INDIE TALES

Burqa di Gucci | Indie Tales

Racconto liberamente ispirato al brano BURQA DI GUCCI di MYSS KETA.

 

“Carta igienica, prosciutto di Parma tagliato fino, acqua naturale, yogurt greco, insalata. Serve altro?”

“Fette biscottate! Hai la mascherina?”

“Mascherina, guanti… ho tutto.”

“Bene, non avvicinarti a nessuno e se vedi che c’è troppa fila fuori dal supermercato torna a casa, tanto a domani ci arriviamo senza problemi. Possiamo anche bere l’acqua del rubinetto per stasera”

“Ok, a dopo!”

La città è deserta. È affascinante, ma fa anche paura. Cammino vicino alla facciata dei palazzi prima di svoltare l’angolo. Vedo un’ombra. Mi fermo e mi giro. Nessuno.

Che strano. Ho come la sensazione di essere seguito, ma capita sempre in situazioni di assordante silenzio. Due ombre, tre, quattro. Rumore di passi. Decido di non fermarmi, ma appena giro l’angolo una mano mi tappa la bocca sulla mascherina e poi il buio.

 

Apro gli occhi e ho un gran mal di testa. Mi guardo intorno per capire dove mi trovo. Starò sognando? Ho mani e piedi legati e la mia bocca è coperta da qualcosa, ma dubito che sia la mascherina visto che mi stringe la mandibola. Guardo in alto e leggo una scritta al neon: Hotel Forlanini.

“Hotel Forlanini…” Aspetta, non mi è nuovo.

Sento una porta che si apre e un rumore di passi sempre più vicino. Un passo lento, probabilmente è una donna. Una donna che indossa tacchi molto alti. E un profumo pungente.

“Ciao…”

Oddio. Questa voce la conosco. Non ci credo.

“Sai già chi sono, vero baby?”

Vabbè lo dico, tanto più assurdo di così. “Myss Keta?”

“Che bravo…”

“Che cosa vuoi? Che ci faccio qui? Come…”

“Shhh… taci. Aspetta un attimo.”

La porta si apre di nuovo e questa volta le scarpe sono ben più di due. Sento la stanza affollarsi. La porta si richiude e qualcuno accende la luce.

Almeno dieci persone mi fissano dall’alto tipo Fight Club. Sento un brivido scendermi lungo la schiena. Svengo.

Al mio risveglio ho mani e piedi slegati e giaccio su un letto molto grande e morbido che gira su se stesso in senso orario. Mi siedo. Intorno a me almeno venti specchi di varie forme e dimensioni appesi a pareti rosa shocking. Sembra il set di un video soft-porn anni 80.

Né porte né finestre. Comincio ad agitarmi quando il letto si ferma.

“Buongiorno gioia, dormito bene?” la voce di Keta inonda la stanza.

“Che vuoi da me?”

“Che modi… io e i miei ragazzi ti diamo il benvenuto nel fantastico mondo di Keta. Sei stato scelto tra milioni di persone per essere messo al corrente del segreto che si cela dietro alla terribile situazione in cui si trova il nostro paese da un po’ di tempo a questa parte” Ride.

“E tu cosa c’entri con tutta la faccenda? E poi perché proprio io?”

“Non ti sei mai chiesto perché porto la mascherina?”

“No, cioè sì, cioè pensavo fosse una strategia, un marchio distintivo”

“Certo, è anche questo. Sono qui con Stefano, Simone e Dario, i ragazzi dell’Hotel Forlanini. Senza loro il progetto Myss Keta non sarebbe mai nato. Dite ciao ragazzi, non fate i maleducati…” Mi salutano in coro.

“Continuo a non capire”

“Io e il mio team siamo a conoscenza del pericolo di questo agente patogeno da anni, dai tempi di Burqa di Gucci, il primo video in cui mi mostro mascherata”

“Non può essere vero. Perché il resto del mondo ne era all’oscuro?”

“Perché ho le conoscenze giuste. Solo io e pochi altri sapevamo la verità.”

“Tu e chi altro?”

“Io, Sia. Tha Supreme e Liberato. Pensaci: hai mai visto il volto di uno di loro?”

“Ok, non è vero. Sto sognando.”

“Probabilmente quando tornerai a casa penserai che sia tutto un sogno. E va bene così. L’importante è che tu non dica niente a nessuno.”

“Altrimenti?”

“Ti prego non portarmi a minacciarti darling…”

Va bene, va bene. Ma perché proprio io? Non sono neanche un tuo grande fan”

“Proprio per questo. Volevamo espandere il nostro piccolo segreto in un luogo sicuro, non direttamente riconducibile a me e agli altri tre artisti. Ognuno di noi ha il compito di scegliere una persona qualunque che non abbia nostri brani tra i preferiti di Spotify.”

Le domande sono infinite, ma Keta non risponde più. Il letto riprende a girare e perdo piano piano i sensi fino a svenire.

Mi risveglio accasciato davanti al portone di casa mia con la busta della spesa in mano. Guardo dentro: prosciutto di Parma tagliato fino, acqua naturale, yogurt greco, insalata e fette biscottate. Integrali, come piacciono a mia madre.

Alzandomi in piedi faccio cadere lo scontrino a terra. Lo raccolgo e noto una scritta sul retro: Una ragazza casa e keta / Sotto cassa ma discreta / Tutta fatta / Fatta in casa / Di’ una parola / E ti squaglio sull’aiuola.

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