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Domenico Troiano: “Le cose belle non si raccontano” | Intervista

Ci si immedesima solo nelle storie di gente che parla la nostra lingua. E Domenico Troiano parla una lingua universale, pur raccontando storie personali. Storie, a detta sua, né belle né brutte perché, come canta nel suo ultimo singolo, “le cose belle non si raccontano”. “Ti amo d’inverno” è uscito il 29 gennaio ed è l’ultima (per ora) tappa di una storia iniziata un po’ di tempo fa in “Un posto magico”. Vita quotidiana letta attraverso dettagli che spesso ci sfuggono, ma che possono aiutarci a capire a fondo le nostre scelte.

Intervistando Domenico Troiano

Chi è Domenico Troiano nella vita di tutti i giorni e da quanto fa musica?

Nella vita di tutti giorni sono uno come tanti, mi piace stare dentro l’espressione “uno, nessuno e centomila”. Sono testardo, passionale, ho nell’indole cercare di aiutare nel mio piccolo chi me lo chiede, mi piace ridere e far ridere. Adesso però sono un solitario, lo ammetto, perché ho scelto di non stare più “sul palcoscenico come giullare di corte”. Voglio provare ad essere il protagonista. Da quando faccio musica non so se sono cambiato o meno, sicuramente un po’ sì visto che faccio musica da quando ho 17 anni. Quel che so è che scrivere canzoni è l’unica cosa che mi fa stare bene, ed è ciò che farò finché avrò forza. 

Perché “le cose belle non si raccontano”?

Perché credo che a volte le parole non bastino. Delle “cose belle” ne possiamo parlare tutti, ma chi non le ha vissute non potrà mai capirne a pieno l’essenza. Può solo fantasticare ed immaginare. Questo l’ho provato sulla mia pelle e continuo a provarlo, quindi ho voluto metterlo in una canzone. Nonostante tutto, continuo ancora ad immaginare e a fantasticare scrivendo altre canzoni e raccontando né cose belle né cose brutte. Direi raccontando semplicemente storie.

“Ti amo d’inverno” è l’ultima tappa di una storia che hai iniziato a raccontare quattro singoli fa. Di che storia si tratta?

È la storia di un amore che nasce, cresce e muore, per poi rinascere ancora, ancora e ancora. La storia inizia d’estate, in “Un posto magico” che per me è il Sud. Sullo sfondo, ovviamente, tutte le immagini caratteristiche dell’estate tra mare, lavoro (o studio), amici e drink al tramonto. È qui che nasce questa storia d’amore. Nel secondo capitolo, “Tiramisù”, si racconta il rapporto di coppia tra liti, passione e compromessi. Nel terzo capitolo l’amore finisce e come colonna sonora c’è “Canzone Indie”, piena di ricordi di una storia vissuta tra luci e ombre, la voglia di vedersi e la consapevolezza che non potrà più funzionare. E poi quel “maledetto Facebook con la sezione ricordi”. Quando un amore finisce, come ci insegna Venditti, ci vorrebbe un amico. Ecco: “Amico mio” è una lettera aperta ad un amico in cui si racconta come si vive oggi, tra gioie e ansie, dogmi e contraddizioni, nell’inesorabile scorrere del “tempo che è un farabutto, è poco se ne serve tanto, nonostante tutto ti presenta il conto”. Dopo il buio arriva di nuovo la luce, una nuova storia. L’espressione “ti amo” si sa, è rischiosa, ed è per questo che ho scritto “Ti amo d’inverno”, dove si canta la passione per questa “lei” (o “lui”) nella dolce malinconia dell’inverno. Il classico “chiodo schiaccia chiodo”. Severo (forse), ma giusto. Dopo “Ti amo d’inverno” la storia potrebbe anche continuare. Chissà, magari in “Un posto magico”?

In cosa ci si immedesima, secondo te, ascoltando i tuoi brani?

Beh non saprei, spero ci si immedesimi anche solo in un’immagine, tipo film o serie tv, rievocando emozioni e storie vissute magari, belle o brutte che siano.

Scrivi sia musica che testi? Da cosa parti, di solito, nella composizione di un brano?

Esatto, scrivo sia musica che testi. Nell’arrangiamento e nella produzione collaboro invece con il mio grandissimo amico Frank Ame (Francesco Amendolagine), dj e producer hip-hop/trap, con il quale prendiamo strade sempre differenti per ogni mio brano. Da dove parto? Chitarra e voce o piano e voce. Così inquadro il Groove e la metrica del testo, poi inizio a scrivere frasi di getto (tipo flusso di coscienza) che diventano strofe, “ponti” e ritornelli.

C’è un cantautore a cui sei particolarmente affezionato?

Sono diversi i cantautori che mi piacciono, ma tra tutti sono affezionato a Lucio Dalla, Pino Daniele e Vasco Rossi: gente che ha lasciato tanto alla musica italiana, ma soprattutto al cuore della gente.

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