New Indie Italia Music Week #260
“Still don’t know what I was waiting for
And my time was running wild
A million dead-end streets, and
Every time I thought I’d got it made
It seemed the taste was not so sweet”
(Changes David – Bowie)
Il tempo ci cambia, anche quando facciamo finta di niente. Ci spinge avanti, ci sorprende, ci costringe a lasciare indietro versioni di noi che pensavamo definitive. Cresciamo, cambiamo gusti, cambiamo pelle — spesso prima ancora di accorgercene. E mentre tutto si muove, proviamo a capire chi siamo dentro questo flusso continuo.
La musica vive esattamente in quel punto instabile. Ogni nuova uscita è un confronto con ciò che eravamo ieri e con ciò che potremmo diventare domani. Artisti che si reinventano, suoni che si spezzano e si ricompongono, identità che rifiutano di restare ferme. Scoprire nuova musica significa accettare che evolversi non è una perdita di controllo, ma un atto di consapevolezza.
Penny- Palmaria
Tempo soldi e relazioni. Spesso tutte le tre cose sono legate, ma siamo davvero sicuri che scegliamo sempre la felicità? I Palmaria con Penny amano stuzzicare una certa filosofia, raccontando un po’ la malinconia che si prova a Settembre, post vacanze, mentre decidono di pubblicare il brano in questo momento dell’anno, cioè quello del letargo, dove bisogna mettere fieno in cascina per l’estate.
Ecco, siamo vittime di un certo sistema che ci insegna a pensare al futuro, arrivando persino a sacrificare l’oggi. Siamo quasi imbrigliati nell’idea del conservare e rimanere persino indietro, per riuscire a ritrovare nel domani con un qualcosa di migliore? Fa riflettere molto il senso di vuoto che c’è dopo una grande gioia, quasi come se abituarsi alla normalità sia diventata una tattica di sopravvivenza. Bisogna saper investire i propri penny, giorno per giorno, creando un sistema economico dove tutto sia bilanciato. Esperienze, viaggi, lavoro, vita e persone con cui condividere, liberando l’individuo da un certo senso del dovere.
(Nicolò Granone)
Sophie – Lil Jolie
“Sophie è soltanto depressa. E aspetta.” Come sempre, narrare la storia di un singolo personaggio per descrivere cosa ci attanaglia tutti si rivela efficace. Sophie ha vent’anni. Troppo giovane per stare così male, questo è uno dei concetti da cui deve difendersi. Ironico come l’ansia che cita sembra essere il procedere della melodia perfettamente conducente, forse di consapevole dolcezza, del ritornello. Quasi rassicurante, come a coccolare la protagonista, che rassicurante vorrebbe il mondo. Ma nella casa che ha eretto a protezione, non è sempre salva nemmeno da sé stessa, non dai suoi pensieri e sogni ad esempio, dove si fa vivo a presentarle i dilemmi “il suo assassino”. La generazione di Sophie è l’unica che il suo stato d’animo deve giustificarlo.
L’ascolto è di grande presa, ci fa venire voglia di sfondare quella porta e raccogliere Sophie, toglierle il vomito dalla bocca. Prima di accorgerci che in quella casa troviamo solo uno specchio, e tutti stiamo vomitando lo spauracchio del fallimento. Anche chi ha già fallito e finge di non riconoscerlo.
(Stefano Giannetti)
Alone song – Giulia Impache & Charlotte Jacobs
Più che un brano, più che un percorso, una transizione. Meglio ancora, una sospensione. Che però si espande, infrange il tempo e l’obbligo dei destini umani e lascia che ogni parte di noi si autoannulli e allo stesso tempo si ricrei per lasciarsi andare a questo campionario emotivo. Sembra difficile a credersi che un risultato del genere venga da una raffinata ricerca tecnica, che pure è palese. Incasellare/spiegare Alone song è riduttivo, è ermetica ma accogliente. Ci dice che il motivo non serve. È un lavoro su più piani, un’esperienza sia intima che di esplorazione cosmica.
E se Giulia ci aveva già abituati a sperimentare le emozioni in modo più laterale al consueto, ora c’è il valore vocale aggiunto di Charlotte Jacobs, che incrementa il brano di nuove suggestioni, ma anche di altre eteree domande. Perché in questo manifesto delle sensazioni non cerchiamo la risposta (cercando di non citare involontariamente Matrix) ma forse proprio la domanda. Perché l’animo umano non è lì nel tempo che passa, nella fretta di sapere, ma proprio nella sospensione.
(Stefano Giannetti)
Voltarti mai – Alice Robber
Il passato è un problema risolto. È qualcosa di cui abbiamo già un’immagine. Troppe immagini. Ci bloccano e ci drogano. Nella notte del presente in cui “ci sono solo io” è spaventoso immaginarsi il vuoto. Abbiamo già fallito e siamo stati male, sembra strano avere paura di una caduta successiva che non sappiamo nemmeno se esisterà. Eppure è così, Alice lo sa e ci narra proprio dei momenti in cui il ricordo diventa rifugio (“dimmi come fai a non voltarti mai” non a caso diventa il fin troppo seducente refrain), tra il ripensare a persone che facevano parte della nostra vita e a una nostra energia, a tanto sudore versato, accompagnato da timori che c’erano eppure non ricordiamo. Ma se l’esistenza del brano stesso a illustrare il problema dimostra che questo si sia almeno in parte risolto, la potenza ritmica ed emotiva che strofe e ritornello rilasciano dovrebbero incoraggiare chi ascolta ad alzarsi dal letto di quella notte di agosto.
(Stefano Giannetti)
Come una foglia – Queen of Saba
Continua il viaggio dei Queen of Saba nel loro progetto di canzoni dedicate all’infanzia. “Come una foglia” è il titolo del loro nuovo brano; si tratta di un vero e proprio inno alla libertà: libertà di giocare, di immaginare, di esprimere la propria identità senza etichette né confini.
Il brano incoraggia la consapevolezza del proprio corpo e della propria essenza, e invita a lasciarsi trasportare dalla fantasia anche nella più “banale” azione del gioco, che diventa invece spazio di scoperta e trasformazione. Nel mondo dei bambini non esistono giochi di genere: ogni oggetto può diventare maschera, personaggio, animale, possibilità. Un messaggio semplice, ma estremamente necessario, che parla ai più piccoli con amore e naturalezza, e agli adulti come un dolce ricordo della propria infanzia.
(Sara Vaccaro)
Sulle scale – Mazzoli
Un pezzo pop funk nelle sonorità che, nel tema, è in grado di dare vita ad un enorme mosaico di emozioni. “Sulle scale” è il ritratto di un uomo fuori controllo, incapace di gestire ciò che prova, che lascia affiorare tutta la sua fragilità dentro la follia. Mazzoli ci parla tramite immagini che si susseguono in modo quasi casuale, come il collage surrealista di una mente fuori di sé: “rubo i fiori dai fiorai, impazzisco per te”.
Un groove senza tempo accompagna e amplifica questa deriva emotiva, crescendo poco a poco mentre la follia prende piede, sempre più veloce, sempre più evidente. A questo punto, non resta che lasciarsi trasportare.
(Sara Vaccaro)
Dimentica – Barcaiolo
“Dimentica” nasce da una necessità emotiva, è un pezzo che vuole dare forma alla solitudine donandole una forza nuova, trovando un nuovo punto di partenza. Nel farlo, Barcaiolo usa un linguaggio naturale e vero, quasi a voler cancellare il filtro tra i suoi pensieri e la scrittura. Anche il sound segue questa linea: l’atmosfera è chill, costruita su sonorità morbide e avvolgenti che accompagnano la voce delicata dell’artista senza sovrastarla.
In un primo momento le parole sembrano rivolte ad un’altra persona, ma in realtà suonano come un dialogo interiore, un diario personale dell’artista che si confida con sé stesso. È lì che il pezzo trova la sua dimensione più autentica: proprio in quella consapevolezza che arriva quando si capisce che restare aggrappati fa più male che accettare la fine.
(Sara Vaccaro)
Siamo Animali – Stain
Gli Stain ci parlano di un tema antico ma sempre attuale: il confine ambiguo tra appartenenza e conformismo, tra istinto e regola, tra comunità e controllo.
Il testo si muove come un’osservazione a distanza ravvicinata del comportamento umano, senza filtri morali e senza assoluzioni.
Le immagini notturne – i parcheggi illuminati, gli occhi dei cani abbandonati – costruiscono uno scenario marginale, periferico, dove l’umanità sembra sospesa. I cani diventano un doppio simbolico: creature che vivono l’abbandono ma conservano una forma di verità istintiva, qualcosa che “sanno già”, a differenza nostra.
Musicalmente abbiamo un indie rock contemporaneo, l’arrangiamento non è invasivo, ma sostiene il testo, la voce resta centrale e il crescendo sonoro non esplode mai del tutto. “Siamo Animali” si limita a guardare l’essere umano per quello che è, una creatura che costruisce sistemi per proteggersi, ma finisce per soffocarvisi dentro.
(Benedetta Rubini)
Lei – Jacopo Sol
Con questo nuovo singolo Jacopo Sol torna a raccontare l’urgenza dei sentimenti, scegliendo una forma diretta, fisica, quasi nervosa, che traduce in suono l’impossibilità di restare fermi quando qualcosa o meglio qualcuno ci travolge davvero. Ascoltiamo un rock rapido e pulsante, con una sensazione di accelerazione costante, è una musica che ci trascina; in questo movimento si colloca il brano, che trasforma la passione in una corsa.
“Lei” è descritta come un paradosso: “faccia da angelo” e insieme detonatore emotivo, capace di generare panico solo muovendosi, il cantante costruisce una sequenza di sensazioni. Quando canta “cerco la luna”, non parla solo di amore, ma di una spinta verso qualcosa di più grande, che rende la vita più leggera ed autentica.
Innamorarsi diventa un modo per sentirsi vivi davvero, per stare meglio, ma non è mai completamente felice, a volte ci porta anche insicurezza e paura.
(Benedetta Rubini)
Hypertroia – Hachiko
“Hypertroia” non è semplicemente un nuovo album, ma un dispositivo narrativo e politico. Un concept che si presenta come un messaggio spedito dal futuro, da una distopica “repubblica delle troie”, e che usa la provocazione non come fine, ma come mezzo per riappropriarsi di uno spazio: quello del desiderio, del corpo e della voce femminile. Il disco immagina un domani in cui la sessualità delle donne non è più sorvegliata, punita o moralizzata, ma raccontata con la stessa libertà storicamente concessa agli uomini.
Hachiko mette in scena un conflitto costante, giocato tra la continua attrazione e repulsione verso l’altro, tra la dipendenza emotiva e il desiderio di emancipazione.
Sul piano sonoro abbiamo un sound fluido e spesso tagliente, elettronica sporca e pop alternativo e destrutturato si mischiano.
L’artista rivendica il diritto di essere contraddittorie, provocatorie e scomode, non cerca consenso, ma apre delle crepe per sconvolgere l’ascoltatore e per portare consapevolezza sulla necessità di sottrarsi al giudizio altrui.
(Benedetta Rubini)
Dritti all’inferno – Giovanni Toscano
Corriamo, produciamo, reagiamo, ma senza davvero sentire. “Dritti all’inferno” è il nuovo singolo di Giovanni Toscano che si muove su un sound serrato e incalzante, quasi una marcia collettiva verso obiettivi che somigliano più a illusioni che a reali conquiste. La scrittura è diretta, priva di filtri, e mette a fuoco la perdita di empatia generata dall’esposizione continua al dolore mediato dagli schermi, trasformato in rumore di fondo più che in occasione di consapevolezza.
Toscano osserva una società ripiegata sul proprio privato, dove anche l’indignazione diventa un gesto rapido, destinato a dissolversi nel giro di pochi secondi.
Nel brano emerge il paradosso delle relazioni contemporanee: il bisogno di vicinanza convive con la paura di esporsi, di rallentare, di mettersi davvero in gioco.
(Ilaria Rapa)
Minimarket – Santachiara
Un concept album che parte dal quotidiano per smontare, con intelligenza e ironia, i meccanismi di consumo che regolano non solo la vita urbana ma anche la musica stessa. Il nuovo disco di Santachiara trasforma l’idea del “negozio sotto casa” in una vera e propria metafora esistenziale. Il progetto vive infatti di un doppio livello: da un lato la riflessione sull’iper-mercificazione contemporanea, dall’altro una scrittura intima fatta di frammenti urbani e storie minime, quasi piccoli cortometraggi sonori.
Musicalmente l’album è eclettico ma coeso, capace di attraversare cantautorato, pop alternativo e suggestioni più sperimentali senza perdere un forte senso narrativo.
Ne emerge un lavoro che accetta le regole del mercato solo per ribaltarle, riportando la musica in uno spazio umano e condiviso, dove l’ascolto torna a essere esperienza e non semplice consumo.
(Ilaria Rapa)
Adesso Canta Auroro Borealo
Adesso canta Auroro Borealo, fuori il 14 febbraio per Talento, è il nuovo album dell’artista omonimo, disponibile in vinile, in uno speciale lettore MP3 con tutta la sua discografia e sulle piattaforme digitali (tranne Spotify per motivi etici). Il disco segna una svolta tematica: a quasi 42 anni Auroro mette al centro l’amore, trattandolo con il suo consueto sguardo ironico e provocatorio e intrecciandolo a una forte riflessione politica e sociale.
Le 8 tracce alternano domande scomode e immagini paradossali su sentimenti, potere e repressione, sostenute da arrangiamenti che mescolano indie, funky anni ’70 e suggestioni caraibiche. Tra i brani spiccano Cuccami, cuore del progetto, Croste con Max Collini e Forse dell’ordine in chiusura. Prodotto da Greg Dallavoce e suonato quasi interamente da Carlo Poddighe, l’album conferma la natura multiforme e performativa del progetto, che sarà presentato dal vivo il 12 marzo ai Magazzini Generali di Milano e il 15 marzo al Largo Venue di Roma.
(Pietro Broccanello)
piove (ogni volta che tu piangi) – lvca
“Dimmi che senso ora piangere, se le tue lacrime si uniscono a quelle pozzanghere”. La pioggia e le lacrime sono viste come qualcosa di negativo, associato alla tristezza e alle giornate che non vanno come dovrebbero. Però poi torna sempre il sorriso e il sole.
lvca descrive un sentimento legato alla percezione degli altri. Si ha una sensazione d’impotenza quando non si può modificare il corso degli eventi, o ancora di più quando non si riesce a farsi capire. Molte volte si cerca di aiutare, usando parole e gesti, ma se davanti si trova un muro difficile da scavalcare, eretto a protezione di orgoglio e paura, non si riesce a seminare un fiore di speranza, che permetterà di crescere, nonostante le turbolenze o i vari inciampi della vita. Un consiglio assomiglia ad un ombrello, può proteggere solo se viene aperto.
(Nicolò Granone)
Ora che siamo grandi – Cannella
Ora che siamo grandi è il disco più maturo e disarmante di Cannella, un racconto sincero di quel confine fragile tra i venti e i trent’anni. Non è un manifesto generazionale, ma un diario emotivo che affronta sogni che cambiano forma, relazioni che si spezzano e responsabilità che pesano più del previsto. Le aspettative sociali si scontrano con una realtà più cinica, dove crescere non significa sentirsi pronti ma imparare a reggere l’urto. Il rapporto con il padre e la delicatezza della malattia aggiungono profondità e vulnerabilità a un progetto già intenso. Anche l’amore, quando sembra pronto a diventare “per sempre”, mostra le sue crepe più imprevedibili. Ne emerge un album autentico, che trasforma la disillusione in consapevolezza e il cambiamento in possibilità.
Milioni – Tundra
I cambiamenti fanno paura non per il cambiamento in sé, ma perché vuol dire aver fatto una scelta, rinunciando quindi ad altre possibilità, tantissime, nemmeno prese in considerazioni o valutate. Milioni dei Tundra parte dall’acquisto di una casa, accettando (ne siamo davvero sicuri?) di creare una nuova stabilità, mettendo sulla carta d’identità una via che indentifica una provenienza.
Si parte da un luogo e poi dove si arriva? Non si sa, e milioni di volte e anche impossibile stabilire chi siamo e cosa vogliamo. Il ritornello evidenza un senso d’inquietudine generazionale, con la speranza che non è la caduta, ma l’atterraggio a stabilire il destino. E in quel momento, che fine hanno fatto gli avrei tanto voluto o non avrei potuto? Con i se e con i ma, si convive senza ricavarne mai nessuna certezza. E allora grazie universo, meglio buttarsi dentro questa canzone e lasciarsi trascinare dall’energia di questa band.
(Nicolò Granone)
The Pond – Jack Bloom
The Pond, singolo di Jack Bloom con il producer catanese Go.Soul.Map. per l’etichetta Space Echo, è l’incontro tra scrittura alt-pop e ricerca elettronica. Il brano nasce da un ricordo d’infanzia – lo stagno nel giardino della nonna – e diventa una riflessione su memoria e percezione, sospesa tra attrazione e timore. Alla firma melodica e testuale intima di Jack Bloom risponde la produzione calda e pulsante di Go.Soul.Map., che rielabora la tradizione disco con un’eleganza contemporanea, muovendosi tra nostalgia e modernità.
Il risultato è una traccia emotiva ma fisica, capace di trasformare sentimenti interiori in movimento e danza. Più che una semplice collaborazione, The Pond si presenta come un percorso artistico condiviso, che invita all’immersione e all’ascolto profondo. Un brano per chi accetta le proprie ombre e trova nella memoria uno spazio in cui tornare.
(Pietro Broccanello)
Jungla – Veramentebravo
L’amore crea senza dubbio disordine, modificando le prospettive, mescolando le sensazioni. Tutto può diventare un pasticcio soprattutto quando sale una certa tensione emotiva e i pensieri diventano azioni ed emozioni.
Perché decifrare i comportamenti, meglio cedere all’istinto animale e alla passione, lasciandosi vorticare dentro un vortice di baci e carezze. Due persone che si prendono e si vogliono non sono brave ad annoiarsi, ma possono diventare senza dubbio un po’ più pazze.
In questo caos Veramentebravo non prova a legare i fili mettendo tutto in ordine, riesce infatti a creare questo climax nel quale i difetti diventano bellissime scoperte.
(Nicolò Granone)