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So Wyt | Indie Tales

Pensavo di aver visto davvero di tutto nella mia vita. Morte, sofferenza, cattiveria, egoismo. Tutto. Il male, messo in pratica da me quanto dagli altri, non aveva segreti per me. O almeno così credevo.

Mai frase fu più vera di “non c’è limite al peggio”. Quante volte l’abbiamo sentita, pronunciata dai vecchietti dopo l’ennesima brutta notizia al telegiornale. In casa mia era uno dei modi di dire più gettonati, insieme a “fattene una ragione” e “si stava meglio quando si stava peggio”. Insomma, il pessimismo veniva servito in tavola già al mattino a casa dei miei nonni, dove sono cresciuto.

In qualche modo, però, questo mi aveva reso una persona paradossalmente ottimista, con i piedi per terra ma pronto a vedere il sole anche quando non c’era.

ciò che mi ha davvero fatto capire il significato di “non c’è limite al peggio”, però, l’ho sperimentato sulla mia pelle di recente. Una storia d’amore travolgente e devastante come un uragano che mi ha davvero tolto ogni cosa, tranne il respiro. Anzi, a volte anche quello.

Ho capito che farsi del male non solo è possibile, ma anche estremamente facile. Niente buon viso a cattivo gioco, niente sane distanze. Rabbia, vendetta, depressione, dipendenza e illusione che tutto potesse tornare ad una normalità mai vissuta: questi erano gli ingredienti della nostra relazione, mia e di Daria.

Si chiama Daria ed è entrata nella mia vita come una tempesta improvvisa su una spiaggia tranquilla ed apparentemente soleggiata. Non una tempesta passeggera, ma un buio e un freddo durati anni. La spiaggia che ero non ha più visto bagnanti, drink in riva al mare o sole. Si è trasformata ben presto in una spiaggia siberiana, glaciale e priva di calore.

Per molto tempo ho pensato di essere destinato a ciò, che tanto il sole non l’avevo mai visto e che quindi non mi sarebbe mancato. Come può mancarti qualcosa di cui hai solo una vaga idea? Ma io il sole l’ho sempre cercato, l’ho sempre voluto e, in qualche modo, lo sono anche stato. Daria mi aveva oscurato, mi aveva fatto credere che il buio fosse parte di me, che mi meritavo di vivere in mezzo ad una tempesta, oscillando tra paura e collera.

Ma non è  così, e oggi lo so.

A chi me lo chiede, a chi mi chiede “come stai?” io oggi dico “so far so good”. Sono pronto a conoscere ciò che la vita ha ancora in serbo per me e do ad ogni giorno la possibilità di essere il più bello. Il sole è tornato, anzi, forse è arrivato per la prima volta ed è talmente caldo ed accecante che nessuno potrà mai oscurarlo di nuovo.

Racconto liberamente ispirato al brano “So Wyt” di Emmanuel De La Paix

 

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