PH: Ufficio Stampa
L’azione provoca sempre una reazione, ma spesso capita di dimenticarsi che dietro il movimento può esistere non solo pensiero o domanda. Tornare a casa, cambiare luogo e prospettiva sono situazioni che offrono la possibilità di cambiare punto di vista, osservando diversamente la realtà.
Riverso con questo brano intimo e spigoloso, dove il dolore prende vita e si fa parola. “Mi sento sbagliato” non è solamente un errore personale o la necessità di urlare un senso di vuoto, la sua forza è universale e arriva diretta al cuore dell’uomo, talvolta incapace di comprendere per il senso di vergogna e peccato.
Le emozioni diventano onde che modificano la percezione della realtà, la tranquillità non è una sensazione temporanea, bensì un invito all’analisi e alla comprensione, anche se accettarla vorrà dire trovare il coraggio per guardarsi dentro i lati più nascosti del proprio io.
Mi sento sbagliato è una canzone personale, ma nello stesso tempo parla di molti. Si, spesso ci sentiamo insicuri e per conoscere le nostre insicurezze e incertezze bisogna scavare le proprie radici e tornare dove tutto è iniziato, questo è quello che ho sentito io.
Il video è diretto, c’è questa camera puntata addosso in primissimo piano e sotto scorrono le parole, abbiamo curato questo punto in modo da essere semplici, diretti, trasmettere forza alla parola con lo sguardo e le imperfezioni di un volto, che poi è il mio.
Secondo me gli artisti hanno bisogno non di confusione interiore ma di ricerca interiore, la ricerca quella vera poi ti porta al rapporto sincero con la gente e quindi con il pubblico, la confusione interiore viene prima della ricerca, la confusione distrugge per ricostruire e per ricostruire devi ricercare, ovviamente questo è il mio punto di vista.
Si, bisogna proteggere le proprie cicatrici e imparare a conviverci questo è il segreto, non bisogna nascondersi da queste ma portarle con noi, sono ciò che mi fanno stare bene, vivere, imparare e mi portano a capirmi e comprendere l’altro. Quando ti nascondi dalle tue cicatrici poi ne fai agli altri.
Io penso che con memoria umana si possa parlare di ricordi. I ricordi sono come dei chiodi al muro dove attacchiamo i quadri, ecco noi attacchiamo la vita alla memoria ai ricordi, questo è in parte riconducibile alle radici e quindi a rendersi conto del passato e questo influisce sul cambiamento.
La memoria umana sono ricordi è natura dell’uomo è di conseguenza umiltà di riconoscere il cambiamento.
La felicità secondo me è velocissima, dura forse poco ma è spesso presente se sappiamo coglierla.
L’illusione è una distorsione della percezione causata dal modo in cui il cervello interpreta le informazioni e quello che ci porta a questo è la società in cui viviamo. È tutta un’illusione, vorrei rispondere in modo molto semplice e cioè a mio nonno questo non accadeva, la vita reale non ti illude.
Gli altri sono coloro che ti danno materiale per evolvere, mi piace pensare che nel bene o nel male senza gli altri non ci sia vita e rapporto, spesso gli altri ti danno la felicità o te la tolgono, questo porta ad un adattamento e al cambiamento.
“La città d’acciaio” è il primo singolo uscito di questo nuovo album è un brano a cui tengo molto ci fa vedere una città fredda, fatta d’acciaio, che ci rende vulnerabili è il cambiamento sociale che ci trascina dove vuole, condizionato anche dalla velocità e dal progresso.
La città d’acciaio in parte nasconde i sentimenti ma non riesce fino in fondo a renderci fragili perché secondo me l’uomo reagisce e come ho scritto nel ritornello esiste ancora una strada sopra i deserti dove poter camminare, fa tutto parte di una ricerca vera.
"You say you want a revolution, well, you know We all wanna change the world…
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