Riverso: “Oggi voglio parlare con me stesso” | Intervista

PH: Ufficio Stampa

Riverso: “Oggi voglio parlare con me stesso” | Intervista

L’azione provoca sempre una reazione, ma spesso capita di dimenticarsi che dietro il movimento può esistere non solo pensiero o domanda. Tornare a casa, cambiare luogo e prospettiva sono situazioni che offrono la possibilità di cambiare punto di vista, osservando diversamente la realtà.

Riverso con questo brano intimo e spigoloso, dove il dolore prende vita e si fa parola. “Mi sento sbagliato” non è solamente un errore personale o la necessità di urlare un senso di vuoto, la sua forza è universale e arriva diretta al cuore dell’uomo, talvolta incapace di comprendere per il senso di vergogna e peccato.

Le emozioni diventano onde che modificano la percezione della realtà, la tranquillità non è una sensazione temporanea, bensì un invito all’analisi e alla comprensione, anche se accettarla vorrà dire trovare il coraggio per guardarsi dentro i lati più nascosti del proprio io.

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INTERVISTANDO RIVERSO

Mi sento sbagliato è una canzone che scava tra radici ed insicurezze?

Mi sento sbagliato è una canzone personale, ma nello stesso tempo parla di molti. Si, spesso ci sentiamo insicuri e per conoscere le nostre insicurezze e incertezze bisogna scavare le proprie radici e tornare dove tutto è iniziato, questo è quello che ho sentito io.

Con il video che punto di vista è stato scelto?

Il video è diretto, c’è questa camera puntata addosso in primissimo piano e sotto scorrono le parole, abbiamo curato questo punto in modo da essere semplici, diretti, trasmettere forza alla parola con lo sguardo e le imperfezioni di un volto, che poi è il mio.

Gli artisti hanno bisogno di confusione interiore per mostrarsi al pubblico?

Secondo me gli artisti hanno bisogno non di confusione interiore ma di ricerca interiore, la ricerca quella vera poi ti porta al rapporto sincero con la gente e quindi con il pubblico, la confusione interiore viene prima della ricerca, la confusione distrugge per ricostruire e per ricostruire devi ricercare, ovviamente questo è il mio punto di vista.

Prima di guarire bisogna imparare a proteggere le proprie cicatrici?

Si, bisogna proteggere le proprie cicatrici e imparare a conviverci questo è il segreto, non bisogna nascondersi da queste ma portarle con noi, sono ciò che mi fanno stare bene, vivere, imparare e mi portano a capirmi e comprendere l’altro. Quando ti nascondi dalle tue cicatrici poi ne fai agli altri.

La memoria riesce a riconoscere il cambiamento?

 Io penso che con memoria umana si possa parlare di ricordi. I  ricordi sono come dei chiodi al muro dove attacchiamo i quadri, ecco noi attacchiamo la vita alla memoria ai ricordi, questo è in parte riconducibile alle radici e quindi a rendersi conto del passato e questo influisce sul cambiamento.

La memoria umana sono ricordi è natura dell’uomo è di conseguenza umiltà di riconoscere il cambiamento.

Come si risponde alla domanda della felicità?

La felicità secondo me è velocissima, dura forse poco ma è spesso presente se sappiamo coglierla.

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Perché all’essere umano capita di essere vittima delle illusioni?

L’illusione è una distorsione della percezione causata dal modo in cui il cervello interpreta le informazioni e quello che ci porta a questo è la società in cui viviamo. È tutta un’illusione, vorrei rispondere in modo molto semplice e cioè a mio nonno questo non accadeva, la vita reale non ti illude.

Chi sono davvero gli altri?

Gli altri sono coloro che ti danno materiale per evolvere, mi piace pensare che nel bene o nel male senza gli altri non ci sia vita e rapporto, spesso gli altri ti danno la felicità o te la tolgono, questo porta ad un adattamento e al cambiamento.

“La città d’acciaio” prova a nascondere le fragilità dei sentimenti, senza riuscirci?

“La città d’acciaio” è il primo singolo uscito di questo nuovo album è un brano a cui tengo molto ci fa vedere una città fredda, fatta d’acciaio, che ci rende vulnerabili è il cambiamento sociale che ci trascina dove vuole, condizionato anche dalla velocità e dal progresso.

La città d’acciaio in parte nasconde i sentimenti ma non riesce fino in fondo a renderci fragili perché secondo me l’uomo reagisce e come ho scritto nel ritornello esiste ancora una strada sopra i deserti dove poter camminare, fa tutto parte di una ricerca vera.