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Sai | Indie Tales

Che senso ha incolparsi a vicenda?

Quando un amore finisce, c’è poco da fare. O meglio, c’è tanto su cui lavorare, ma ognuno per sé. Inutile perdere tempo ad accusare l’altro di mancanze che in realtà abbiamo avuto tutti. Nessuno è impeccabile, tutti sbagliano e l’amore, sì, può finire.

Fa male guardarsi indietro e tornare a quei momenti in cui ci si prometteva il mondo, pensando di essere indistruttibili. Che quell’amore lì non l’avrebbe sconfitto niente e nessuno.

Ammettere a me stesso che con Gaia era finita, non è stato facile. Non lo è tuttora.

Come ogni rapporto che finisce, d’amore o di lavoro, ho scritto una lettera. Perché tutti i contratti iniziano e finiscono con qualcosa di scritto, nero su bianco.

Così ho scritto questa lettera che non spedirò mai, ma in cui c’è tutto ciò che sento senza incolpare nessuno. Anzi, in cui incolpo entrambi perché entrambi abbiamo addosso la responsabilità di com’è andata.

Sai, il mondo è ancora tuo” così inizia la lettera che ho scritto a Gaia.

Gaia che, d’un tratto, senza di me, deve essersi sentita persa e sollevata allo stesso tempo.

Non le davo mai il tempo che si meritava, avevo sempre altro da fare. Mi ha sempre accusato di non esserci ed io, che nella vita ho dovuto presto imparato a difendermi, avevo sempre una scusa pronta. Finché, ad un certo punto, ha smesso di rinfacciarmelo. Non c’ero e non mi cercava. Stavamo pochissimo insieme.

Forse è vero che in amore “vince” chi fugge perché, dopo un po’, ho cominciato a cercarla io. Cercavo, cercavo, finché non ho trovato ciò che avrei dovuto aspettarmi.

Gaia era andata altrove a cercare calore dopo il gelo delle mie assenze. Aveva smesso di piangere per le mie mancanze quando ha trovato in un altro ciò che io non potevo darle.

La rabbia c’è stata, mista ad una finta incredulità. Dico finta perché, anche se il tradimento non è mai giustificabile, in qualche modo potevo capirla.

Non ero stato impeccabile con lei. Ero un’idea, non ci legava più nulla se non il fatto di essersi dichiarati amore tempo addietro.

Tolto l’orgoglio, rimane un grande vuoto, colmabile solo con la consapevolezza.

Ecco, la consapevolezza ci libera. Ci fa sentire fragili quanto basta da tirare fuori la forza di accettare ciò che non possiamo cambiare.

E sia io che Gaia abbiamo accettato il fatto che non ci amavamo più, o meglio, non avevamo più la voglia di far andare avanti qualcosa che ha sempre avuto una data di scadenza. Un fuoco che si è acceso in fretta, ma è morto lentamente.

E questa cenere, dolorosa da digerire, può trasformarsi in lezione. La mia, di lezione, è quella di usare meno tempo a difendermi e impegnarmi di più a sconfiggere quelle che sono le mie vere paure.

Quella di Gaia, non so. Cosa ha vissuto dentro di sé, lo sa solo lei. E come dicevo prima, è giusto che ognuno lavori per sé quando finisce un amore.

Racconto liberamente ispirato al brano “Sai” di Luca Notaro

 

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