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Absida: “Ricerco il successo senza inganni” | Intervista

Absida è un rapper che crede nel lavoro e nel sacrificio, senza il bisogno di ostentare certi privilegi o sentirsi superiore rispetto a colleghi e ascoltatori.

Il suo progetto si muove tra trap melodica, rap atmosferico e influenze drill europee, con una forte attenzione all’atmosfera, all’identità e alla direzione visiva. Piuttosto che seguire un percorso di pubblicazione tradizionale, il lavoro è stato sviluppato con un approccio coeso e cinematografico, in cui suono e immagine si evolvono insieme.

Il nuovo singolo esprime la voglia di far successo, di cavalcare l’hype  senza la voglia d’ingannare, o cercare strade facili per raggiungerlo. “I’m Ballin” letteralmente sto facendo il botto e chi sa che questo non sia un presagio per il futuro e una carriera tutta da scoprire e costruire.

INTERVISTANDO ABSIDA

Chi è Absida?

Per chi mi scopre per la prima volta, sono un artista indipendente e un visionario. Absida è un progetto che unisce l’estetica cinematografica ed high-fashion con le sonorità scure e ipnotiche della trap moderna. Vengo dal mondo della moda e porto quella stessa cura del dettaglio e quella stessa fame visiva dentro la mia musica.

Qual è il tuo sogno più grande?

Il mio sogno più grande è posizionare la mia musica a livello internazionale, portando la mia “Vision” sui palchi più importanti del mondo e lasciando un segno indelebile nell’industria musicale. Voglio dimostrare che un artista indipendente può competere ai massimi livelli mantenendo il controllo totale della propria arte.

PH: Ufficio Stampa

Hai dei riferimenti dai quali hai preso ispirazione?

Dal punto di vista musicale e visivo mi ispiro molto all’immaginario cinematografico notturno e “neon”, dove il lusso incontra la strada. Studio i grandi del genere che sanno curare l’estetica tanto quanto il suono, ma la mia ispirazione più grande rimane la vita vera: il contrasto tra il duro lavoro quotidiano e la determinazione nel raggiungere il successo.

Qual è la wave che vuoi creare?

Voglio creare una wave cruda, impattante e totalmente priva di filtri. Una wave “Luxury Street”musica da club ad alto volume, dove il lusso più sfrenato incontra l’istinto e la foga della strada. Con pezzi come “I’M BALLIN'” porto un suono che ti travolge con bassi pesanti, sfrontatezza e immagini cinematografiche forti, quasi estreme. È energia pura per chi vuole prendersi tutto senza chiedere il permesso. 

Celebri le tue origini con la musica?

Assolutamente sì. La Sierra Leone rappresenta le mie radici, e scorre in ogni singola barra che scrivo. La ricchezza culturale e i contrasti del mio background si riflettono profondamente nel mio sound unendo la cruda realtà della strada con l’eleganza italiana, e una profonda spiritualità che onora sempre il cammino. La mia musica è il ponte definitivo tra tutti i mondi in cui vivo. 

PH: Ufficio Stampa

Gucci Suit è una canzone politica?

Non è una canzone politica nel senso tradizionale del termine, ma ha un forte messaggio sociale e di riscatto. Gucci Suit parla di ambizione, di volersi imporre in un’industria milionaria partendo da zero, con i piedi ben piantati a terra anche quando si cammina sul filo del rasoio. La politica sta nel dimostrare che il successo non appartiene solo a chi nasce con un destino già scritto.

Nel rap c’è più sfida o comunità?

C’è spazio per entrambe. La sfida è l’anima del rap: la competizione ti spinge a scrivere barre sempre più affilate e a non accontentarti mai. Ma la comunità è fondamentale quando trovi la giusta intesa artistica, come nel caso delle mie collaborazioni con Alif su Drugs & Blood. La sfida ti fa crescere da solo, la comunità ti permette di creare qualcosa di eterno.

 

Nicolò Granone

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