L’Ep di esordio di Numb, cantautore veronese, porta il nome di un consiglio, della speranza che sentiamo dentro quando guardiamo in alto: “Guarda il cielo“.
Uscito il 12 aprile per l’etichetta bolognese MAKEATHOUSAND, in “Guarda il cielo” confluiscono cinque brani, ognuno dei quali serve a raccontare i drammi che hanno reso Numb quello che è: qualcuno che, nonostante tutto, non ha mai smesso di sperare, di guardare in alto.
La motivazione principale è stata l’esigenza di empatizzare maggiormente con chi mi ascolta e comunicare tutto quello che ho vissuto negli ultimi 3 anni, con la speranza che ciò che scrivo possa essere d’aiuto a chi ha vissuto situazioni simili.
Ho capito molte cose in questo viaggio, ma la certezza principale è che la musica sia terapeutica, perché scrivendo ciò che ho vissuto ho avuto l’occasione di elaborare, quindi il tutto ha assunto un’altra forma (in positivo).
Nessun momento in particolare. Semplicemente l’amore che mi circondava mi ha dato la forza.
È stata la distanza dai miei affetti a farmi scrivere questo brano. Ciò di cui mi sono reso conto poi, è che la persona dalla quale ero più distante, ero io.
Niente di troppo elaborato, è uscito di getto. Ero in piedi da solo nella mia stanza, l’unica cosa che mi rimbombava in testa era il vuoto che riecheggiava in casa dovuto dall’assenza dei miei genitori. Non ricordo troppo di quei momenti, so solo che ho pianto molto mentre scrivevo e non mi era mai successo.
Cerco sempre di dare una soluzione ai problemi che racconto con i miei brani, se non sono il primo a credere che ci sia una via d’uscita, come fa a crederci chi mi ascolta?
La sfida più grande è stata quella dell’attesa, fosse stato per me l’avrei pubblicato subito. Il ricordo più bello che tengo nel cuore sono i momenti in studio con Tokyo (il mio produttore) e Taki (il mio videomaker) mentre il progetto prendeva forma. Sono loro estremamente debitore.
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