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Per un’ora al posto giusto, con Giovanni ti amo

Di Sara Vaccaro

5 febbraio. Mentre fuori il tempo era freddo e la pioggia cadeva insistente, l’Arci Bellezza di Milano era pronto ad accoglierci in un’atmosfera avvolgente e confortevole. Poche persone, luci soffuse, sguardi complici: anime diverse si sono unite per condividere un’ora di pace e intima energia.

Questo è stato il concerto di Giovanni ti amo: un rifugio per proteggersi dal mondo esterno, un modo di vivere la musica nel modo più puro e bello, cantando a pieni polmoni. 

La scaletta si è mossa tra estremi emotivi opposti. I momenti acustici, più fragili e sussurrati, si alternavano all’energia intensa dei pezzi più forti: all’improvviso, l’energia cambiava. Le chitarre si facevano più dure, il ritmo più incalzante, e dal pubblico calmo e raccolto diventavamo un piccolo gruppo pronto a scatenarsi sotto il palco. Rettili, Cambiare per te, Cocktail di gamberi. Un pezzo dopo l’altro, abbiamo urlato, saltato, ballato. Eravamo in pochi, sì, ma l’intensità non è mai mancata: anzi, proprio l’intimità e la complicità tra il palco e il pubblico rendeva ogni momento più vero, più diretto. 

Tra le sorprese, una cover inaspettata di “Ti vorrei sollevare” di Elisa, una di quelle canzoni che si cantano a piena voce e con la mano sul cuore. Quella di Giovanni non è stata una semplice reinterpretazione, ma un vero e proprio momento di aggregazione, un modo di unire tutto il pubblico sotto un unico inno, tra lacrime e sorrisi. 

E poi la sorpresa: un fan fatto salire sul palco per cantare “Koka”, assieme a Rosoloroso, ospite della serata. Un gesto semplice, che ha unito definitivamente palco e pubblico, rendendoci un’unica forza ed entità. 

Il concerto si è concluso con un vero e proprio momento di pazzia: sulle note di “Mi desideri”, l’esplosione definitiva, un frangente in cui tutti, ma proprio tutti, ci siamo lasciati andare completamente. E così, le luci si sono riaccese, ci siamo ringraziati e ci siamo salutati, con la promessa di vederci poco dopo per scambiare due chiacchiere. 

In una serata di pioggia e freddo, Giovanni ti amo è stato in grado di crearsi un piccolo mondo parallelo fatto di energia, fragilità, silenzi, rumori. Un mondo in cui siamo io e te esiste eccome. E forse è proprio questo il bello: sentirsi, anche solo per un’ora, al posto giusto.

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