PH: Ufficio Stampa
Viviamo in un mondo dove il tempo chiede tempo e quasi come conseguenza l’essere umano ha fretta di trovare risposte a domande che, in fondo, non riesce neanche a comprendere davvero. Tutto può essere messo in discussione. Non è un peccato abbandonare i dogmi o provare a trovare nuove fonti d’ispirazione da quello che succede dentro e fuori di noi.
“Sano” con questo disco solista si lascia affascinare dalla magia della reale, e dalla verità che ne nasce fuori, “Opopomoz” è un’antica formula, omaggio alla tradizione napoletana, che benedice questo suo nuovo percorso umano e artistico.
Queste canzone profumano di seduzione, errore e consapevolezza che si può sempre andare oltre, evitando di rimanere cristallizzati in un processo di regole e abitudini. Crescendo la nostra attitudine alla vita muta, diventando in ogni situazione bussola per le nostre scelte. La consapevolezza del passato ci permette di guardare al futuro con l’esigenza della libertà.
Credo di sì. Non è un’attesa immobile, è più un tempo in cui impari a stare dentro alle cose senza scappare. A me ha aiutato a capire cosa valeva davvero la pena cambiare e cosa no.
Diciamo che scriverlo mi ha costretto a rimettere in discussione il modo in cui lavoravo, non solo quello che volevo dire e il disco è nato quando ho smesso di forzare le risposte.
Sulla mia identità no, forse su come venivo percepito. Più che cercare un’identità stabile ho accettato il fatto che cambia. Questo disco racconta proprio quel movimento, senza la pretesa di fissarlo una volta per tutte.
È un rischio enorme, perché ti mette davanti alle tue responsabilità. Quando sei libero non hai più scuse. Però è anche l’unico spazio in cui posso lavorare davvero in modo onesto.
Mi riconosco, ma in modo diverso rispetto a prima. È un rapporto che cambia insieme a me. A volte mi sento distante, ma resta un punto fermo emotivo. Mi riconosco in Napoli ma perché mi riconosco nella mia vita che accade lì.
Il tempo, ma non come pausa. Il fatto di potermelo prendere senza doverlo giustificare. Poter cambiare idea, anche all’ultimo, e non sentirmi in debito con nessuno. È una libertà silenziosa che spesso dimentichiamo di avere.
Sì, se quella formula diventa l’obiettivo. Io cerco di non semplificare quello che sento solo per funzionare meglio. Preferisco restare fedele al processo, anche se è meno prevedibile.
Una frase che non chiude il discorso. Per me il futuro non è una risposta ma una direzione aperta. Il disco guarda avanti senza promettere soluzioni.
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