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“03.00 a.m”: le notti insonni di Antonio Scafuri | Intervista

Antonio Scafuri nel nuovo brano 03:00 a.m prodotto da Kami, racconta  gli effetti collaterali  provocati dalla fine di una storia d’amore.

Prendendo le parti di chi viene lasciato, descrive perfettamente l’apatia di chi non ha più voglia di far nulla e passa tutte le giornate in un letto disfatto.

Quasi si confida in una notte che sembra non passare mai, dentro la quale ognuno di noi combatte contro mostri e paure invece d’addormentarsi.

03:00 a.m è un brano malinconico che profuma di Napoli e di Pino Daniele che ci da la conferma delle capacità artistiche di Antonio Scafuri , già capace di stupire  con il suo brano d’esordio Ridere.

INTERVISTANDO ANTONIO SCAFURI

Possiamo definire 03 come la continuazione di Ridere?

Non credo che 03 possa definirsi la continuazione di Ridere, ogni canzone è ”una storia a sè”…
Non si tratta di una serie TV a puntate, è un testo che come tutti gli altri va ascoltato e fatto proprio, sicuramente risulta più introspettivo e credo tocchi anche tematiche differenti.

Se vieni ancora da me, se passi ancora alle tre: speranza e richiesta d’aiuto allo stesso tempo?

Può essere, ma anche no…

Può rappresentare la speranza di tutti così come  la richiesta d’aiuto che ognuno ha fatto almeno una volta nella vita, ma non solo.
Può essere visto come un io sono qui, ancora, comunque.

Come mai ti è venuta l’idea del mimo e dello psicologo nel videoclip?

Il mimo rappresenta una delle figure che mi ha sempre affascinato sin da piccolo. In particolare il fatto che indossi costantemente una maschera, che anche nei momenti più brutti deve mantenere una certa freddezza nella sua esibizione. Porta con sé un’instabilità che alla fine nasce dall’arte stessa, e per me è una delle figure più belle dell’arte di strada e contemporanea. La psicologa invece è una figura che nella nostra società è soggetta a molti luoghi comuni che abbiamo voluto cercare di sdoganare. Soddisfa la voglia di raccontare la storia dal punto di vista mentale del mimo.

Sul finale della canzone c’è un omaggio a Pino Daniele. Cosa ti fa venire in mente la sua musica?

Pino Daniele rappresenta tutto per chi come me è cresciuto tra le sue parole, le note della sua chitarra e Napoli.
“Tutta ‘nata storia” è per me uno dei suoi testi più rappresentativi e in particolar modo in questa parte di testo mi ci rivedo davvero tanto. Non cerco “l’America”, credo di averla davanti tutti i giorni e forse di non capirne davvero la bellezza.

Come si fa a riprendersi dopo una storia finita male?

Le storie iniziano e finiscono. Bene, male, benissimo, malissimo…

Il tempo di solito risolve le cose, ma spesso ci si può aggrappare ad altro per “uscirne” se è quello che si vuole davvero.
Famiglia, amicizia, studio, passioni ecc.

Di notte i sentimenti fanno più rumore?

Di notte torna sempre tutto, le paure, le insicurezze, i dubbi, gli errori, i rimorsi…
L’importante è non far vincere il buio, è fondamentale opporre la luce che invece abbiamo dentro, alimentata da tutto il bello di cui ci circondiamo.

Si può convivere con la malinconia?

Certo che sì.
Forse come tutti i grandi stati d’animo/umori a volte è necessario convivere con la malinconia.
Sicuramente non sarà facile, anzi tutt’altro, ma prima o poi capita a tutti, quello che conta è saper affrontare anche i peggiori periodi di scoramento e sapere che siamo comunque artefici del nostro destino, dunque non possiamo accettare mai la rassegnazione.

Quanto sono pericolosi i ricordi?

Per quanto mi riguarda i ricordi sono bellissimi.

Qualcosa di stupendo in cui perdersi a volte, quel cassetto quasi nascosto del cuore, da aprire ogni tanto, quando ci va.

Sono pericolosi solo nell’ottica in cui non si riesce poi a discernere la realtà dal ricordo e quindi si rischia di vivere nel passato… Trascurando il presente.

Guardandoti allo specchio cosa vorresti dirti?

Non so se riuscirei a dirmi qualcosa…
Vorrei solo riuscire a vedere il vero me, a leggere me stesso.

ASCOLTA ANTONIO SCAFURI NELLA PLAYLIST DI INDIE ITALIA MAG

Nicolò Granone

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