Messe Sporche, confermandone la natura irregolare e profondamente umana.
Lunedì – Tutti Fenomeni (Album)
Dopo tre anni di silenzio discografico, Tutti Fenomeni torna con “Lunedí”, un album che segna una svolta tanto sonora quanto emotiva. Prodotto e suonato da Giorgio Poi, il disco abbandona definitivamente l’urgenza rap delle origini per muoversi verso canzoni più luminose. Lunedì è un disco sul presente osservato senza filtri: sesso, amore, politica, consumo, morte e identità vengono attraversati con uno sguardo lucido, ironico e spesso spietato.
Brani come “Piazzale degli Eroi” fotografano il caos simbolico del presente, dove ideologie, corpi e linguaggi si confondono in un cortocircuito continuo. “La felicità del cane” è il cuore teorico del disco: un monologo feroce sulla società iperconsumistica, sulla vergogna di chiedere aiuto e sull’anestesia emotiva contemporanea.
È un album di sopravvivenza lucida: non offre soluzioni, non consola, ma osserva e resiste. Come il giorno da cui prende il nome, segna una ripartenza necessaria, scomoda.
(Benedetta Rubini)
Ottobre – Ragni
Alcuni legami finiscono senza mai svanire del tutto, ancorati nella nostra memoria, o magari in una città. “ragni” racconta di una distanza che non è mai davvero assenza, di quella fine che non ti aspetti e forse non accetti mai davvero. Ottobre scrive a qualcuno che nel presente non c’è più, senza mai nominarlo davvero, scegliendo frammenti intimi, gesti quotidiani e immagini frammentate.
È una canzone sulla fine, ma soprattutto su ciò che resta quando il tempo condiviso smette di essere eterno e diventa ricordo. Roma attraversa il brano come una dimensione ancor prima che un luogo, diventando molto più di una semplice città, trasformandosi in un tempo in cui tutto sembrava possibile e innocuo. L’età adulta arriva come una frattura silenziosa, separa senza clamore, porta via la leggerezza e lascia una nostalgia che non è solo mancanza, ma desiderio impossibile di tornare indietro anche solo per un istante.
La scrittura di Ottobre è diretta e vulnerabile, senza scudi o scappatoie: le paure vengono lasciate parlare da sole, con una lucidità che fa male proprio perché sincera.
Musicalmente “ragni” accompagna questo flusso emotivo con misura, senza mai sovrastarlo. Il brano riesce a tradurre in musica l’assenza e il dolore che essa porta con sé, rendendolo un singolo dal sound potente e dall’atmosfera struggente, capace di coinvolgere sonoramente ancor prima delle parole.
Ragni diventa così un racconto fragile e travolgente, quasi necessario, che trasforma la nostalgia in un gesto di verità.
(Serena Gerli)
TACØMA – Serena
“Serena” è una canzone che si muove piano, senza chiedere attenzione. Un groove che resta costante, avvolgente, come un respiro che accompagna: non spinge, non esplode, ma sostiene. La produzione lavora per sottrazione emotiva più che per accumulo. I suoni analogici scaldano l’elettronica, le linee synth scorrono morbide, le percussioni sembrano filtrate da una distanza affettiva. Tutto è calibrato per restare addosso senza invadere, creando un’atmosfera intima e continua, più sentita che dichiarata. Al centro c’è un amore maturo, raccontato nei gesti e nella presenza, non nelle promesse.
Non un sentimento che salva o risolve, ma che tiene insieme. Un rifugio emotivo che attenua il rumore del mondo e rende il caos più sopportabile, semplicemente restando. La voce di TACØMA accompagna questo racconto con misura, senza forzare l’emozione, lasciando spazio al silenzio tra le parole. “Serena” è una canzone che vive di equilibrio, di continuità, di quella calma che arriva quando tutto il resto passa.
(Serena Gerli)
LUZAI – AKA LOLA
AKA LOLA è una canzone che scivola leggera, senza bisogno di dichiararsi. Un ritmo misurato e pulsante accompagna la voce di LUZAI, senza mai forzare la tensione, come un respiro che tiene insieme momenti e riflessioni. La produzione gioca su contrasti sottili: sintetizzatori caldi e percussioni precise sostengono la voce senza coprirla, lasciando spazio al senso di stratificazione dell’io. Tutto è calibrato per restare addosso senza invadere, creando un’atmosfera intima ma energica.
La scrittura si regge sull’ideale Bamileke che vede l’identità come molteplicità: Lola è l’alter ego che convive con ciò che siamo e ciò che potremmo essere. Non una maschera, ma una presenza nascosta, una possibilità concreta di esplorare parti di sé ancora da conoscere. La voce di LUZAI accompagna questo viaggio con esorcismo e precisione, lasciando respirare i pensieri tra una parola e l’altra. AKA LOLA è una canzone che ci fa sentire completi anche quando ci confrontiamo con versioni di noi stessi ancora sconosciute.
(Serena Gerli)
Serie A – Matsby
Anche continuare a credere in qualcosa è una grande fatica: così Matsby ci racconta i suoi passi nell’età adulta. Un’età che fin da piccoli ci attira per la libertà che ci lascia, ma che si rivela spesso dura, incasinata e frenetica, anche quando non vorremmo. Le aspettative sono alte, un po’ come le bollette, e tra una spesa e l’altra, faccende domestiche e mille corse, il tempo va avanti e noi ci sentiamo costantemente indietro, fermi al punto di partenza. Serie A è un pezzo che vuole raccontare la verità senza filtri, pensato per chi ha sempre puntato al massimo e si trova perso nel mare dell’incertezza. Un disagio generazionale raccontato per non sentirsi più soli.
(Sara Vaccaro)
Marzo beige – Popa
Marzo è il mese del limbo, quel momento dell’anno in cui il mondo rinasce poco a poco. Con lui si risvegliano anche le persone che, oltre ai soliti impegni, ritrovano il desiderio di passeggiare sotto i primi raggi di sole, avvolte in cappotti beige che richiamano i toni di una terra che rinasce dopo mesi di gelido inverno. La voce di Popa accompagna dolcemente questo contrasto: mentre la città riprende a correre frenetica, il brano rallenta il battito del mondo attraverso le sue sonorità anni ‘80, regalandoci una narrazione dal sapore vintage e romanticizzato, capace di trasformare la nuova routine primaverile in un lungometraggio d’altri tempi.
(Sara Vaccaro)
SUONATUTTOMALE – Santoianni
Dopo i singoli “11.09”, “REEL” e “Bring!”, Santoianni pubblica oggi il nuovo album SUONATUTTOMALE, realizzato con il contributo di Nuovo Imaie, disponibile anche in vinile per Kobayashi Edizioni. Il disco nasce da uno sguardo diretto e senza filtri sulla realtà, assumendosi le proprie contraddizioni e quelle dell’autore. SUONATUTTOMALE racconta un presente in cui i problemi non si risolvono ma si normalizzano, esplorando il confine tra consapevolezza critica e assuefazione.
Ne emerge il ritratto di una generazione che osserva e attraversa il disastro mentre la vita continua. In questo scenario trova spazio l’amore, inteso come forza quotidiana e resistente, capace di restare autentica. Prodotto da Ale Bavo, l’album si presenta come un’opera coerente e riconoscibile, che invita ad ascoltarsi e riconoscersi nelle proprie contraddizioni.
(Pietro Broccanello)
Parchi vuoti di notte – Greta Grida
Parchi vuoti di notte è il nuovo singolo di Greta Grida, che conferma il suo sound pop-rock ruvido e le sue venature grunge, racconta la fine di una relazione attraverso le atmosfere notturne di un parco deserto. Tra desolazione, nostalgia e silenzi irrisolti, emerge il senso di solitudine che segue l’amore consumato dal buio.
Il testo affronta temi come la paura di restare soli, l’incapacità di comunicare, il rimorso e il bisogno di perdono. Il singolo alterna dolcezza e disillusione senza filtri e ribadisce lo stile diretto e viscerale di Greta Grida, capace di raccontare con lucidità le fragilità emotive della sua generazione.
(Pietro Broccanello)
Dannata gioventù – Kid Gamma
Dannata gioventù è una confessione viscerale nata nelle ore notturne, tra pensieri che emergono quando il mondo dorme. Tra sigarette, conti che non tornano e giornate che si ripetono, il testo racconta la fatica di andare avanti, il peso degli errori e le dipendenze emotive. Su sonorità pop urban dirette e malinconiche, Dannata gioventù restituisce senza filtri l’inquietudine e la stanchezza emotiva di una generazione fragile. Il singolo mette a nudo la difficoltà di lasciarsi il passato alle spalle e il bisogno di restare, anche quando scappare sembra l’unica soluzione. Primo estratto dal nuovo disco di Kid Gamma, il brano non cerca risposte facili ma racconta una verità condivisa, fatta di cadute, resistenza e continua ricerca del proprio posto.
(Pietro Broccanello)
Amore Business – Beatrice Quinta
Con “Amore Business”, Beatrice Quinta apre ufficialmente una nuova fase del suo percorso, è una canzone pop elegante e affilata che mette a fuoco un tema contemporaneo: il momento in cui una relazione smette di essere rifugio e diventa trattativa. Musicalmente si muove su un equilibrio raffinato: chitarre pulite e archi discreti costruiscono una cornice sobria; la produzione è minimale ma curata, lascia spazio alle parole e alla personalità vocale dell’artista.
Il cuore del brano sta tutto nella sua ambiguità dichiarata: “io non so se è amore o business”. La relazione raccontata è un terreno instabile, in cui l’intimità viene usata come leva e l’attenzione come merce di scambio. È un brano che parla di relazioni, ma anche di identità, di potere emotivo e di compromessi quotidiani, un brano che non giudica, ma osserva con lucidità,
(Benedetta Rubini)
Nerorgasmo – Allerta!
Con “Nerorgasmo”, gli Allerta! tornano a colpire senza mediazioni, firmando un brano che è insieme dichiarazione d’intenti e resa dei conti.
Nasce da un’urgenza reale, il rumore diventa sopravvivenza e rivendicano un’idea di musica vissuta sulla pelle, fatta di concerti sudati e ritorni a casa tardivi prima di andare a lavorare il giorno dopo. Il brano attacca frontalmente il culto del successo lampo e l’ossessione per la visibilità, mostrando quanto l’industria sia spesso più interessata al rumore mediatico che a quello autentico. Musicalmente è diretto, ruvido, senza sovrastrutture, privilegia l’impatto e l’energia alla rifinitura per rimanere coerente con il messaggio che porta. Il brano non cerca di piacere a tutti, e proprio per questo funziona, parla a chi sa che la musica non è una carriera da pianificare, ma una necessità vitale.
(Benedetta Rubini)
HOMO – Karakaz
In questo nuovo lavoro Karakaz, condensa e radicalizza il proprio linguaggio, firmando un lavoro senza compromessi. Suoni metallici, stratificazioni abrasive e ritmiche ossessive costruiscono un impianto sonoro claustrofobico, attraversato da deflagrazioni improvvise e marce ipnotiche. I testi sono diretti, fisici, privi di mediazioni: raccontano il conflitto costante tra identità individuale e un contesto sociale percepito come ostile. “HOMO” si muove in una zona franca tra rock, pop destrutturato, techno e psichedelia, rifiutando la forma-canzone tradizionale. Non cerca catarsi né soluzioni: è un atto di frizione pura, una rabbia controllata che, nella sua durezza, lascia intravedere una speranza minima ma necessaria.
(Ilaria Rapa)
Come ti voglio – GIIN
Il corpo come spazio politico ed emotivo, è così che GIIN lo descrive nel suo nuovo singolo “Come ti voglio”. Il brano si muove tra confessione e ossessione, trasformando il desiderio in un’affermazione chiara e consapevole: il voler non essere più oggetto di sguardi, ma un soggetto che afferma, chiede, pretende.
Su una tensione sonora che richiama una sensibilità new wave contemporanea, la cantautrice racconta una fame di contatto reale, appartenenza, e quindi rifiuto dell’apatia emotiva del presente. “Come ti voglio” è una canzone viscerale e necessaria, che parla di connessione e intensità come atti di resistenza, mettendo al centro un’urgenza semplice e radicale: esistiamo davvero se condividiamo il nostro presente.
(Ilaria Rapa)
Ciao – Cosmo
Col primo estratto dal prossimo disco, Cosmo apre un nuovo capitolo artistico che guarda al passato pur avendo gli occhi proiettati al futuro. Il singolo gioca con un immaginario pop italiano anni ’80, frutto di una intuizione nata nella prima sessione di studio, fondendo così nostalgia e modernità.
Testo e suono dialogano attorno al tema dell’accettazione del dolore come via per superarlo, una confessione che non si nasconde dietro artifici ma si lascia attraversare con delicatezza. “Ciao” , quindi per COSMO, non è solo un semplice saluto ma diventa una riflessione sospesa tra addio e promessa, un nuovo punto di partenza intuitivo che segna un ritorno carico di consapevolezza e di nuove possibilità sonore che speriamo di poter ascoltare nel nuovo album.
(Ilaria Rapa)
Domanda – Gallas
Rap conscious e introspettivo che nasce dalla Domanda di Gallas diventando poi anche la risposta stessa. Senza troppa rabbia, emozione che altera realtà e giudizio, l’artista si confronta con se stesso attraverso aspettative e riflessioni. Nella vita ci vuole coraggio per guardarsi allo specchio andando alla ricerca delle proprie imperfezioni, riuscendole a proteggerle e addirittura evidenziarle, quando queste creano valore, rendendoci unici.
Osservando gli altri si nota che molte persone tentano di nascondere alcune bellezze interiori per paura di non essere compresi, o perché viene più facile mimetizzarsi piuttosto che sentirsi gli sguardi addosso. Il diverso spaventa, quindi mostrare valori alternativi al solito grigiore, è una forma di potere, che non tutti riescono a gestire. Riflettendo è meglio essere unico, in maniera vera e sincera, piuttosto che trasformarsi nella folla, indossando, per abitudine, maschere o chiudendo gli occhi. (Nicolò Granone)
Lacrime – Edo
Accettare il dolore non è sintomo di debolezza, anzi ci sono lacrime che servono non solo a dimenticare, ma anche a ricostruire. Certo dopo ogni caduta, crescendo, ci si affida all’esperienza e si cerca di evitare a prescindere alcune situazioni. La paura nasce dal riconoscere in anticipo qualcosa che può ferire, far male o anche emozionare. E così si costruiscono corazze, si cerca di rimanere barricati dentro le proprie incertezze, piuttosto che provare ad analizzarle.
“Ti nascondi, ti capisco, sei cresciuta” canta Edo nel ritornello, consolando con rispetto, nascondendo però in queste parole di cura anche una certa forma di delusione. Perché è meglio rinunciare a qualcosa per il terrore che poi potrebbe essere peggio? L’essere umano è talmente consapevole della propria fragilità, tanto da diventare nelle prossime generazione una macchina insensibile, incapace a provare certe emozioni, evitando in principio di diventare vulnerabile, soprattutto alla bellezza. Lacrime è un brano che apre alla distopia dei sentimenti, riuscendo però a far vibrare il motore che nascondiamo dentro di noi, cioè il cuore. (Nicolò Granone)
DIMISSIONI (EP) – Malincuore
L’amletico essere o non essere, declinato da Malincuore in arte o lavoro, e soprattutto in felicità o capitalismo? DIMISSIONI è uno sfogo verso questa società dove fatturare è uno dei verbi cardini e Milano, la città dove nasce questo disco, è la sua capitale. E allora quante volte si è obbligati dal prezzo della verdura che cresce al supermercato o dalla voglia di riuscire a sbattere le porte dell’ufficio per godersi un weekend fuori porta, ad accettare di stare seduto su una scrivania tutto il giorno davanti ad uno schermo o a infilarsi in metro affollate?
DIMISSIONI è un atto di protesta anche contro noi stessi, contro le nostre ipocrisie. Contro chi si lamenta sempre, ma non ha il coraggio di prendere posizione, cambiare e diventare protagonista della propria vita.
L’ultimo brano di questo EP, Farmaci e burocrazia, trasforma l’esaurimento e il malessere in groove. Chissà davvero se ha senso tutto questo!
(Nicolò Granone)