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Proto: “Ti va di cantare con me le canzoni del disagio?” | Intervista

Una vita che ha come costante una sensazione di disagio, a volte causata delle pressioni di un mondo che ti fa sentire ogni giorno sbagliato e amplifica le tue insicurezze, altre volte da tutti quei conflitti interiori e da tutti quei pensieri che non ti lasciano pace.

Ma il disagio non è solo questo, è anche voglia di evadere dalla vita ordinaria, voglia di rompere gli schemi e non fare le cose come vogliono gli altri. Il disagio è volersi prendere poco sul serio e vivere con leggerezza, è ridere di tutto, soprattutto delle cose che non vanno.

Tutto questo è racchiuso nel primo album di Proto dal titolo “Disagio Vol.1”, la prima parte di un progetto che vuole raccontare delle storie di vita attraverso un vero e proprio viaggio, che si ritrova in ogni aspetto della vita quasi come fosse una dolce condanna, a cui ci si arrende disarmati.

Essere uguali alle altre persone può essere una costrizione e produrre una sensazione di disagio. Essere fuori dagli schemi può sembra una forma d’esagerazione per la quale si viene giudicati.
Insomma ci sarà sempre qualcuno o qualcosa pronto a creare scompiglio, Proto però in questo disco dimostra la sua libertà.

Si può correre il rischio di soffrire, di rimanere delusi, ma è non è da meno il coraggio di chi si butta verso la felicità senza la consapevolezza di arrivarci nel breve tempo possibile.

INTERVISTANDO PROTO

L’indie è il genere perfetto per le canzoni del disagio?

Direi di si, è il genere che meglio si sposa con quello che ho da dire e per come lo voglio comunicare in musica, mi ha sempre molto soddisfatto questo connubio.

Qual è stato il brano di questo disco che ha avuto la genesi più folle?

Sicuramente Kebab, è nata un po’ per caso come una filastrocca ironica, volevo fare una cosa proprio fuori di testa e ho scritto una strofa e un ritornello con la chitarra. Avevo intenzione di continuarla a scrivere ma il mio produttore artistico Peppe Levanto ha detto invece che era perfetta così, e direi che aveva ragione. L’ho registrata più volte perché volevo dare a questo brano un certo tipo di intenzione, nel disco infatti potete ascoltare che all’inizio mi sono fermato in maniera abbastanza buffa e poi sono ripartito. Il modo in cui ho interrotto il brano in quella take ci ha fatto molto ridere e abbiamo deciso di tenerla così.

In amore per un artista è meglio inseguire senza avere certezze?

Non so cosa è meglio fare in amore, le certezze credo non ci siano mai quindi forse un po’ per tutti è meglio seguire ciò che dice l’istinto e vedere un po’ dove si va a finire. Forse gli artisti essendo generalmente più sensibili in tutto questo proveranno delle emozioni molto più amplificate e ci scriveranno sopra.

PH: Ufficio Stampa

L’estate sa di promesse?

L’estate sa di promesse a volte mantenute a volte no, ma sa di tante cose che ci fanno stare bene, sa di viaggi in macchina, sa di tramonti, sa di mare, sa di notti pazze e strane e, a fine agosto sa anche un po’ di nostalgia.

Che rapporto hai con il modo di vivere l’emozioni?

Tendo ad essere molto sensibile, a volte provare delle forti emozioni che siano di rabbia, di gioia o qualsiasi altro tipo di emozione spesso non mi fa pensare ad altro, mi capita anche di non riuscire a prendere sonno per questo.

PH: Ufficio Stampa

Si può stare bene stando male?

Assolutamente si, e anche viceversa, mi riconosco molto in questo stato d’animo e questo disco credo che ne sia la dimostrazione, nei brani felici non manca mai un filo di tristezza o nostalgia, e in quelli tristi non manca mai un po’ di spensieratezza o ironia.

Il romanticismo può essere ovunque, anzi è proprio questa la sua forza?

Il romanticismo quasi lo detesto nella vita vera, ma quando scrivo canzoni mi stupisco sempre di quanto io possa essere romantico. E poi sta bene su qualsiasi cosa, un po’ come la frittura.

Che caratteristiche ha il tuo posto perfetto?

Il posto perfetto è un posto specifico che si trova vicino casa mia, è una panchina circondata dagli alberi, che si trova tra l’Eurospin e l’ospedale. Ci vado spesso per ispirarmi o semplicemente per passare il tempo.

Nicolò Granone

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